domenica 31 gennaio 2016

QUANDO I PROFESSORI ESCONO DALL'AULA

 ...Te li ritrovi di domenica pomeriggio in un centro commerciale a dimostrare la loro bravura e quella di baldi giovani, la forza e le capacità dell'Istituto, nell'intento di pubblicizzare al meglio il prodotto-scuola, per orientare e convincere i quattordicenni a iscriversi.
 Non ci piace passare il pomeriggio domenicale chiusi, serrati, accaldati, ma abbiamo fatto uno strappo alla regola in onore della nostra amica, nonché insegnante di chimica e una delle menti pensanti dell'esposizione.
 Tanto impegno, serietà e qualche alunno di buona volontà pronto a sacrificare il fine settimana per la nobile causa dell'orientamento.
 I giochi erano semplici ma molto d'effetto, hanno ipnotizzato l'attenzione dei giovani spettatori e quella dei loro accompagnatori: il semaforo chimico e il fantasma che spegne le candele, direi i più riusciti e interessanti, ma anche la fecola di patate non scherzava...
 Messa così la scuola superiore è proprio una roba seria, bravi i professori che ancora ci credono e tanto di cappello al loro impegno.







DALL'ASCOLTO DELLA PAROLA ALLA MIA REALTA'

 Articolo a sfondo religioso, tanto per essere chiari.

Sto attraversando un periodo molto ricco di impegni, che naturalmente mi gratificano, mi fanno sentire importante, ma allo stesso tempo assorbono le mie forze, le mie energie e gran parte della mia forza creativa, chiamiamola così, allora arrivo a fine giornata stracca, ma felice molto felice sul piano emotivo e su quello economico.
 Però è tanto difficile lavorare in un ambiente che mette a dura prova le tue idee, le tue convinzioni, il tuo modo di operare.
 La Parola di questa mattina mi ha profondamente toccato, proprio come se parlasse della mia situazione e della mia vita; di seguito le parti più importanti per la mia situazione, quelle frasi che mi hanno dato da pensare:

àlzati e di’ loro tutto ciò che ti ordinerò;
non spaventarti di fronte a loro,

Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno,
perché io sono con te per salvarti».

La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.

nessun profeta è bene accetto nella sua patria. 

 Domani mattina mi recherò sul posto di lavoro con un'altra forza, con un altro spirito, con altre buone ma battagliere intenzioni e parlerò al mio distratto uditorio con voce diversa.
 Invece per quanto riguarda tutto il resto, cioè i miei poveri impegni culturali, "chi mi ama, mi segua".
Paolo Veronese (Paolo Caliari, 1528, Verona - 1588, Venezia), “Gesù fra i dottori nel tempio”,1558, Olio su Tela, 236 x 430 cm, Museo del Prado, Madrid



QUANDO CADI DALLE NUVOLE...

 Sai che esiste, sai che se ne fa uso tra la popolazione giovanile, ma non avresti mai creduto possibile ritrovarti un giorno qualsiasi, in una mattinata di tranquillo lavoro, faccia a faccia, muso a muso, naso a gamba con un bel cane nero antidroga, in mezzo ad un folto e variegato gruppo di uomini in divisa, seri e preparati, nervi saldi e buone intenzioni, impegno da svolgere nel migliore dei modi.
 Ciò che sconvolge non è naturalmente il fatto in sé, che ci sta tutto, necessario, doveroso, ma la triste realtà del trovare quello che si cerca, pochi sporadici casi, ma purtroppo evidenti, giornalieri, quotidiani, sotto gli occhi degli altri, accettato in modo quasi ineluttabile, non si dovrebbe fare, ma si fa, tutti conoscono gli effetti collaterali, velenosi ma si accettano, ci si può convivere.
 Che serva da lezione, si spera.
 Poi ti informano di altre ragazzate, stupidaggini che i grandi invece potrebbero prendere sul serio, anzi prendono sul serio: si ritrovano con la vita incasinata, denunciata e non se ne rendono conto; perché i giovani sono fatti così, agiscono per spavalderia, non riflettendo sulle conseguenze anche serie a cui vanno incontro, se non nel momento in cui vengono convocati i genitori, che devono rispondere della condotta del figlio scapestrato.
 Scenate, lacrime, promesse e il giorno dopo tutti al solito posto, come se nulla fosse successo.

Esaù respinto da Isacco è un affresco (300x300 cm) attribuito al Maestro di Isacco (forse il giovane Giotto?), databile al 1291-1295 circa e situato nella fascia superiore della parete destra della Basilica superiore di Assisi.


