Riflettevo sul ruolo della scuola, fatto che praticamente occupa tutta la mia giornata sia come genitore che come docente: quello che vivo come professoressa già l'ho sperimentato da studentessa o da madre, con più o meno intense sfumature certo.
I nostri ragazzi non parlano e non si parlano, comunicano con il resto del mondo con messaggi o piccoli video, si identificano in questo e quel personaggio e allora il momento del dialogo diventa una parte della lezione scolastica, magari in presenza di un esperto che li guidi nella discussione. Perché?
A casa al rientro non trovano nessuno oppure non possono fermarsi a tavola devono correre da un punto all'altro della provincia dal banco alla piscina, dal banco al pratino verde, dal banco al cesto di pallacanestro. Molti non si siedono a tavola, mangiano dai contenitori all'ultima ricreazione oppure direttamente in macchina, durante lo spostamento.
Oppure ancora pasteggiano con il cellulare come prolungamento del braccio, occhio puntato e orecchio attento al mega televisore in salotto. Chi ha comprato il diabolico dispositivo e tutto l'apparato che hanno reso il pargolo muto quasi cieco e ameba?
All'Istituto scolastico il compito di richiamare all'ordine i numeri delle assenze, strategiche o meno, scuola dell'obbligo ha ancora un valore? Qual è l'alternativa alle ore di lezione? Solitudine in cameretta, connessione veloce, serie TV a raffica sparate per ore consecutive. Libertà?
Istruzione è non essere mai più schiavi o dipendenti dal potere; bisogna però frequentare, studiare, superare le prove, ottenere un certo risultato, continuità e assiduità: perché noi genitori cerchiamo il sotterfugio, chiediamo il minor impegno possibile dei compiti, contestiamo la valutazioni, il metodo, lo schema, la mappa concettuale...?
Ansia, ansia da prestazione, ansia da registro, ansia da obiettivo mancato, ansia da confronto ed esposizione...
Sono i nostri giovani belli, eleganti, fotogenici, felici, una gioventù performante che ottiene il massimo, che si impegna per il miglior risultato per poi pubblicare tutto il nostro orgoglio di genitori appagati.
O no?