domenica 29 ottobre 2017

E si ricomincia...

 Ultima domenica di ottobre, cambio d'ora notturna, l'appuntamento è per le 8:30 e menomale, al bar sembriamo tutti un po' mummie un po' orsi.
 La maestra ci aspetta e non perde occasione di controllare già l'acconciatura delle ragazze, non va bene quasi nulla, ma la lasciamo parlare.
 E poi si va direzione Quartaccio: in una balera si devono esibire i nostri atleti per la prima volta in questa nuova stagione, agitazione mista a voglia di ricominciare e dimostrare la bravura. Come sempre, si innesca la catena di montaggio le grandi truccano le piccole, dopo essere state strigliate e colorate da Alessandra ed Emanuela. Si fanno intanto le 11:00 e si comincia finalmente, ballo dopo ballo, salto dopo salto: la scuola di ballo sfodera il meglio, dalle piccole alle over 35 ed è divertimento, ritmo, sorrisi, qualcuna si impiccia, qualche piede perde il battito, ma stanno lì in pista per puro piacere d'entusiasmo. Belli tutti e sono di parte, lo sapete, ma questa volta i nostri più caldi, calorosi e danzanti auguri vanno a Silvia e al suo meraviglioso pancione che non ha perso neanche una nota, specie dopo il momento conviviale, quando noi accompagnatrici ci gustavano il meritato menù!
 Prima uscita, grande divertimento e già domenica prossima siamo, anzi sono prenotati per una lezione "speciale" perché di imparare non si finisce mai...
 Mi scuso per la pessima qualità dell'articolo, ma ho seri problemi di connessione che impediscono di caricare immagini, link e tutto ciò che migliorerebbe la mia pessima scrittura...
 A momenti tecnologici migliori  

sabato 28 ottobre 2017

Così come mi vuoi

Allora, ragioniamo della sensazione a pelle, del sentimento sopito, del sesto senso... E tutto quel che vi viene in mente in fatto di sintonia con una persona.
 È da questa mattina che rifletto su come mi vedono gli altri, come mi pongo, come risulto e come potrebbero giudicarmi: possibile? Ci poniamo agli altri di riflesso, come loro si parano davanti a noi. Se ci sfiora l'idea di un'antipatia, saremo sulle difensive, se avremo un bel sorriso anche il nostro corpo risulterà disteso. Sempre sotto giudizio, con il pallino di raccogliere una bella figura, con l'idea di accattivarsi gli altri. Se allora temiamo l'occhio clinico dell'interlocutore, sarà la fine?
 Perché l'occupare un piatto della bilancia non è mai semplice, anche il migliore dei propositi crolla per lo scuotimento nervoso, la stanchezza, il disturbo che si respira...

mercoledì 25 ottobre 2017

ANNA E GLI ALTRI

 Quando la stupidità supera la fantasia, quando la madre degli imbecilli partorisce il meglio del peggio, quando la dobbiamo smettere di far finta di nulla: ecco in poche mosse quello che capita in questi caldi giorni di fine ottobre sui campi italiani, o meglio sugli spalti, tra le tribune, sui sedili, e sui giornali sportivi italici.
 E mi ritrovo a metter da parte il buon vecchio Giacomo - alla faccia dei programmi ministeriali e delle programmazioni appena consegnate - e via con il DIARIO che più DIARIO non si può.
 Di norma, il racconto autobiografico delle proprie emozioni si affronta in seconda, ma bando alle regole oggi si é parlato anche in terza di ciò che accade nel mondo reale, quello di fuori, quello tifoso.
 I miei alunni sono equamente divisi tra le due squadre capitoline e chiedo a loro delucidazioni in merito a cotante imprese antisemite: molti neanche sono informati, altri sminuiscono l'accaduto e lo definiscono come il più classico degli sfottó, altri ancora lo scusano perché tutto é partito dai manichini di due calciatori impiccati davanti al Colosseo - sempre meglio...
 Che dire se non leggere delle privazioni degli ebrei, della stella a sei punte, dei negozi e delle compere in ore stabilite e della morte crudele due mesi prima della liberazione del campo di concentramento?
 Quando la scuola può metterci una pezza, ma non ne sono tanto sicura: ogni ragazzo imita, ascolta, riproduce quanto vede e ascolta dal suo idolo... E i calciatori in questo sono seguiti da folle oceaniche, idoli che guadagnano al giorno quanto nessun operaio mai in vita sua, macchine e belle ragazze.
 Lo sport, la sportività, la sincerità, la fatica, il confronto...? Poco o niente, quando in campo entra un calciatore di colore, che poi percepisce uno stipendio da capogiro rispetto agli imbecilli che lo deridono, ma contenti loro... Così questa volta un gruppo di intelligenti ha pensato bene di coinvolgere in beceri giochetti di superiorità un'anima pura, vittima dell'olocausto, simbolo della cattiveria e della disumanità umane.
 Io, nel mio piccolissimo, ho letto, spiegato, ricordato: quanto ne é rimasto? Mah.
 La solo idea che tra i volenterosi artisti decoupage ci sia un tredicenne mi fa inorridire, accapponare la pelle, invece di stare in cameretta a studiare la Storia, a leggere e a documentarsi... Pensiamo al modo di offendere e sporcare la memoria di sacrifici umani.