AMICIZIA TOSSICA

 Questa è la definizione di un rapporto distorto tra amiche, fornita da mia sorella.
 Ha la capacità, lei che abita lontano da tutti, di vedere la realtà in modo diverso, distaccato, neutrale, giudica da quel che le viene detto e da quello che legge...
 Se un'amica ti cerca solo nei momenti di depressione, bisognosa di sfogarsi e di essere consolata poi, una volta raggiunto lo scopo, ti dimentica e passa oltre, sei coinvolta in un rapporto tossico, che ti avvelena il sangue, ti lascia il malumore e non ti soddisfa, a detta sua.
 Che controbattere? Non lo so, non ci voglio neanche pensare.
 Preferisco considerare i funghi tossici, l'acqua all'arsenico tossica, l'amianto tossico, ma una persona proprio no!
 Naturalmente esiste anche la cura: lasciare l'amica dannosa un poco in disparte, allentare il rapporto per ritrovare il giusto equilibrio, circondarsi di persone positive, sorridenti, propositive e attive, che dimostrino affetto e intenzioni più che buone per migliorare il futuro, senza piangersi addosso.
 Ha ragione, senza dubbio, occorre che segua il suo consiglio, anche perché non vuole più sentire i miei soliti lamenti, meglio cambiare argomento telefonico.

Arianna dona il gomitolo di filo a Teseo, opera di Pelagio Palagi, 1814




sabato 30 gennaio 2016

OGNI SERA, LA STESSA STORIA...

 Quando sono stanca, quando mi pesano le pupille, quando sbadiglio il doppio del sopportabile, quando ho un forte mal di testa, mi ripropongo sempre di andare a letto presto, coricarmi e dormire al calduccio del piumone, coccolata...
 Invece poi la notte, quando i pargoli dormono, quando il silenzio si impadronisce delle stanze domestiche, quando è tornato a regnare un po' di ordine, ma sempre prima della pulizia dei pavimenti, mi siedo, apro il mio portatile e scorro le pagine di FB, sbircio un poco cosa hanno condiviso le persone che stimo, magari scambio anche qualche parere via chat e poi produco.
 Scrivo, cancello, riscrivo a volte; altre invece, se ho avuto modo e tempo di pensarci durante il giorno, digito di getto, al volo e condivido. Mi porta via qualche minuto prezioso la scelta delle immagini, perché mi piace abbinare quella giusta, più adatta alle parole e ai concetti che esprimo.
 Sono solo parole, come canta Noemi, per alcuni futili stupidaggini, vanesie elucubrazioni, cartastraccia, per altri spiritosaggini, un passatempo o anche un momento di riflessione, per me un impegno che adoro, come un altro lavoro e questo è ciò che conta.
 A domani, notte amici lettori.

 Il bambino Gesù dorme sulla croce con un teschio sotto il braccio,
seconda metà del Seicento
Esteban Murillo, Galleries and Museum Trust, Sheffield

venerdì 29 gennaio 2016

NON CI POSSO CREDERE!

Articolo spiritoso, sempre e solo per sorridere un po', non prendetemi troppo sul serio...


 Ebbene sì, ci son riuscita, sono soddisfazioni queste, non un lavoro serio e retribuito, l'amore coniugale, l'affetto familiare, la pulizia domestica, no no!
 Questa mattina quando sono salita sulla bilancia e ho letto il risultato non credevo ai miei occhietti cisposi, li ho strofinati, ho trattenuto il respiro, che soddisfazione!
 Sapevo che ce l'avrei fatta, ero sicura della mia forza di volontà, cene intere striminzite e insipide, bibitoni di tisane al finocchio, rinunce dolci e salate di ogni tipo, esercizio ginnico appena possibile et voilà sono dimagrita di un kg!
 Non chiedetemi come ho fatto, sono segreti puri questi, di chi sa il fatto suo, mica notizie da lasciare in giro...
 Vabbè, non c'entra nulla il dietologo o il nutrizionista, odio avere gli appuntamenti fissati con certi individui che vogliono sapere tutto di te e ti controllano, ti pesano, ti misurano, temo di non essere costante e vittoriosa, soprattutto.
 Ho rinunciato a tanto, la strada è ancora lunga, il mio corpo sta cambiando, ma quel kg mi offre la giusta spinta emotiva a proseguire, per altri due mesi di lotta.
 Però continuate ad invitarci alle vostre feste, ci piace tanto...il buffet!


Amore e Psiche è un gruppo scultoreo realizzato da Antonio Canova tra il 1788 e il 1793, esposto al Museo del Louvre a Parigi. Ne esiste una seconda versione (1800-1803) conservata all'Ermitage di San Pietroburgo in cui i due personaggi sono raffigurati in piedi e una terza (1796-1800), sempre esposta al Louvre, in cui la coppia è stante.



TIRALO FUORI, FALLO VEDERE

 Non ci crederete, ma anch'io ne ho uno, lo tengo chiuso, al buio, non lo vede mai nessuno, perché ne faccio quotidianamente a meno.
 Colpa mia, lo so, mi prendono anche in giro per questo; averne uno a portata di mano e non utilizzarlo, ma come, dove e quando?
Certe volte ci penso, lo sogno e lo accarezzo, perché è bello, unico, solo mio, ma poi lo lascio in disparte e guardo da un'altra parte, sono una che pretende la comodità: sono sportiva, ginnica, desidero la praticità per muovermi bene.
 L'ho tanto voluto e cercato; mia madre, santa donna, mi ha accontentato, sempre al meglio perché è la migliore, precisa, metodica, meticolosa, lo ha creato dal nulla, lo ha modellato sul mio corpo, perfetto, ed io neanche lo degno di uno sguardo.
 Passa il tempo, passano i mesi, la classe è la classe, mica si scherza su questi argomenti: è di nuovo carnevale, è tempo di travestimenti, posso anche lasciarmi andare un poco al ballo, al divertimento, alla compagnia dei miei amati coetanei, così finalmente indosserò di nuovo l'abituccio nero con le frange, confezionato su misura dalla mia sarta personale.


