giovedì 12 febbraio 2026

SINAPSI, DIPENDENZE ED EMOZIONI: LA NOSTRA SCUOLA

  Non di sole discipline vive la scuola, oggi anche di emozioni forti. Testimonianze vere, ascoltate dalle protagoniste dirette: la dottoressa Caterina Carosi, psicoterapeuta, e due ragazze ospiti della Comunità Incontro di don Gelmini di Amelia.

 La conferenza si è tenuta in sala Cicuti, in sede centrale: incontro che ha coinvolto i ragazzi delle quattro terze di Istituto e appunto le tre relatrici, senza fogli e senza una scaletta, a braccio e lacrime.

 Una prima parte ha visto protagonista la dottoressa che ha illustrato con parole semplici e l'aiuto di tre studenti le conseguenze dell'utilizzo di sostanze stupefacenti, anche "deboli" e sottovalutate: il legame tra amici che si spezza, l'intrusione della sostanza nel rapporto e il buco che si crea e si allarga sempre più, fino alla distruzione della persona, degli affetti, dei contatti sociali.

 Il cervello umano, lo sviluppo delle tre parti, dal livello base al razionale passando per le emozioni: maschi e femmine hanno tempi di maturazione diversi, ma la fase peggiore e più difficile riguarda la scoperta e la curiosità, il vuoto che si sente, il disagio della crescita, l'inadeguatezza del corpo e delle pulsioni.

 Quando poi hanno cominciato a testimoniare Ilaria e Antonietta il silenzio è calato sulla platea: visi puntati, respiro leggero e occhi lucidi, perché due donne si sono messe a nudo, hanno raccontato in pochi minuti la discesa della loro vita nell'inferno della dipendenza. Famiglia, genitori, quotidianità, amici, primi amori, scuole superiori: il percorso non è molto distante da quello normale, ma qualcosa si è intrufolato facendo leva sulle debolezze e ha scompigliato per sempre le loro esistenze. Sono persone che hanno accettato di entrare in comunità, hanno capito l'importanza del supporto di esperti per riprendersi, ritornare a vivere, riabbracciare famigliari e amici.

 Grazie a chi ha organizzato, a chi ha permesso questa esperienza sul campo, che abbiamo vissuto con la giusta concentrazione e le giuste emozioni.



martedì 10 febbraio 2026

COME SEVERUS PITON, O QUASI

  Per il gruppo di lettura di Vignanello sono alle prese con Harry Potter uno, La pietra filosofale. Mi sono addentrata in un mondo per me nuovo, sconosciuto che presto tornerà tale, perché non mi ha preso moltissimo, ecco.

 Comunque leggendo di buona lena, sono arrivata al pezzo in cui i ragazzi del primo anno partecipano alla prima lezione di Pozioni del professor Piton e ho avuto un'illuminazione. Sì, un'illuminazione circa il discorso di Piton, che riporto in questo articolo modificando giusto qualcosina per adattarlo alla mia situazione di lettere, in una scuola lontana, ai margini della Provincia, ma comunque magica.

 " Siete qui per imparare le delicata scienza e l'arte esatta della poesia" cominciò. Le sue parole erano poco più di un sussurro, ma ai ragazzi non ne sfuggiva una: come la professoressa McGonagall, Piton aveva il dono di mantenere senza sforzo il silenzio in classe. "Poiché qui non si agita insulsamente la penna, molti di voi stenteranno a credere che si tratti di scrittura. Non mi aspetto che comprendiate a fondo la bellezza del vocabolario che si sfoglia con fare lento, con i suoi sinonimi scintillanti, il delicato potere degli endecasillabi, che si insinuano nel cuore umano, stregando la mente, irretendo i sensi. Io posso insegnarvi a imbottigliare la fama, distillare la gloria, addirittura mettere un freno alla morte corporale ...sempre che non siate una manica di teste di legno, come in genere sono tutti gli allievi con cui ho a che fare".

Pag 141.

 Più o meno così, fantasy

venerdì 6 febbraio 2026

PRIMO INCONTRO, DI STILE

 Corso al completo, otto signore e Gaia la formatrice, per cominciare ad ascoltarsi: giro di esperienze per delinearci al volo. Cerchio di sedie arancioni, lista di affermazioni/sentenze che possano suscitarci emozioni, riflessioni o interpretazioni: si pesca il bastoncino e il colore appaiato decide la coppia. Io sto con Adalgisa: scegliamo la stessa frase, ma ci focalizziamo su parti diverse, a lei il "che puoi farci" a me il "lamenti".

