domenica 30 giugno 2019

CONCERTO ALL'ALBA? AGGIUDICATO

 E capita di ricevere un messaggio d'invito di sabato sera per il mattino seguente: una levataccia, un evento organizzato apposta, di quelli culturali a cui mai avresti pensato di partecipare, ma con la compagnia giusta tutto si affronta.

 All'alba appuntamento al parcheggio, macchina/passaggio per arrivare puntuali all'incontro di Viterbo, nel cortile di Palazzo dei Priori: sedie schierate, prime file già occupate, musicisti sul palco che provano gli strumenti, bello!
 Denuncio la mia profonda ignoranza, nonostante le mie radici paesane medievali: di tutti i brani proposti ne ho riconosciuto solo uno, quello eseguito sempre dal gruppo della Contrada San Giorgio di Soriano durante il Convivium nella manifestazione di ottobre, che ho accolto con un gran sorriso come una bimba soddisfatta!

 L'esecuzione di strumenti e canto proposta in due parti, la spagnola di Barcellona e l'italiana toscana: tradizione, storia, studio approfondito degli strumenti, del materiale, delle parole; mentre lo spagnolo del Trecento rimane difficile da seguire perché molto distante dalla lingua attuale, la ballata del nostro Quattrocento scorre comprensibile e assai divertente, povero mulo!

 Ero con due insegnanti, simpatiche curiose, effervescenti già alle sei del mattino, con cui ho condiviso anche una buona colazione abbondante, che ci sta sempre bene!

 Grazie ad Alessandra, che ha avuto l'intuizione giusta e mi ha coinvolta nell'avventura; tra le varie possibilità da affrontare nella vita: concerto di musica medievale all'alba? Fatto!
 Attendo con ansia il prossimo suggerimento...
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sabato 29 giugno 2019

TRA PASSATO E PRESENTE? ARTE

 Un pomeriggio d'arte e parole, di ricordi e di commozione.
 Palazzo Chigi Albani, Soriano nel Cimino: tanti artisti, 22 per la precisione, uniti nel donare una propria creazione in beneficenza, si raccolgono fondi per il restauro dell'organo della Chiesa di Sant'Eutizio alla Rocca.
 L'appuntamento è presso la sala al piano terra dove sono raccolti i manufatti di artisti del paese, ma non solo; alcuni sono venuti di persona e sono rimasti tutto il giorno per le vie del paese, alla scoperta del nostro borgo, altri hanno delegati amici per la consegna.
 Davanti ai gruppi scultorei di peperino invece la premiazione di due maestri e il ricordo di un terzo artista che tanto ha prodotto per il paese, ma ci ha lasciato troppo presto; grandi i nomi dei premiati e dei premianti, commosso il ricordo della famiglia per il compianto Gabriele D'Arcangeli, di cui si conserva un meraviglioso quadro nella Chiesa della Trinità in Sant'Agostino.

 Perché l'Arte? L'Arte avvicina, spiega, forma, arricchisce, migliora.

 Ho chiamato sul palco il professor Gradassai, docente di educazione artistica per tanti anni della Scuola Media, ottant'anni portati con lucidità e voglia di fare, commosso dai ricordi di tanti suoi alunni, alcuni artisti essi stessi. Valentino D'Arcangeli ha ricordato il fratello Gabriele, suo maestro giornaliero, ha specificato, nello studio del territorio, del bello che ci circonda e del desiderio di apprendere, come un nutrimento imprescindibile. Alessio Paternesi e l'importanza di distinguersi, di non dimenticare le proprie radici, la civiltà del passato, le pietre che calpestiamo. Francesco Narduzzi nei passi tratti dal libro scritto in suo onore e recitati per gli ospiti.

 Momenti importanti, scambio di impressioni, burini della Tuscia, di paese, dalle grandi ricchezze, direi che è arrivato il momento di ricordarcene, di esserne fieri e di farci conoscere al mondo, cominciando dal partecipare a queste manifestazioni a scopo benefico, che richiamano grandi nomi di artisti dalla provincia e non solo.
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giovedì 27 giugno 2019

IL PAESE... NEL MEDIOEVO

 C'era una volta un Paese che voleva sembrare moderno, ma poi nei fatti rimaneva un po' indietro.

 Era bello, il Paese, avrebbe potuto campare di turismo, di indotto, di incontri di civiltà e culture diverse, ma si faceva fatica a comunicare: in quel Paese si tendeva a snobbare gli Altri, quelli di Moltomoltolontano, meglio capirsi a gesti, indice/pollice piuttosto che seguire Re Artù, certo.
 E comunque i forestieri, quelli di fuori, i non nativi, non erano ben visti, no; capitava di sentirsi un po' fuori luogo, ma solo qualche volta eh!

 Quel Paese sorgeva su strati piroclastici, polveri e lapilli, ma la pietra s'era abbandonata; pochi gli artigiani, nulle le scuole di mestieri, assai meno i maestri di pietre e legname; si voleva tramandare qualcosa di buono, ma non si decideva cosa.