domenica 22 ottobre 2017

L'ANTICHISSIMA CITTÁ

 Domenica piovigginosa, cielo plumbeo che minaccia rovesci sulla nostra gita, ma non ci arrendiamo e partiamo lo stesso, quando si è deciso si è deciso.
 Meta é una cittadina vicina, che promette colori e profumi d'autunno, niente di meglio per godere dei gialli e degli arancioni di ottobre, meraviglia percorrere la strada di collina tra i boschi autunnali: non conosciamo bene Sutri, strada di passaggio ma mai approdo delle nostre passeggiate domenicali. L'idea e di godersi la festa, mangiare qualcosa per strada e poi ritornare alla base in tempo per ultimare le tristi incombenze domestiche.
 Purtroppo il tempo non ci assiste, piove e le bancarelle sono impacchettate, i più temerari hanno esposto, ma la merce é poca; anche le decorazioni floreali soffrono, ci dobbiamo accontentare di passeggiare per vicoli e piazzette deliziosi. Un unico venditore lascia degli assaggini che attirano turisti affamati come cavallette: nocciole in tutte le salse, tostate, naturali, pralinate... Entriamo anche nello studio/galleria di un'attrice che vanta nobili natali artistici e la ammiriamo al lavoro, mentre riproduca un Cristo.
 Poi la decisione più amata dalla famiglia, si va in trattoria, al caldo così ci asciughiamo, nettiamo le mani e non abbiamo che l'imbarazzo della scelta: locali di ogni tipo, alla portata di ogni tasca, si vede che la città é abituata ad ospitare, ad accogliere... Le indicazioni per i musei, i cartelli esplicativi davanti ad ogni minima chiesa sono in almeno due lingue, ma ne ho trovato uno anche in arabo...
 Scegliamo una trattoria che si affaccia sulla piazzetta principale, anonima all'esterno, ma accogliente e calda all'interno, ci pensa un caminetto, che é una chicca, legna accatastata a destra: quando pensi ai lunghi pomeriggi invernali coccolosi.
 Abbiamo mangiato non bene, di più: primi e carne alla brace, una gioia per il piccoletto e non solo, da consigliare assolutamente anche per il servizio.
 Unica nota veramente stonata la presenza tra le bancarelle di troppe zucche della festa anglosassone: ma come di fa dico io a confondere, a macchiare la festa per i sapori della nostra terra con pipistrelli e scheletri, ma che cosa ci stanno a fare lì questi oggettini, decorazioni, chincaglierie di pura plastica, deturpano l'ambiente agricolo, l'autenticità autoctona e su questo non transigo, già che non sopporto l'esterofilia estrema...
 Giro per il borgo vecchio, di tufo, una bella scarpinata interessante.

http://www.visitbracciano.it/eventi/esposizione/fiori-frutti-dautunno-terra-sutrina-2017-sutri/












sabato 21 ottobre 2017

LA FAMIGLIA SPORTIVA

 Niente di meglio per scaricare delusioni e fregature di sabato pomeriggio che una bella partita di pallacanestro, nella palestra del paesello.
 Il piccoletto è un famoso cestista in famiglia, vorremmo che continuasse sulla strada di questo sport e dimenticasse il prato verde, quindi quando è arrivato l'invito dell'allenatore a portare il nostro tifo a supporto della squadra ufficiale, abbiamo colto la palla al balzo, per infondergli la giusta passione rotonda...
 Eccoci schierati sulle tribune, allora, che si riempiono pian piano di atleti amatori, famiglie, amichetti, giovanotti piú o meno sdruciti, estimatori tutti della squadra di casa, i più accaniti indossano il felpone verde, colore sociale che li contraddistingue.
 Non pretendete nulla di tecnico, che oltre al fatto di dover centrare il canestro, non so dirvi molto altro, comunque neri/locali contro verdi/ospiti, un bel duello: corrono che é una meraviglia, si cappottano anche l'uno sull'altro, e meno male che nei passaggi di palla riescono sempre a intercettare tutto, altrimenti gli spettatori... Ah, mi hanno sorpreso proprio un paio di signore che in modo poco femminile, diciamo rude hanno apostrofato l'arbitro che ci dava le spalle... Giudizio non cosí  imparziale, impeccabile e delicato, peró sono gusti.
 Bravi tutti, contenti noi che abbiamo portato avanti quella poca di ginnastica per la cervicale: collo spostato da destra a sinistra e ritorno in meno di due secondi, ma niente di piú non me lo chiedete.
 E anche la pallacanestro esiste, un bello sport, maschio come si dice per sottolineare agonismo e scontro fisico: in un paio di occasioni i giocatori non si stricavano, come fili di gomitoli di lana, si dibattevano a terra polpaccio a polpaccio...
 Poi dici i piccoli, quando litigano e si accapigliano... Per la cronaca hanno vinto gli altri, nonostante i nostri applausi e qualche piccola forma di disturbo uditivo quando erano ai tiri liberi, niente quando dici la sfortuna!
 Ciao Daniele, alla prossima occasione.