Picasso, Giovane buffone e piccolo arlecchino, 1905



giovedì 28 gennaio 2016

E VOCAZIONE SIA

 Questa sera ho incontrato, in un luogo informale e amichevole, le altre relatrici della conferenza di presentazione del libro di poesie di una nostra compaesana. Si studia la tattica e si mette a punto la scaletta, che ogni volta subisce variazioni, causa il sopraggiungere di tante nuove ed importanti idee.
 C'è grande fermento, molta preoccupazione, però lentamente ci stiamo aprendo, in senso culturale naturalmente: per capire cosa spinga una persona a scrivere, a mostrare le proprie sensazioni e i pensieri più intimi.
 La nostra amica poetessa afferma che ormai non può più farne a meno, la spinta emotiva, è talmente forte che è irrinunciabile per lei comporre, scrivere, produrre versi che siano intimi, dettati dal momento o dalle sensazioni, non importa.
 Il comporre nasce dall'interno, non si studia a tavolino, non ci si arrovella la testa, emerge per necessità.
 Una necessità che sento anch'io e poi la condivisione; ecco allora il tema di fondo del mio intervento: il bisogno di comunicare, il messaggio che sia universale o personale, è vitale l'esternare quel bisogno, come una vocazione a cui non si può negare forza e importanza, la voce che ti chiama e a cui si deve rispondere, per forza.

Cosa ne pensate voi, lettori, di questo tema della comunicazione scritta?
 Comporre un libro, pubblicarlo è cosa buona e giusta?
 Viviamo di immagini e di parole via etere, cerchiamo immagini e il campo, siamo protagonisti dell'apparire, ha senso la comunicazione scritta, intima, personale declamata al mondo?

collocazione: Duomo Castelfranco Veneto 
denominazione: Il Tempo e la Fama 
materiale e tecnica: affresco 
stato di conservazione: mediocre 
autore: Paolo Caliari (Veronese) 
cronologia: 1551 




mercoledì 27 gennaio 2016

CHE DIRITTO HO?

 Questa sera mi sento un po' così strana, preoccupata, troppe scadenze da rispettare, appuntamenti a cui non mi sento pronta, preparata, che mi spaventano e quindi mi inibiscono l'azione scrittoria, non riesco a pensare ad altro... Eppure non dovrebbe essere difficile.
 Poi apro FB e trovo una foto sconvolgente, per me mamma: la sofferenza è vicina, la lotta quotidiana è storia, la malattia si può affrontare serenamente, anche con il sorriso, anzi specialmente con il sorriso. Allora mi chiedo di cosa mai mi debba lamentare, il lavoro è impegnativo, ma importante, tutto il resto è la mia vita.
 Avrei voluto scrivere un articolo burlesco, di quelli col doppio senso, ma mi è passata la voglia, andata l'ispirazione, perché mi sento sciocchina e ingrata rispetto a chi ha problemi seri e gravosi da affrontare.
 Posso io ridere e strizzare l'occhio alle stupidaggini, quando nel mondo si ricorda lo sterminio?
 Posso scrivere spiritosaggini, quando c'è chi condivide la foto di un letto d'ospedale?
 Questa sera no, non lo trovo giusto, domani forse.
 In fondo, scrivo sempre d'impulso, sfruttando le sensazioni che provo e che gli altri suscitano in me, questa sera allora è così, punto.

Guernica è il titolo di un dipinto di Pablo Picasso, realizzato per ottemperare alla commissione fattagli dal governo repubblicano-comunista di un'opera pittorica che si riferisse enfaticamente al bombardamento aereo dell'omonima città basca durante la guerra civile spagnola - il 26 aprile 1937.
 Una donna che urla di dolore con in braccia il figlioletto morto.
 Ricorda le rappresentazioni della Pietà con la Madonna che tiene in grembo Cristo appena deposto dalla croce. L’immagine è piuttosto forte grazie sopratutto al collo e alla testa che si allungano verso il cielo, non si capisce se in un’invocazione o in un’imprecazione verso un nemico che non si vede direttamente ma si percepisce.


GIUDIZIO ESTETICO O ETICO?

 Non so se capita anche a voi, ma spesso il mio parere su una persona è inquinato da quel che penso di lei, dal mio giudizio etico nei suoi confronti, non riesco in pratica ad essere profondamente e serenamente imparziale.
 Mi spiego meglio.
 I nostri genitori, i fratelli e/o le sorelle, ma in generale tutti coloro che ci sono vicini e amici, non subiranno mai un verdetto negativo da parte nostra, tendiamo a vederli "con altri occhi" e se qualcuno provasse a offenderli verrebbe severamente redarguito.
 Queste povere considerazioni nascono, come sempre, dal mio quotidiano e nello specifico mi è stato chiesto cosa pensassi di una donna: il paese è piccolo, si conoscono più o meno vizi e virtù di tutti, purtroppo le mie parole non sono state affettuose.
 Con gli estranei non mi lascio ingannare dalla bellezza fisica, in questo caso ha vinto la rettitudine morale sulla beltà femminile e ho criticato lo splendore non seguito da buone azioni, anzi proprio macchiato da fatti e fattacci.
 Comare inguaribile io.