 Anche la musica del Paese stentava ad imporsi: dava fastidio, ah sì se dava fastidio: in piazza no, che è meglio il silenzio; al laghetto no, che si sconvolgono i pennuti; al campo no, serve la quiete, che ne dite lassù di' monte, un po' più su di' castagni?

 L'Arte poi, dipendeva da chi la sbandierasse, chi la portasse, chi la presentasse, chi la proponesse; perché non tutti piacevano a tutti, ad ognuno il suo gruppetto, ad ognuno il suo circoletto, ad ognuno il suo gagliardetto; che poi non sia mai che una avesse avuto un'idea geniale da spostare qualche intenditore della domenica a cercare itinerari e roba simile, no.

 In quel Paese, non c'era mai nulla di buono, non succedeva niente di effervescente, ma se uno, poco poco si azzardava a porre una pietra o a montare una novità, a uscire dal seminato per rincorrere un'idea visionaria, una opportunità di attualità, scattava subito l'allarme controllo incrociato, schedatura e critica annessa, anche se non si fossero lesi gli interessi di alcuno, anche se il lavoro fosse risultato innovativo. Meglio niente, meglio l'apatia.

 In quel Paese, secondo voi, ci sarebbero state possibilità di lavoro, di occupazione, di prosperità, di futuro per i Duemila?

Sono aperta al confronto, diretto, sincero, netto, non con leonidatastiera.


domenica 23 giugno 2019

STROZZAPRETI, SI COMINCIA

 Ecco ci siamo, la Classe tira fuori le unghie, anzi la farina!

 Classe 80, quella impegnata nella costruzione della festa del Santo co-patrono per maggio del prossimo anno, il quarantesimo: pasta fatta in casa di acqua e farina, qualcuno ci mette un uovo nell'impasto, che poi va sezionato a dadini e passato sulla grattugia per realizzare piccoli gnocchi rigati, ho reso l'idea?

 Bene, così si comincia a raccogliere, raggranellare, incamerare, intascare qualche soldino per la cassa, che di dobloni ne serviranno tanti; noi del 75 abbiamo contribuito cinque anni fa, esperienza indimenticabile per quanto impegnativa, i migliori anni della nostra vita.

 Serata alla Sagra, si cena sulla terrazza con un venticello piacevole, liberi i bimbi di giocare con gli amici: piatto forte, appunto, questa pasta tipica della nostra cucina casareccia, condita in diversi modi, per tutti i gusti, per tutti i palati, operazione semplice e piuttosto veloce, perché si passa col vassoio, si sceglie o si prenota, ma tutto molto fluido, comodo e minimalista.

Per chi non avesse approfittato, chi non avesse preso in considerazione l'occasione, per chi volesse assaggiare, chi vuol aiutare e contribuire, chi non ha voglia di cucinare, chi desidera mangiare fuori, deve approfittare assolutamente: avete tempo tutto il prossimo fine settimana, non sprecate l'idea.

 La Classe 80 deve essere supportata dalla popolazione tutta, perché questi ragazzi si sono messi in gioco, nonostante il numero esiguo hanno accettato la sfida, il lavoro sarà faticosissimo, ma porterà tanta soddisfazione e un'unione grande tra i vari componenti.

 Ho visto dietro le quinte fratelli e sorelle, mariti, compagni, mogli e tanti delle Classi degli anni passati, che hanno lavorato sodo per portare aiuto concreto e braccia in più, bravi loro, ma in particolare quelli dell'Ottanta sono: Angelo, Simona, Michela, Maurizio, Emiliano, Federica, Sara, Manuel, Doriano, Marina, Francesca, Floriana e Francesca, a loro un grande incoraggiamento, sarà un successo!

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L'immagine può contenere: 12 persone, persone che sorridono, persone in piedi e spazio al chiuso

COME IL CACIO... IN AGRITURISMO

 Sabato mattina i miei amici Beppe e Letizia hanno ospitato nella loro azienda una conferenza interessante e particolare, a cui non mi era mai capitato di partecipare: il professor Di Gennaro dopo aver illustrato tutta una parte storica ha operato, ha prodotto nel senso letterale del termine il cacio!

 La pastorizia di lunga e fondamentale tradizione anche in Italia, dagli albori della civiltà, ha visto grandi studiosi e appassionati spiegare, cercare, illustrare scoperta del processo, tecnica di produzione, conservazione del latte e del prodotto finito.
 Il pastore, nobile d'animo, poeta a braccio, acculturato per il tanto tempo "libero", ricco di pecunia, ha sempre scambiato i risultati del suo lavoro con altri produttori, economia viva e pulsante dall'Appennino alla costa, che ora si sta perdendo nei modi e nei mezzi di trasporto.
 Tratturi, arnesi, strumenti, simboli, nomi, lavorazione: si sta perdendo il filo della storia, il cambio di generazioni non ha favorito la trasmissione se non a livello locale, particolare, ristretto: legge di mercato, gusti modificati, inevitabile abbandono di strade, sopraggiunti pericoli.