 Si discute di ruolo nel lanciare i giudizi moralistici: non solo la scelta delle parole, la comunicazione verbale, ma anche il tono, la postura, lo sguardo, per poi considerare avverbi e connettivi utilizzati per sminuire una persona o l'avversario.

 E noi, nella vita reale, come rispondiamo?

 Errori a profusione, a cominciare da ricatti, paragoni e pretese. Almeno su quelli siamo preparati.

 Gaia focalizza il ragionamento sulle strategie di sopravvivenza, la costruzione di un dialogo ascolto e la necessità di gioire dei piccoli traguardi piuttosto che rimpiangere gli obiettivi mancati o sminuire lo sforzo impresso.

 Si parte da un caso concreto, come un collega che ci mette in difficoltà, la cui presenza appanna il nostro volere, gli atteggiamenti ci intimidiscono e ci sforziamo di trascorrere meno tempo possibile in sua compagnia: quali parole scegliere per limitare la forza di questa persona, quali movimenti per tenerla a distanza ma soprattutto comunicare il danno che ci arreca e il desiderio di sentirci liberi, non oppressi.

 Ho capito che il mondo ci appare per come lo guardiamo e le parole che utilizziamo ce lo dipingono. Lezione prima, ho due settimane di pratica da mettere in campo.


lunedì 2 febbraio 2026

SIAMO RIMASTE IN POCHE

 E con questo articolo vorrei ringraziare tutti ma proprio tutti coloro che mi hanno scritto, contattata in privato, telefonato e recensito sulla pagina social dopo aver letto l'ultimo articolo sul "mio disagio manzoniano", per giunta in tempi di scrutinio.

 Allora tra i rimedi più gettonati, in classifica troviamo la sempreverde crema di nocciola che non risolve ma aiuta, poi le passeggiate, il silenzio, una pizza e vari caffè tra colleghe/amiche, ma anche l'iscrizione in palestra. Ecco, mi piace questa consorteria femminile, questo supporto che non ti permette di cadere o meglio si cade ma ci si rialza.

 E come dice la mia viceCapa, non vale la pena soffrire, ma siamo consapevoli di essere noi docenti di lettere l'ultimo baluardo della consecutio temporum, la roccaforte dei connettivi, il filo spinato della frase complessa, l'argine alla semplificazione dilagante, il punto e virgola del discorso diretto libero.

 E lo spettro che si aggira ancora tra la biblioteca e le aule. Non mi arrendo, non voglio essere breve e concisa, voglio discorrere e confrontarmi, cercare sinonimi elaborati e inusitati, riempire i polmoni di endecasillabi e ascoltare declamare a memoria un'ode. È forse chiedere L'Infinito, oh luna...?

 Sipario.

domenica 1 febbraio 2026

FATTE 'NA DOMANDA E DATTE 'NA RISPOSTA

  Ecco, nel titolo già espressa la doxa, il comune sentire, l'opinione più diffusa, la risposta più gettonata alla desolazione che ti piglia quando la correzione non è andata come speravi.

 Compiti verifica tema elaborati: arriva il momento della "verità", il giorno e l'ora prestabiliti per la restituzione delle tue forze profuse per spiegare esplicare illuminare e... Ti accorgi che la classe stenta, è in affanno, non raggiunge in modo compatto e insindacabile la tanto agognata sufficienza, in alcuni casi neanche la si sfiora.

 Ho affrontato Manzoni, in particolare con grande impegno I Promessi Sposi con tanto di lettura ad alta voce in modalità comoda, forse anche troppo, sarà stato quello. Analisi lessicale, schemi, un poco alla volta per lunghe settimane e per la giornata contro la violenza sulle donne addirittura lezione incentrata sulla Monaca di Monza, la scelta forzata, e poi i video e gli spezzoni degli sceneggiati, con Alberto Sordi ma anche quello più vecchio e fedele al testo, in bianco e nero...

 Niente.