venerdì 20 ottobre 2017

E NON MI ABITUO...

 Scusate lo sfogo notturno... di un pastore errante dell'Asia, diceva Giacomo mio.
 Niente, non riesco proprio ad abituarmi a certe regole social, lo sapete quanto sia antiquata io, per certi versi giurassica direi.

 Ma insomma, se una persona, che abita nel mio stesso paesello, ma non conosco personalmente, mi chiede la famosa amicizia, gliela concedo con piacere, che mi costa? Anzi mi onora, se pensa che io possa essere simpatica, di compagnia o comunque interessante... Poi la incontro viso a viso, faccia a faccia, corpo a corpo, da mamma a mamma sulle scale della scuola e non mi cag@, ma perché?

 Sto qui caruccia caruccia, scrivo le mie solite fregnaccette - come ben le definisce la mia dolce metà - e non do fastidio a nessuno... E niente, mi cercano, dopo secoli di mutismo, di silenzio e di snobbamento, però all'occorrenza quando servo, quando è consigliata, urgente, desiderata, agognata la mia presenza, mi si cerca, mi si vezzeggia...

 E vogliamo parlare di chi ti chiede l'amicizia e poi te la toglie senza apparente motivo? Un giorno avevi tutti i suoi post a ingombrare la pagina, con tutte le foto in tutte le posizioni della primavera/estate, poi il nulla, il silenzio e peggio l'allontanamento...

  Pure i pollici dati un tanto al chilo non mi intrigano, anzi mi angosciano, uno scambio sembra di favori o qualcosa del genere, tu a me io a te, altrimenti niente; sempre che qualcuna delle tue amicizie non si dimentichi di cliccare...

 Ho qualche problema con chi digita troppo e conclude poco, chi mi chiede tanto e poi sparisce, perché poi mi vengono le turbe psichiche e penso di aver detto o fatto qualcosa di male, che possa aver offeso il prossimo... Mandatemi un segno, non lasciatemi nel buio dell'ignoranza...

 Ci sono bene altri problemi nella vita reale, dove veramente bisogna combattere e non arrendersi, non sulla tua pagina, comodamente seduta in poltrona o alla sedia del tavolo in sala a raccontare di appassionanti amori, crudeli amicizie e maialino al forno...

 Perdonatemi, se potete, ma questa sera mi gira così, ce l'ho con le cattive abitudini social... E domani è un altro giorno.

giovedì 19 ottobre 2017

AMORE FORZATO

 In classe abbiamo letto e commentato uno dei miti più conosciuti e riprodotti della storia, la metamorfosi della povera Dafne: dolce fanciulla libera dei boschi insidiata e inseguita da Apollo fino allo sfinimento, salvata dalla benevolenza degli dei con la trasformazione in alloro - o lauro che dir si voglia.
 Ecco, selvaggi misogini questi Greci, quelle povere fanciulle sotto le grinfie degli dei, a cui poco potevano opporsi, mortali indifese loro; culla della filosofia, della democrazia e dell'Arte, la Grecia però annienta la donna, la riduce al silenzio e all'anonimato, tanto che in letteratura si studia di Saffo e tra i migliori personaggi si ricorda Elena di Troia, per la sua rara bellezza.
 Non parliamo di Pandora.
 Non sembra sia cambiato poi tanto in duemilacinquecento anni di storia: le donne ancora devono dimostrare il loro valore e le loro capacità, magari morbide, accondiscendenti, per non rischiare la vita. Però non accetto l'attuale modo di denuncia postuma, a distanza di lustri, di presunte violenze consumate in camerini di grandi personaggi: magari le pulzelle non avevano ben calcolato le richieste, ma perbacco i loro genitori, i parenti tutti? Mai accettare la violenza, mai; ma ritornarci a fine carriera... Quante grandi attrici hanno purtroppo iniziato sotto l'ala non proprio casta e pura di registi colossali? Quante sono scese a compromessi con i grandi nomi del cinema e della televisione? Perché indossare la maschera del perbenismo, dello scandalo e del nonlosapevo?
 Confesso che non é stato semplice il discorso con i bambini, giovanissimi e non maliziosi: per loro ancora netto il Bene e il Male, l'Amore e l'Odio, come raccontargli del femminicidio? Orribile neologismo che vorrei cancellare, non esiste proprio, basta e avanza il termine omicidio.
 Uccidere per amore non può essere compreso.
 Parallelismo più leggero e lieve: in amicizia, c'è chi si dispera per entrare nelle grazie di qualcuno che, invece, proprio non ne vuol sapere di quella compagnia; perché ci struggiamo nell'eterno ed inutile inseguimento di chi non ci vuole e invece snobbiamo chi ci adora?


