Secondo incontro di Comunicazione non violenta, Gaia, gentile. Al nostro cerchio di sedie arancioni si è aggiunta Gisella, siamo così nove donne sull'orlo di una crisi di convinzioni: basta giudizi, basta facili bisogni, basta strategie. Detta così sembra semplice, ma voi ci avete mai provato a pensarvi in certi valori? Non come la Ferragni eh, proprio guardandovi dentro e sentendo il disagio di pancia o di cuore, per poi chiedervi a quale reazione appellarvi.
Le due ore di incontro spezzate da una dolce pausa ai profumi e sapori d'antica memoria, scorrono veloci tra una riflessione personale e una confessione lavorativa, un aspetto di colpa e il senso di appartenenza. Chiedersi cosa siamo obbligati a fare, ciò che l'esterno ci impone e come noi reagiamo nel nostro errare. Partono parole grosse come violenza, intransigenza, demerito e pianta raddrizzata secondo una visione condivisa di educazione, mondo bipartito e visione duale: sempre più complesso questo dialogo!
Cominciamo intanto con l'assunzione di responsabilità, e con l'espressione del bisogno di e non del bisogno che: questione di strategia che non ripaga perché si entra in conflitto.
Silenzio, calma, ascolto: ci ritagliamo questo spazio nella nostra corsa quotidiana ogni due settimane, tralasciando i giudizi, la punizione, il controllo, l'obbligo e i doveri imposti. E leggete il capitolo cinque.
Come sempre la teoria è chiara e Gaia - abbastanza - per la pratica mi riservo la facoltà di sbagliare nell'utilizzo di termini morbidi, localizzazione del disagio e valorizzazione del focus.
Se mi conosceste bene sapreste che...vi abbraccio forte.