La Fantesca che porge una lettera è un dipinto a olio su tela (90,2x78,7 cm) di Jan Vermeer, databile al 1667circa e conservato nella Frick Collection di New York.


martedì 26 gennaio 2016

NON SO COSA SCRIVERE

 Sono in crisi, esistenziale, profonda, nera, non so cosa scrivere, non so come riempire questa pagina bianca, vuota come la mia testa. Sarà l'orario, sarà la stanchezza, saranno le corse, saranno gli impegni di lavoro - e menomale che ho tanti impegni in questo periodo.

 Vi siete mai chiesti cosa avreste voluto saper scrivere?
  "se io fossi capace scriverei il cielo in una stanza..."

 Spesso me lo sono chiesto e me lo chiedo, perché è il mio "mestiere" correggere testi, analizzarli ed estrapolare il messaggio sotteso.
 Sto ancora pensando al mio primo libro-romanzo-raccolta di filastrocche, ma forse dovrei pensare di darmi alla politica, anche in quel campo si inventano tante storie...
 Comunicare non è parlare, e anche se si parla non è detto che si venga ascoltati, anzi.
 Scrivere è ancora più difficile, a molti non piace impegnarsi, restare concentrati e rinunciare al gioco all'aria aperta, ad una passeggiata o al programma televisivo per rimanere fermo seduto a sfogliare un libro.
 Quando sarò abbastanza brava e una buona comunicatrice, magari mi arrangerò nella scrittura, troverò la forza e il coraggio di agire e rendere pubblici i miei folti, vaporosi, troppi pensieri, che ora riempiono le pagine web del blog più scrauso che voi conosciate!

Grazie per l'attenzione e se siete arrivati fino a questo punto, significa che non sono poi una scribacchina tanto malvagia...

-Cliocolei che rende celebri, era l'ispiratrice della storia e veniva rappresentata con un rotolo di carta in mano.


NOLI ME TANGERE

 Scusate il prestito alto/cristiano per un argomento basso/miserello, quale l'incontro con un'amica di vecchia data, che non mi ha sconvolto più di tanto, o almeno mi ha sconvolto quel poco che basta per ispirarmi un articolo.

 Dopo anni ho rivisto una coppia di amici, con i quali era fortemente legata; ho scambiato con loro molte battute sul tempo che passa e travolge la bellezza femminile, ma migliora quella maschile, poi abbiamo affrontato tanti piccoli temi, nel più tranquillo dei modi, come se non fosse mai successo nulla, come se non avessero rinnegato il nostro rapporto senza lasciarmi uno straccio di spiegazione. Però ho capito, dopo tante lacrime: non mi interessano più, non mi piacciono più, ho avuto l'enorme fortuna di sostituirli con persone meravigliose, altruiste e buone. Loro sono semplici conoscenze ormai, con cui colloquiare del famoso più e meno, senza impegno, senza scendere nel particolare, senza scossoni.
 Capita, e anche spesso, quando si è giovani di affezionarsi a persone "sbagliate", non proprio in linea con il nostro carattere, la nostra indole, i nostri gusti, l'importante è accorgersi dell'errore e rimediare finché si è in tempo.
 L'amicizia è un valore, un tesoro a cui ho sempre dato moltissima importanza, forse perché per tanti anni sono rimasta figlia unica o perché mi hanno educata in questo modo, non saprei dirlo.

Noli me tangere è una famosa locuzione latina che significa "non mi toccare", attribuita a Gesù, che l'avrebbe rivolta a Maria Maddalena subito dopo la resurrezione; la circostanza è dedotta nel Vangelo secondo Giovanni 20, 17.

La Resurrezione e Noli me tangere è un affresco (200x185 cm) di Giotto, databile al 1303-1305 circa e facente parte del ciclo della Cappella degli Scrovegni a Padova.


lunedì 25 gennaio 2016

MA 'NDO VAI SE L'INGLESE NON LO SAI?

 Posso riassumere così, con queste poche parole del titolo la situazione attuale di chi, come la sottoscritta, non conosce altro se non la lingua madre (non prendo qui in considerazione il magnifico latino e l'impareggiabile greco antico).
 Perché giovane studentessa ho studiato francese e in seguito, pur avendo tentato qualcosa, non ho mai più colmato questa enorme lacuna.
 Oggi pomeriggio il dirigente scolastico ha riunito i genitori dei bambini delle elementari in aula magna per presentare un corso di lingua madre con finale certificazione, che comprovi le abilità raggiunte per gradi e livelli; mi è sembrata cosa buona e giusta. Poi è scattata la riflessione: abbiamo ascoltato una signora spagnola che in un timido italiano ci ha illustrato il corso di inglese, piccolo il mondo, abbiamo l'Europa a portata di mano. Vero.
 Mia sorella- madrelingua italiana certo - dà ripetizioni di inglese ad amiche spagnole, siamo sempre lì, bisogna saper parlare bene gli idiomi europei per avere altre possibilità di impegni lavorativi!
 Corretto, però sono un'insegnante di lettere e giuro la conoscenza della nostra lingua nazionale non è completa, anzi, muore ogni giorno qualche parola che cade in disuso, per non considerare il congiuntivo che vive attaccato al respiratore artificiale.
 Impariamo l'inglese, giusto, spiccichiamo parola, giusto, reggiamo una conversazione, giusto, ma prima leggiamo e studiamo la lingua del padre Dante e del grande Manzoni.