ASCOLTA IL MIO CUORE

 E allora è successo, ho una cattedra tutta mia fino alla fine dell'anno scolastico, esami compresi, e mi sento bene! Motivata, determinata a dimostrare che valgo qualcosa, con mille idee da portare avanti, così che riesco anche a creare una certa confusione e panico generalizzato tra quei poveri studenti che mi vedono entrare in classe con una sporta di libri, di ogni genere, anche non attinenti alla materia prevista quel giorno.
 Capita, capita quando strada facendo sorgono problemi, dubbi, qualche piccola cattiveria da parte dei ragazzi e, come sempre, dei loro genitori perché - voi lo sapete bene come la penso - la colpa é sempre di noi genitori che esercitiamo la patria potestà sugli adorabili pargoli indifesi e sonnacchiosi fino al raggiungimento dell'età adulta, ergo per tutti gli anni delle superiori...

 Isolamento? Succede.
 Pregiudizio? Ci sta.
 Anoressia? Lampante.
 Scarso amor proprio? Inevitabile.
 Amore e sesso? Iniziamo sempre prima, ahimè!

 Ecco perché adoro insegnare italiano: un continuo scambio di idee, letture, opinioni, pagine adatte a metter a proprio agio i giovanotti atletici, le carine, le sfigate, gli indecisi, i timidi, il bullo, la secchiona e il belloccio. Esercito da tre settimane e già abbiamo preso di petto San Francesco e la sua rinuncia a tutti i beni familiari a favore dell'Amore della Natura - voi che fareste? Il cacciatore di aquiloni, che mi ha rubato il cuore dell'Amicizia; Foscolo mio - che proprio non si riesce a digerire, figuriamoci ad imparare a memoria; Bianca Pitzorno e "Ascolta il mio cuore" - come ho fatto a vivere senza? E i miti, ce ne dimentichiamo? Meravigliosi, da Eco a Persefone; favole e fiabe che è una bellezza...
 Chissà se sarò in grado? Mi assillano mille dubbi, il programma mi rode il fegato, le scadenze mi martellano il cuore, la grammatica è oramai all'ossigeno abbandonata dalle H e dalle doppie, che sono fuggite in cerca di estimatori...
 Spesso penso di non essere all'altezza, di qualificarmi come apprendista insegnante, sull'orlo di essere smascherata come incapace a sostenere il patrio idioma e pensare che manca ancora tanto al padre Dante; Virgilio mio guidami tu!

lunedì 16 ottobre 2017

HANNO PRESO IL VOLO...

 Grandi loro questa notte, alle 2:00 emozionati e felici, ultime raccomandazioni, qualche abbraccio impacciato e poi sul pullman, destinazione aeroporto, volo per Cipro.
 Quando ero piccola, ricordo delle cartine tutte grigie sulla destra, c'era scritto URSS, a sinistra EUROPA, mondo colorato, qualche foto sui libri e poco più: molti emigrati per lavoro in Germania, niente inglese, pochi viaggi in famiglia, vacanze in campagna, semplice e limitato, nel senso letterale del termine. Europa, un nome poco più che fittizio, lingua comune il dialetto, poi le canzoni della disco nei vari locali, non tanto oltre.
 Mia sorella ha intrapreso lo studio delle lingue al liceo, poi é passata all'università e ha compiuto il salto qualitativo, il viaggio studio all'estero, Erasmus di sei mesi, che lenti ma inesorabili si sono trasformati in vita stabile, autonoma spagnola.
 Ora tocca ai ragazzi delle medie del nostro Istituto Comprensivo, Erasmus Plus, scambi culturali, soggiorni e intercultura: tutto un mondo nuovo, l'Europa a portata di cellulare, basta il traduttore ben usato, loro che comunicano con un video, si presentano e scambiano informazioni.
 Imparano a conoscere il mondo, a viaggiare senza genitori, responsabili del loro bagaglio e degli effetti personali; studio, conoscenza e confronto con chi ha la loro età, modi di vivere diversi, ma tutti giovani figli dell'Europa.
 Ospitati in famiglia, immersi e accolti in un  nuovo nucleo con usanze e regole magari opposte per un'intera settimana, circondati da mare e spiaggia, baciati dal sole, come giovani alberi dalle radici ben piantate a terra, saldi nelle loro tradizioni nazionali, ma aperti al nuovo, con i rami alti verso le nuvole, pronti a toccare il cielo, a spiccare il volo.
 Buona vita, belli de casa!