 Credo di aver rimarcato la differenza tra bravi e monatti, tra don Abbondio e don Rodrigo, mannaggia a don che confonde, il matrimonio a sorpresa con interpretazione quasi teatrale. E poi?

 Due classi due verifiche differenti, rielaborazione ed argomento a piacere, testo argomentativo sull'importanza della letteratura manzoniana, citazioni estrapolate e...tante difficoltà.

 È sempre colpa dell'insegnante, della spiegazione macchinosa, dell'argomento noioso, della letteratura antiquata, dell'ora di lezione all'alba, della confusione mnemonica o qualcun altro può assumersi le proprie responsabilità, ammettendo qualche mancanza o superficialità? Chiedo, dal momento che siamo a fine quadrimestre e ho chiuso le valutazioni sul registro elettronico, in passivo.

giovedì 29 gennaio 2026

QUELLA NECESSARIA RIMPATRIATA

 Hanno organizzato un aperitivo.

I miei ex alunni zerosette, quelli che ho conosciuto in seconda media nel settembre 2019 e li ho portati agli esami tra dad mascherine chiusure e colloqui.

 Quando mi ha contattata Aurora per l'appuntamento non ho avuto dubbi: sì, dove e quando a scelta loro perché avevo proprio bisogno di calore studentesco.

 Aurora, Matteo, Giulia, Francesco, Antonia, Angelica e Federico: chi ha già preso la patente, chi già ha scelto un percorso lavorativo, chi si interessa alla psiche chi all'arte, chi non ha dubbi universitari, chi sta pensando ai concorsi, chi ha firmato un contratto, chi prepara la maturità, chi è fidanzato, chi è solo, chi si allena a calcio, chi suona con grande passione... Li adoro tutti, belli, cresciuti, maturi, sorridenti e sognatori.

 Sono questi i gesti che ripagano dell'impegno, del lavoro e dei mille dubbi che sempre mi hanno assalito: preparare bene i miei ragazzi al salto superiore, non traumatizzarli a vita, trasmettere loro amore per la lettura... E quando mi raccontano che le loro professoresse di italiano sono brave, provare un pizzico di gelosia, come gli innamorati.

 C'è il tempo per chiedere di fratelli, sorelle, familiari, nipotini, una goccia di pettegolezzo non guasta mai su chi sta facendo cosa ed ha fatto perdere le proprie tracce, sui miglioramenti e sui peggioramenti generazionali, sui ricordi in Salvo.

 Hanno voluto offrire loro, come i grandi.

 Mi hanno riempito di gioia e ricaricato perché ultimamente sono in affanno, assalita da perplessità di ogni genere social, morale e lavorativo.

 Grazie ragazzi, siete meravigliosi.

venerdì 23 gennaio 2026

COMUNICAZIONE GAIA

  E il venerdì pomeriggio quando proprio è terminato ogni impegno lavorativo ci dedichiamo a noi stesse, ad ascoltarci, a parlaci: nuovo corso, se così posso definirlo, in un'aula della sede centrale di Istituto, sempre a Civita sto.

 Un ciclo di dieci incontri a settimane alterne da febbraio a giugno, oggi il puntozero, quello introduttivo esplicativo informativo iniziale per presentarci e stabilire calendario e altri riferimenti.

 Gaia è la nostra formatrice e sette siamo le corsiste, per il momento sappiamo nomi e poco altro, perché in due minuti calcolati abbiamo rivelato qualcosa di noi come primo approccio. Conosco solo la mia dolce collega e vice Adalgisa e la DS, che per l'occasione posso chiamare Simona, ma non riesco.

 Poi ci siamo divise in coppie da intervista, dopo aver pescato un bastoncino colorato da appaiare: proprio con il Capo dovevo incontrami? Scherzo, sono stati piacevoli i dieci minuti di intervista doppia... Poi condivisi con le altre per approfondire la personalità di chi ci sta accanto.

 Comunicazione efficace, ascolto, non violenza, nutrimento dell'essere, interiorizzare, attenzione diretta, ma anche silenzio e rispetto dei propri tempi personali.

 Sì comincia a fare sul serio tra due settimane, abbiamo gli argomenti selezionati e la bibliografia da consultare.

 Bene, perché di miglioramento c'è sempre bisogno come di nuovi stimoli esperienze esperimenti conoscenze "amicizie".