Sandro Botticelli (1445-1510), Ritratto di Dante, tempera, 1495, Collezione privata. 



LAVORI ESTREMI

 Breve considerazione sulle difficoltà che si incontrano in ogni ambito lavorativo, nello specifico insegnare negli istituti professionali.

 Non ci si annoia mai, non c'è mai un attimo di stasi o di silenzio: un borbottio continuo e persistente che tende ad aumentare se per caso smetti di parlare tu, in un breve intimo momento di riflessione.  Estrema difficoltà nel parlare, spiegare, illustrare argomenti a persone che vorrebbero essere da tutt'altra parte, che ti guardano ma non vogliono afferrare il fulcro del discorso, che certo non li riguarda.
 I ragazzi pensano che portare il materiale scolastico sia un opzione, lo considerano un accessorio dello zaino: qualche penna forse, un quaderno per tutte la materie affini, quantomeno uno per le materie di uno stesso insegnante e poco altro.
 E' sempre il momento giusto per mangiare, spilluzzicare qualsiasi cibo commestibile e croccante, ma anche bere è importante e se non si è provvisti di bottiglietta d'acqua propria ci si può sempre alzare per uscire e acquistare al distributore.
 Anche lo scambio di battute, schiaffetti, notizie è necessario: ad ogni cambio d'ora ci si riversa nel corridoio a richiamare l'attenzione degli altri anche con versi simili a barriti.
 E i compiti: che devono essere svolti tutti quelli assegnati per casa? No, si possono copiare all'occorrenza, o anche lasciarli da parte.
 Sono, tutti gli studenti, come un vulcano prima dell'eruzione: devono e vogliono sempre intervenire e lasciare una considerazione, un pensiero, una difesa del compagno "pizzicato".
 Tutti gli insegnanti dovrebbero passare qualche anno in una delle scuole "difficili" e farsi le ossa, almeno ci si divertirebbe un poco, solo a sentire certe domande e peggio certe risposte.

Il giuramento degli Orazi è un dipinto (330x425 cm) realizzato nel 1784 dal pittore Jacques-Louis David, conservato nel Musée du Louvre di Parigi.







domenica 24 gennaio 2016

C'E' ANCORA CHI SI EMOZIONA

 Siamo tornati da poco da una festa di compleanno, partecipiamo spesso a questi avvenimenti, ci piace stare in compagnia dei nostri amichetti, in più tutti i piccoli invitati si sono presentati in maschera, cosa chiedere di meglio?
 Il momento più toccante dell'evento è stato l'apertura dei regali, che di solito annoia un po' se si protrae troppo; oggi invece si respirava aria di attesa e di mistero, fino a quando non è stata svelata una bicicletta. La festeggiata ha iniziato a tremare, contenta, zampettante, non sapeva chi abbracciare e si copriva bocca e occhi con le manine, gioia coinvolgente e infantile, nel senso migliore del termine.
 Anche in altra occasione, il piccolo festeggiato quando ha scartato una scatola di costruzione/mattoncini ci ha regalato un magnifico sorriso e ha chiamato il padre mostrando raggiante il suo trofeo, in cerca di complicità da parte del suo compagno di giochi.

 Cosa buona e giusta, ancora ci sono bambini che si emozionano e sprizzano gioia da tutti i pori quando ricevono giochi adatti alla loro età, per stare all'aria aperta, per cadere e sbucciarsi le ginocchia, da condividere, nell'unione che fa la forza e nella felicità di creare, distruggere e rimontare. Per la tecnologia c'è sempre tempo, non bruciamo le tappe.

Tiberio Titi(Firenze 1573-1627)
Ritratto dei cinque figli maschi di Virginio Orsini e Paola Peretti Damasceni.
1597
Olio su tela, cm. 148x113 

I nomi riportati nel dipinto: Carlo, il neonato sulla sinistra, sul gallone del cuscino; per Cosimo e Ferdinando, sul giromanica dell'ungherina rossa, veste tipica della prima infanzia; per Paolo e Alessandro, sulle cinture dell'abito bianco.
Il più piccolo è ancora in culla ma avvolto da lenzuolini e copertine finemente ricamati in fili d’oro e al polso ha un braccialetto probabilmente di corallo. I due fratelli più grandi invece hanno delle lunghe vesti chiamate “ungherine” aperte sul davanti; sono una specie di grembiuli che avevano delle alette sulle spalle sia per un fattore estetico, sia per permettere alle balie di reggere i bambini o di tenerli a freno. I più grandi potevano vestire abiti da adulti: casacche e calzoni di seta ricamati in oro, merletti al collo e ai pulsi e gioielli che fungono da bottoni, poi, non ultimo uno spadino in vita.