domenica 15 ottobre 2017

LABORATORIO DEL PANE

 Non ne perdiamo uno.
 Questa mattina al Castello, quello che svetta appena si é in odore di paesello, un laboratorio per tutti coloro che amano impastare, sporcarsi con la farina, imparare qualcosa di nuovo, che avevo un poco travisato associando la parola laboratorio ai pargoli. Infatti avevo pensato subito a loro piccoli, un modo per intrattenerli con fantasia e "fatica", quando abbiamo scoperto che era aperto anche agli adulti: tutti armati di contenitore con tappo, da riempire con l'impasto del corso.
 In tanti ad ascoltare Marina, la paziente signora, che spiegava il tipo di farina da usare, la quantità di acqua e sale, il modo di piegare e ripiegare la pasta, partendo dalla sua pasta madre.
 Il segreto sta tutto lì, non far morire i poveri batteri che lavorano e mangiano per riprodursi e permettere un'ottima levitazione naturale al nostro impasto, una volta cotto sicuramente più gustoso e comunque diverso da quanto compriamo nei supermercati.
 Una lezione buona, di circa un'ora, per arrivare alla pagnottella da tenere in serbo a lungo e ammorbidire prima di cuocere nel forno di casa e da consumare fredda dopo diverse ore dalla cottura, per cogliere al meglio l'aroma.
 Naturalmente pargoli strafelici, soprattutto dell'omaggio di un pezzo di pasta madre da torturare a casa, nel lungo e laborioso tentativo di produrre ottimo pane casalingo da portare a scuola farcito da affettati.
 Intanto abbiamo cotto i due pani per domani così si fa!




FINITA È...

 Dunque, forse non ve ne sarete neanche accorti, ma quest'anno per la Festa delle feste non ho scritto nulla se non qualche riflessione spadaccina.

 Ho pensato a queste poche righe, perdonatemi l'esternazione, ma è solo il mio piccolo miserrimo pensiero.

 Sono cresciuta al Pisciarello, vivo in zona Castagni, all'ombra della chiesina più specialissima del paesello
e non me ne vergogno;
 tifo per quel Rione che non vince premi per l'atletismo, ma per la conoscenza storica, il gusto culinario e la scelta delle stoffe
e non me ne vergogno;
 da piccola ho partecipato al corteo storico, in seconda linea, poi niente sono sempre rimasta lungo il percorso a guardare, applaudire inorgoglita i miei compaesani
e non me ne vergogno;
 pago il biglietto da spettatrice, applaudo il più forte possibile ogni esibizione, nella speranza di impressionare i miei pargoli con un po' di obiettività e amor profano
e non me ne vergogno;
 vado poco a mangiare e bere nelle taverne, assaggio di tutto, giudico e valuto pagando come al ristorante
e non me ne vergogno.

 Ognuno è libero di agire, giocare, sbandierare, colpire, correre, cavalcare, sfilare, indossare, esporre, parlare come crede, nel rispetto INFINITO degli altri, tutti gli altri senza insulti più o meno velati.

 Ad ognuno il suo sogno, ad ognuno il suo eroe in calzamaglia.
 Manca questo sì una certa dose di rispetto per l'altrui bravura, mancano i complimenti copiosi come gli sfottó, manca un po' di umiltà nel riconoscere il valore degli altri avversari.

 Credo che chiusura mentale lasci poco allo sviluppo e al miglioramento di situazioni, luoghi e soprattutto persone: che si dia il giusto spazio a tutti, che si riconosca la bontà anche in chi ci sta di fianco, di lato, davanti e perché no, dietro!

 Di siepe conosco solo quella di Leopardi, al di qua vedo solo il meglio che il mio paesello possa organizzare ed offrire, anche se qualche aggiustamento andrà studiato.

sabato 14 ottobre 2017

INCONTRO FLOREALE

 Pomeriggio trascorso nella quiete del Bosco Didattico: in compagnia di persone positive e cordiali sotto lo sguardo attento e il sorriso aperto di Alessia Taurchini abbiamo composto un centrotavola vegetale, un impegno creativo e colorato, ottimo per rilassarsi dopo una settimana ingarbugliata e ansiosa.
 La mia principessa ha preso volentieri parte ai lavori, lei che é la stilista di casa, quella dalla mille idee da confusione totale e massacrante.
 Come in famiglia, intorno ad un tavolo, fiori coltivati e tutto l'occorrente pratico fornito dall'insegnante: spugna, tenaglie, forbici, carta trasparente, fili di metallo e poi la natura dai ramoscelli alle foglie, dalle bacche alle nespole, dalle castagne ai ricci, grazie ad Azzurra e Gianfranco sempre impeccabili padroni di casa.
 Intanto una ragazza veramente brava e paziente si dedicava all'intreccio di liane e rami per realizzare una grande foglia stilizzata, a mio modesto parere in un perfetto e piacevole stile liberty naturale.
 Si comincia dal bagnare la spugna, sagomarla, fasciarla di cellophane per poi cominciare a perimetrare la forma, dopo un'attenta scelta di colori e poi via via si scelgono elementi, altezza, spessore, volumetrie coordinate secondo i colori stagionali, altrimenti che simbiosi sarebbe!
 Donne e natura, connubio perfetto.
 Gli incontri proseguiranno anche domenica 15, secondo altri materiali, altri accostamenti e nuove idee, ma sempre indottrinati da Alessia.
https://www.facebook.com/events/1444302002330332/?acontext=%7B%22action_history%22%3A%22[%7B%5C%22surface%5C%22%3A%5C%22page%5C%22%2C%5C%22mechanism%5C%22%3A%5C%22page_upcoming_events_card%5C%22%2C%5C%22extra_data%5C%22%3A[]%7D]%22%2C%22has_source%22%3Atrue%7D






LA STORIA IN 3D

 Questo in foto é tutto ciò che resta della serata appena trascorsa in compagnia di amiche a zonzo per il paesello, in cerca di cibo! Detta cosi, chissà che pensate: era la sera della cena, del convivium, biglietto unico per il giro delle quattro taverne in ordine, scortati dalle ragazze volontarie, prima lo spettacolo poi l'assaggio di piatti tipici, storici in accordo con l'epoca dello sviluppo rionale.
 Si é mangiato veramente bene in un paio di occasioni, in altre un poco meno, i vegani mi punirebbero se dicessi che ho mangiato il capriolo? Ma anche delle zuppe di legumi meravigliose e qualcosa di simile a torte salate, ma tutto molto più elaborato, speziato, condito, gustoso!
 Si sta bene immersi nell'atmosfera carica di torce, nelle ombre della notte, tra gli ammalati o alla corte del signore che festeggia la nascita dell'erede. Non tutte le taverne ci hanno offerto un pieghevole illustrativo né ci hanno descritto la scena in cui eravamo catapultati; posate e piatti rigorosamente di plastica, tranne che all'ombra dell'orologio dove abbiamo usato cucchiai di legno e piatti di coccio.
 Mi spiace - e non sono di parte - ma la ricostruzione storica del rione San Giorgio non teme rivali, non é battuta dalle altre che per quanto ricche o valide non possono competere con la cura maniacale con cui a Montecavallo si realizza tutto, dalla torcia ai piatti di pane, dai teli dei lebbrosi al copricapo delle guardie: una vera gioia per gli occhi e per il cuore storico.
 Per quanto riguarda il cibo, i rioni sanno sempre come stupire chi é in coda, ma la tortina e lo spiedino dolce del Santo, mmmmm!
 Consigliato a tutti, specie a chi sta sempre a dieta o é di gusti difficili: si mangia bene e tanto; da portare anche i pargoli solo per vedere la paglia a terra, le caprette o la posizione dei sofferenti.
 Bello, semplicemente questo, da provare di persona per apprezzare.
 Per chiudere un discorso aperto in piazza passata la mezzanotte, l'Hortus conclusus ha un suo perché, una sua origine geometrica ben delineata.

venerdì 13 ottobre 2017

PREMIAZIONE

 Oggi pomeriggio presso la sala consiliare nel paese dove insegno: premiazione dei lavori migliori riguardanti la festa dei nonni, una manifestazione commovente, nel senso letterale del termine. Colpa dei nonni, naturalmente, delle persone anziane più sensibili, specie se di mezzo ci sono anche i loro adorati nipoti. Premiazione ufficiale con il sindaco, l'assessore e i due commissari della giuria.
 Grande partecipazione di pubblico, emozione dei piccoli e orgoglio degli insegnanti: anche i miei alunni hanno ottenuto ottimi risultati, ne sono estremamente fiera; disegni, componimenti, lettera, didascalie, descrizioni ogni tipologia di lavoro, per accaparrarsi il premio, la menzione e la stretta di mano delle autorità.
Che soddisfazione anche per chi insegna: si legge, si spiega, si interpreta, si commenta, si elabora e alla fine si vince! Bello.
 In prima abbiamo letto dei brani tratti dal libro "La nonna sul melo", in seconda é toccato a "Cuore" con il racconto mensile del maestro Perboni "Sangue romagnolo", nel leggerlo mi si strozza sempre la voce, si rompe il ritmo. Per la terza si é proseguito con il lavoro individuale che avevano in mente da soli, grandi loro.
 Un diploma a ricordo della giornata, un piccolo impegno per un grande risultato, per ringraziare i nonni che sono sempre presenti e disponibili, colonna portante della vita familiare, gli unici su cui si possa fare sempre affidamento e a cui ci si può rivolgere per diverse specializzazioni: dal cuoco, alla bambinaia, dal conducente all'insegnate privata, dama di compagnia, guaritore, indovino, compagno di giochi e fido confidente, in una parola unici.