UNA DOMENICA (NON) PARTICOLARE

 E' una domenica di pieno inverno, l'aria è frizzantina, piacevole, clima primaverile, un sole caldo che avvolge casa, tiepido calore domestico; ore 8:30 tutti svegli, vigili, pronti, affamati, ma non dovevamo dormire fino a tardi?
 Il mucchio selvaggio di panni intirizziti, ciancicati da stirare mi guarda fiducioso, riuscirò in giornata ad alleviare il peso dalla povera sedia, che è sparita sotto l'informe equipaggiamento.
 Quei timidi raggi di sole investono per primi la cucina poi il bagno: a luce radente è sempre più evidente quello strato sottile ma persistente di polvere e pelucchi, compagno di vita dei servizi.
 In ogni dove si propaga la luce, le tenebre soccombono all'alzarsi delle serrande: riprende la vita, piano piano si rimettono in moto muscoli, i vetri delle ampie finestre della sala chiedono giustizia: a varie altezze manate e schizzi di pioggia, terriccio negli incavi degli infissi, una sfida che prima o poi dovrò raccogliere.
 E poi c'è il pranzo da preparare, semplice, leggero, perché nel pomeriggio saremo impegnati in una festa di compleanno mascherata, non rinunceremo mica al ricco buffet? Bisogna pur dare soddisfazione a chi prepara il tutto nell'attesa di piccoli, dolci amichetti affamati - e delle loro mamme!
 Quando si dice casa dolce casa.

 Per questo articolo ho scelto uno dei quadri che preferisco in assoluto, del mio preferito, non me ne vogliate se mischio sacro e profano, guardate solo come Caravaggio interpreta la luce.
Vocazione di san Matteo è un dipinto realizzato tra il 1599 ed il 1600 dal pittore italiano Michelangelo Merisi detto Caravaggio, ispirato all'episodio raccontato in Matteo. Si trova nella Cappella Contarelli, nella chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma.

QUANDO PARLANO LE DONNE...

 Si sta lavorando da tempo all'evento; l'avvenimento merita tempo, spazio, buona organizzazione, sincronia e musica, niente sarà lasciato al caso, si radunano forze paesane e importanti talenti.
 Manca ancora un po', ma intanto ci si riunisce, si parla, ci si confronta sui temi, sulle sensazioni, sul fulcro del discorso, come catturare l'attenzione, come coinvolgere l'uditorio, come tener desta l'attenzione di chi accorrerà.
 Cosa potrò dire di tanto interessante? Si formulano ipotesi, si stende una prima scaletta di interventi, si può anche cambiare idea e apportare modifiche, dettate dalle sensazioni, dall'emotività e dalle convinzioni ataviche. Mi piace questo lavorio, questo ribollire di sensazioni, di sicuro accentrerò la mia attenzione sul desiderio di comunicare, di condividere e di aprirsi al mondo: libertà di parola, di espressione poetica, in prosa, via web, nuove professioni e vecchi doni dello Spirito.
 Aprirsi ai compaesani, parlare di emozioni e sensazioni poetiche non sarà facile, anzi si preannuncia alquanto difficile l'impatto emotivo con chi si incontra quotidianamente per strada, negli uffici, nei locali, ma è una sfida, in senso buono e ottimistico, una vera contesa contro il proprio io.


La caccia di Diana (1616-17) olio su tela cm. 225x320 | Domenico Zampieri detto il Domenichino

VOGLIO UNA VITA SPERICOLATA

 Dopo una bella settimana fitta, ricca, corposa di impegni lavorativi, mi sentivo un poco in colpa per aver trascurato i miei affettuosi pargoli e così prima sono passata in pizzeria - qualche taglio è sempre ben gradito - poi li ho invitati a sorpresa ad andare al cinema, nel piccolo ma accogliente locale paesano, che ci piace tanto, complice un film per bambini di tutte le età che era loro desiderio vedere.  Mio marito ha pensato bene di defilarsi, per avere quelle due orette di pace domestica che rigenerano l'udito e l'emicrania, permettono la visione solitaria del telegiornale, ti rimettono in pace con il mondo; così sono andata da sola con loro piccoli ed eccitati accompagnatori.
 Bustona di pop corn caldi alla mano, una a spettatore onde evitare litigi e discussioni compromettenti, hanno scelto loro il posto, in prima fila, per vedere meglio, muovere bene le gambe e far soffrire il collo e le spalle della mamma quarantenne e non più flessuosa!
 Film simpatico, musicale, orecchiabile da non riuscire a star fermi sulla poltrona, più di qualche risata e commento ingenuo, tanto da tornare a casa soddisfatti, contenti, euforici.
 Sabato sera alla grande, trasgressivo, salato, da lasciare l'arsura in bocca, tutta colpa di quei pop corn tentatori finiti nel giro di una visione; si torna a casa in tempo per sgranocchiare la pizza e stirare qualche panno abbandonato.



sabato 23 gennaio 2016

QUESTO RUOLO NON MI SI ADDICE

 Vi è mai capitato di essere stati considerati in un modo che non credevate essere quello giusto, opportuno, reale, proprio della vostra natura?
 Avete mai ricoperto un ruolo che vi stava stretto o peggio che non vi si addiceva, ma che avete accettato per amore/amicizia/quieto vivere?
 Vi siete mai sentiti incompresi, esclusi, poco esaltati o peggio scansati?
 O ancora ci sono stati momenti della vostra esistenza in cui vi hanno sopravvalutato, esaltato, tenuto sul palmo della mano immeritatamente?