mercoledì 11 ottobre 2017

LA TUA STELLA

 E ancora una volta il mio paesello paga un tributo, una giovane vita spezzata, troppo giovane.
 Uno di quei casi che ti lasciano l'amaro in bocca, il dubbio dell'esistenza del Signore in testa e il buio nel cuore; il buon Dio ha colto di nuovo la rosa più bella del suo giardino, un uomo che si affacciava appena alla vita, già carico di esperienze forti, pesanti, ingiuste. Quando capitano questi fatti - qui ci si conosce tutti - inizi a pensare, forse riesci un poco anche a riflettere e umanamente ti chiedi il motivo: ci si interroga sullo scopo di tanto atroce fine, come se potessimo spiegare il come e il perché, come se potessimo con la nostra limitata ragione umana trovare le giuste parole, una motivazione razionale a un dolore inumano, a quella meta che tutto quieta, tutto cheta.
 Esiste un destino per ognuno di noi, sta scritto nelle stelle? Dolore, gioie, amore, sofferenza hanno un contratto in precedenza firmato con l'uomo?
Quando poi lo strappo riguarda una persona buona, per bene, che ha raccolto sulle spalle molti pesi e negli occhi grandi pensieri, niente ha senso, nulla di fatale, eroico, da commentare, non se lo meritava... Chi si merita di morire prima di aver assaporato la vita?
 Mia cugina afferma che ad ognuno spetta un compito: ogni persona ha la sua "missione" terrena, corporea da sbrigare per poi tornare alla casa del Padre, da dove continuerà ad assistere e vegliare sui cari, sulle persone che ha conosciuto in vita.
 Questo dice, le voglio credere.
 Razionalmente non ho altre parole né di conforto né di scampo.

Seconda stella a destra, questo è il cammino
E poi dritto fino al mattino...

martedì 10 ottobre 2017

TI FAI UNA CULTURA

 Questo pomeriggio abbiamo trascorso circa novanta minuti in una gremita sala di attesa di ambulatorio, colpa del dottore in netto ritardo: tanto penare per pochi istanti di visita specialistica, pagata in modo petaloso, ma quello é un altro triste discorso.

 Comunque, dicevo, aspettando aspettando mi sono sfogliata tutte le riviste in bella mostra sul basso tavolino al centro della stanza: pagine patinate, colori sgargianti, corpi statuari, tutti giovani, questo in sintesi ciò che mi si é parato davanti.
 Il bell'attore maturo con la giovanissima compagna che amorevole spinge la loro pupa sull'altalena, teneri! E poi lo scivolo, bimbetta birichina! E vogliamo parlare del completo di lei, degli accessori e del trucco? Perfetti.
 La presentatrice televisiva, che ogni giorno ci causa dosi massicce di acquolina in gola con i piatti serviti caldi caldi durante la trasmissione, ammette candidamente di non cucinare a casa propria, perché ha una tata che pensa a tutto, ma prima di assumerla le ha fatto seguire un corso di cucina.
 E l'altra maltrattata dall'ennesimo fidanzato sbagliato, dispiaciuta, smagrita, con l'unica consolazione dei figli ormai grandi, stelline, che la supportano in ogni scelta e la adorano.
 Poi i reali, immancabili, con tutte le spiegazioni dei cappellini, il taglio dei capelli, le spille al petto, la veletta, la scuola esclusiva del figlioletto, il primo giorno di scuola, difficile per l'erede.
 Si continua con quella attempata - sulla carta d'identità - ma in splendida forma in un completo nero strizzato, scarpe aperte, dettaglio unghie rosse appena fatte, borsa enorme, in giro per Milano con il nuovo amore più giovane certo e palestrato che la consola portandola a spasso con il bolide nero, per qualche spesuccia.
 Per finire l'ex giocatore, non il Capitano, nudo come mamma lo ha fatto, depilato abbronzato scultoreo affascinante enigmatico e così via con altri aggettivi di tal fatta, che tu pensi al tuo unico amore difettato ma per te bello comunque che tra qualche minuto si dissanguerà per pagare una consulenza "senza ricevuta che le faccio lo sconto..."
 Com'è umano lei!

RENDIAMOCENE CONTO...