 Difficile ammetterlo, perché penso che a tutti faccia piacere essere al centro delle attenzioni delle persone care, sono pochi quelli che si defilano, rimangono in disparte, in silenzio.
 Mi capita di volere un ruolo da protagonista negli affetti e invece sono solo la comparsa, non posso farci nulla, si vorrebbe essere amati e ricambiati allo stesso modo, con lo stesso trasporto con cui si ama.
 Questa insoddisfazione affettiva, secondo me, è proporzionale all'indifferenza dell'altro, cioè più una persona ci snobba, più la cerchiamo; più si allontana, più la seguiamo; più è diversa da noi più la scusiamo e poi ci stiamo male. Dovremmo imparare a infischiarcene, punto.


William Dyce, “Paolo e Francesca” – olio su tela, 1845

QUANDO E' IL MOMENTO GIUSTO?

 Oggi al mercato ho incontrato quattro generazioni di donne che passeggiavano teneramente, belle loro, tutte giovani, anzi giovanissime, da invidiare, quasi.
 Quando è il momento giusto per diventare mamma, per procreare, per dare alla luce una creatura che avrà continuamente bisogno della madre, per tutta la vita? Perché poi in ogni momento dell'esistenza si cerca la  presenza dei genitori, si ha bisogno di aiuto, si chiedono buoni consigli, parole di conforto e la famiglia nei frangenti di sconforto è fondamentale, fenomenale, insostituibile.
 Capisco il desiderio di maternità, forse è il miglior passo che abbia provato, capisco la solitudine e il buio di un futuro senza eredi, senza figli, senza futuro, però...
 A tutti i costi?
 A dispetto della natura e del ciclo della vita?
 A dispetto delle forze che poi vengono sempre meno?
 Diventare mamma ti cambia per sempre, scuote i tuoi pensieri, rovescia le tue convinzioni, rinnega le tue promesse e ti lascia vedere il mondo da altri mille punti di vista, molto più in basso del tuo raggio d'azione.

Dolce attesa di G. Klimt
 La tela è di formato quadrato, tipica degli anni della maturità dell’artista, come tipico è il fondo d’oro puntinato, che annulla la percezione dello spazio fisico reale ponendo la figura in un’ambientazione “cosmica” che verrà utilizzata anche nel celebre Bacio dello stesso periodo. La figura della madre è in posizione centrale, unica protagonista, in un atteggiamento di sospensione: il volto di profilo, lo sguardo abbassato sul ventre, i seni scoperti ma il corpo avvolto da preziosi tessuti arabescati, un mosaico composto di tasselli preziosi che denunciano l’incontro con gli ori e le paste vitree dei mosaici ravennati. La mano destra è leggermente sollevata, quasi a scandire con gesto misurato le parole di un dialogo silenzioso fra madre e figlio. L’oro dello sfondo, la cromia accesa, l’atteggiamento dolce e meditativo della madre sono quanto di più lontano possa esserci dalla prima versione di questo tema: fra gli arabeschi dell’abito tre figure femminili, in atteggiamento di dolente preghiera, a capo chino, ad occhi chiusi, con le mani alzate a prendersi il volto. E ancora, risalendo sul ventre della madre, ecco che si scopre inopinatamente un teschio sospeso, appena appoggiato, per così dire, ridotto a pura decorazione ma evidentissimo. La figura, costruita in gran parte dall’incastro di tasselli con motivi floreali stilizzati, non perde la sua solidità e soprattutto la sua dimensione psicologica, di meditazione compunta. Una visione della maternità dunque meno disperata, meno inquietante, ma pur sempre pervasa dall’oscura presenza di un destino ineluttabile, di un presagio incombente, di una bellezza malata e struggente in cui le “malinconiche armonie dei colori spenti, cinerei, perlacei” (Argan) si mescolano al vividi bagliori dell’oro, dell’argento, delle gemme, degli smalti. Arte preziosa, pagana, simbolica, quella di Klimt, che incrocia la splendida ed esangue arte bizantina in una stagione ai limiti della fine di un’epoca, dopo la quale saranno le Avanguardie a tracciare il percorso di una nuova civiltà. Esposta nel 1909 alla Kunstschau accanto ad alcune opere di Egon Schiele, Speranza II mostrò agli osservatori il suo apparentamento con le figure femminili di quest’ultimo, brune, pallide e smunte, evidenziando la forza del dialogo fra i due protagonisti indiscussi della Secessione Viennese.






giovedì 21 gennaio 2016

RIUNIAMOCI...

 Articolo semi-serio per prendersi un poco in giro, perché ridere fa bene alla salute, allo spirito e all'età. Questo è il seicentesimo - e dico seicentesimo - grazie a chi legge, condivide, commenta; è merito vostro se trovo la forza e la voglia ogni volta di scrivere le mie bagatelle.