 Signore, ti ringrazio, perché

nonostante il ciclo ogni ventotto giorni per più di trentacinque anni,
nonostante quaranta settimane di gestazione, a volta,
nonostante le doglie, il parto cesareo, lo sforzo,
nonostante un lavoro fuori casa, il lavoro domestico e gli extra familiari,
nonostante i panni da cercare per casa, lavare, stendere, stirare, riporre,
nonostante il cucinare per tutti, il pulire, il rattoppare,
nonostante il primo dentino, vomito diarrea, placche e vaccini dei pargoli,
nonostante il servizio taxi, bus navetta, consultorio, le confessioni, i chiarimenti, le male risposte,
nonostante la depilazione, la ceretta, la manicure, la pedicure e la tinta,
nonostante le consolazioni, i colloqui con i professori, i compleanni e i gruppi whatsapp,
nonostante i compiti, gli sport, il parco, la parrocchia e il corso di inglese,
nonostante le processioni, il corteo storico, i carri, le manifestazioni pro o contro,
nonostante il conto, la spesa, gli introiti, le uscite, la conta e la lista di ciò che manca...

 Non mi hai fatto nascere uomo, Maschio Alfa, che può essere colpito, abbattuto e costretto a letto da una temibile febbre a 38* C.

 Grazie Signore per avermi scelto come donna.

sabato 7 ottobre 2017

PRIMA O POI

Sabato sera, articolo filosofico, immancabile, come il cacio sui maccheroni, come il caffè a fine pasto, come il cappuccino al mattino per affrontare una lunga giornata...
 Ma voi vi fermate mai un attimo a pensare se siete contenti della vostra vita? Se da bambini ragionando e scrivendo temi sul futuro, immaginavate poi gli adulti che siete diventati, gli studi che avete affrontato e soprattutto le scelte lavorative che avete seguito?

 Questi sono temi tipici del sabato sera, quando la vita familiare si ferma, quando la massima aspirazione è infilare il pigiama e godere di una buona cioccolata calda a fine settimana: i bimbi sono ancora piccoli e teneri pulcini davanti alla tele, figuriamoci quando tutti spiccheranno il volo e ci si ritrova a sonnecchiare per aspettare il loro rientro, ad annusare l'aria per capire cosa hanno fumato e o bevuto. Capita.
 Parlo a chi è in attesa del riscatto, a chi non si è esibito in prima fila, a chi è rimasto nelle retrovie, a chi gioca in ruoli scomodi, mai impressionanti o avvolgenti; parlo a chi è assillato da ma e se, a chi riflette cento volte prima di rispondere e poi ancora è confuso; parlo a chi si è visto superare dai figli di..., a chi era messo in disparte, all'ultimo della fila e a chi sedeva all'ultimo banco; parlo a chi si vedeva brutta, brufolosa, storta; a chi non era invitata a ballare alle feste, a chi era snobbata dal bello del gruppo; parlo a chi si è sentito inadeguato, a chi ha sempre sperato in un riscatto, ai figli orgogliosi del lavoro del padre, a chi è nato sotto una buona stella forse poco luminosa...
 Prima o poi arriverà anche il tuo momento di gloria, sicuro!

CONFERENZA TRIDIMENSIONALE

 Ottimo incontro quello di oggi pomeriggio presso Palazzo Chigi Albani: al primo piano c'era Elisabetta Gnignera a relazionare di un argomento quanto mai interessante e oltremodo azzeccato di questi tempi al paesello: acconciature e moda femminili nel Trecento e Quattrocento nel Centro Italia, in special modo nel Viterbese.
 Una certezza la competenza della relatrice, sempre pacata, semplice e chiara nell'esposizione di particolari dell'abbigliamento, della bellezza, di usi e costumi muliebri in un mondo e in un periodo storico a dir poco misogino: la scelta dei colori delle stoffe per cominciare, ma anche le acconciature diverse a seconda dell'età e del ruolo sociale, dalle vergine alle monache, dalle regine alla Madre di Dio. Ogni opera d'arte, affresco, scultura o miniatura che sia, parla dell'epoca che l'ha prodotta, delle idee e della concezione maschile della donna, non ultima la figura di Giovanna D'Arco ma anche le buffone di corte. Come vestivano le balie e le schiave di colore che ogni nobildonna doveva necessariamente avere per essere alla moda con l'uso lanciato dal Papa? Niente é scontato, ogni particolare va analizzato e comparato con altre fonti, perché di scritto esiste veramente poco in questo campo, rispetto all'importanza che ha assunto lo studio della moda ai giorni nostri.
 E poi erano presenti anche quattro figuranti, di cui la Gnignera ha illustrato gli abiti, gli accessori e le fattezze, spiegando ad esempio il perché della differenza di lunghezza dei veli.
 Illuminante e alla moda!