 Sono di ritorno da una di quelle riunioni-dimostrazione casalinghe di prodotti per l'igiene personale, la bellezza e il confort diretta dalla più giovane delle mie cugine in casa della più grande. Non è la prima e naturalmente neanche l'ultima, tocca a tutte almeno una volta ospitare.
 Conosciamo quindi i prodotti, ma ci piace sfogliare i vari cataloghi, in cui campeggiano meravigliose signorine dai lineamenti perfetti, corpi statuari e altrettanti baldi giovani con tutti i muscoli al posto giusto.
 Sul tavolo sono esposti campioncini di rossetto, ombretto, smalto di ogni colore, lucentezza, pastosità che si desideri, naturalmente ne proviamo più di uno sulla bocca, sul dorso della mano, ci si trucca e ci si specchia: il risultato va soppesato e condiviso. Ne ho approfittato per una spennellata alle unghie, ora sono rosa brillanti, femminili!
 Si tirano quindi le somme, si prenotano i prodotti più accattivanti e ci si lascia andare a qualche ingenuo, spiritoso pettegolezzo, innocuo ma necessario, poi arriva il bello.
 Perché il vero scopo della riunione è la merenda: oggi Sara ha offerto un esperimento di torta, che a detta sua neanche era venuta troppo bene: Torta Magica, talmente magica che è sparita in pochi istanti, fortuna che non era soddisfatta del risultato!
 E poi tante altre schifezze, tutte assaggiate, commentate e spazzolate via...Alla faccia della dieta!

 La prossima riunione si terrà a casa mia, naturalmente siete tutti invitati per trucco e parrucco.

Il più famoso artista della Pop Art è Andy Warhol e la sua opera più famosa è sicuramente  quella che rappresenta nove ritratti,  dagli insoliti colori,  di Marilyn Monroe.  Warhol non era solo pittore, era anche fotografo, regista e pubblicitario, ma la forma d’arte che  più prediligeva era la serigrafia. La sceglieva per realizzare grandi opere (come questa che misura 208×145) in cui ripeteva in maniera quasi ossessiva i prodotti e i personaggi mitizzati dai mass media.

MA COME TI VESTI?

 Ognuno come crede.

 C'è chi segue la moda del momento, chi quella degli anni '70;
 "chi bella vuole apparire, un po' deve soffrire...";
 c'è chi è sempre splendida, sopra le righe, anche un tantino fuori luogo;
 chi si presenta all'uscita di scuola dei figli sporco di lavoro, il più genuino;
 chi è vestito di bianco per lavoro, chi per lavoro indossa le pantofole;
 chi si veste solo di nero, chi a righe verticali, chi a pois;
 chi non si vergogna di fasciare troppo le curve, chi si nasconde dentro ad un maxi-maglione;
 chi porta sempre i tacchi, chi con i tacchi non sa camminare;
 chi ruba le idee altrui,
 chi veste solo in saldo, chi invece precorre i tempi e scova le novità,
 chi non  si adegua agli stilisti, chi studia da stilista;
 chi recupera i vestiti da magra, chi li mette via da grassa in attesa di dieta efficace;
 chi ricicla, chi regala, chi accetta;
 chi allarga e chi stringe;
 c'è chi strappa e chi rattoppa, chi confeziona e chi scuce;
 chi ama il bello, chi preferisce il comodo, chi non spende e chi spende troppo;
 chi non si vergogna, chi vorrebbe sparire davanti a certe persone...


L'importante è mantenere ognuno la propria personalità, senza scimmiottare gli altri.



Edgar Degas: Giovane donna allo specchio
 49 x 64 cm. Kunsthalle, Amburgo
Dipinto autografo realizzato con tecnica a pastello su cartoncino nel 1889.







FATTI MIEI?

 E mi ritrovo ancora una volta a ragionare di libertà di parola, libertà di espressione e a scriverne.
 Ho conosciuto, come ho già avuto modo di evidenziare, una signora poetessa, che timidamente sta muovendo i primi passi nel mondo della letteratura e delle pubblicazioni. Mi ha spiegato che ha sentito come un forte desiderio da realizzare, una spinta a rivelare al mondo i suoi pensieri, le sue parole e finalmente ha trovato il coraggio di pubblicare e rendere quindi leggibili i suoi versi nascosti, personali per gridarli al mondo.
 Bello, interessante, coinvolgente.
 Invece io, spudorata, sfacciata, megalomane, scrivo al mondo da ormai due anni, quel che mi passa per questa ribollente testolina, tutte stupidaggini, considerazioni letterarie, di costume o peggio artistiche senza tante remore, ve le propino quotidianamente; allora qui sorga il dubbio: che non sia troppo? Che ormai soffra di protagonismo?
 Poi un mio amico mi ha fatto notare che non c'è nulla di più democratico di un blog condiviso sul social network, quando vi sarete stancati mi oscurerete, eviterete di soffermarvi a scorrere le letterine e stop, finito, chiuso il nostro rapporto.
 Mondo virtuale crudele, ma giusto, se "non piaci" non piaci, pace.


Andrea Sacchi
Didone abbandonata
(1630, Caen, Musée des Beaux-Arts)