 E abbiamo anche imparato tanti termini tecnici riguardanti la lavorazione, come caldara per scaldare il latte - o torno, ciconia, mula, cavalletto, capra; albero del pastore, ma anche la geografia della transumanza, come monticazione e demonticazione.

 E poi la parte operativa, a cui hanno preso parte anche alcuni dei curiosi del pubblico: caglio vegetale, il latte si è rappreso - cagliata, giuncata, quagliata - ed è stato tagliato, frantumato, ammassato e diviso nelle forme, a scolare sul banchetto di legno; ancora il siero raffinato nel panno e messo a bollire a 80 gradi per la ricotta, sistemata nelle fuscelle.

 Una conferenza buona, ma non cremosa, abbiamo assaggiato via via i vari stadi della pasta in formazione, una vera golosità, che mi ha riportata indietro nel tempo, nel casolare di mio nonno paterno, contadino e pastore, produttore di formaggi e ricotte dal sapore che non ho più ritrovato, potere dell'amore e della venerazione di nipote.
 Sempre lodevoli queste iniziative, per i grandi, apprendisti archeologi e studiosi curiosi, ma anche per i giovani alla scoperta della nostra storia rurale.

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NITRITI, LIBRI, SORRISI E MERENDA

 Sabato pomeriggio meraviglioso, che proprio non mi aspettavo, ve lo giuro.
 Scuderia, vita dei cavalli da scoprire, libri da leggere, colori da spalmare, giochi da sporcarsi dal ridere, merenda gustosa, troppo golosona: tutto questo e molto altro per l'incontro organizzato da Bernardetta e Monica presso l'azienda di Alessandro, per una quarantina di bambini tra i due e i dodici anni, impazziti di gioia campestre.
 Si comincia con la divisione in due gruppi per età, chi ascolta le letture e chi gira ascoltando Alessandro, poi si invertono le attività e via fino alla merenda: dolce, salato, pizza sottile sottile, bevande genuine, ce n'è per tutti i gusti, tutti i palati, tutte le esigenze e tutti vengono accontentati.
 Per le letture, testi a tema, presi in prestito dalla Biblioteca Comunale di Soriano: si narra nel campo di ulivi, sotto alle fronde, seduti sulle balle di fieno e, una volta persa la concentrazione, si realizzano quadri dal vivo, come piccoli impressionisti usando le dita, certo, viene meglio, un risultato da appendere...
 Bambini felicissimi, mai stanchi di ascoltare, guardare, provare, domandare, seguire il percorso della staffetta e tirare alla fune: ma poi qual era la strada giusta per arrivare alla bandierina, prenderla e portarla al compagno? Ognuno la sua, che male fa?
 Fatica, competizione, amicizia, polvere in ogni dove, fame da lavoro: la scuderia era un mondo sconosciuto per me e per il piccoletto, ma ci siamo trovati proprio bene, a nostro agio; certo l'esperienza delle povere galline rincorse, delle tartarughe sollevate e dei cagnolini ululati non sarà altrettanto positiva, poveri.
 Tre ore sono volate via tra esperienze nuove, nuove consistenze, gusti saporiti e, spero, parole interessanti, da cavallo e cavaliere, bene.
 Esperienza da ripetere, per i pargoli ma anche per gli adulti, come sempre.
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E SAGGIO FINALE FU: EMOZIONE

 Sono tornata a casa da poco, ancora non mi sono struccata, le calze sono da buttare, mi dolgono i piedi, ma sento ancora tanta emozione, vibrante emozione del gruppo, della  grande occasione di questa sera, degli applausi.
 Il più grande dei miei figli non ha rilasciato neanche un complimento, anzi mi ha accusato di essere stata troppo prolissa e poco chiara nello scandire le parole che hanno accompagnato il regalo alla maestra. Bene, sono soddisfazioni.
 Palestra comunale, saggio finale di danza latino-americana, si comincia alle 21:30, quando il pubblico ha riempito gli spalti, tutti si sono accomodati e l'adrenalina è alle stelle, scatta il rito apotropaico e tutto comincia.
 I ballerini si sono allenati per tutto l'inverno, due volte a settimana, per l'esibizione; ballo, cambio d'abito, scarpa sciolta, spallina cadente, orecchino in bilico, fascia, bracciale, gonna a strappo: si presentano mille inconvenienti, si trova una soluzione a tutto, ci pensa la nostra costumista Alessandra, paziente lei...
 Un saggio dal messaggio profondo, una riflessione sull'esistenza, un saluto a Giulia e alla sua famiglia, colpita dal dolore del lutto, un saliscendi di emozioni e lacrime, fino a quelle finali della maestra.
 Quello che ogni volta mi colpisce è la frenesia, la paura di non farcela a cambiare il vestito, a trovare l'accessorio, ad acconciare i capelli, a truccare tutte le bimbe, invece poi tutto scorre liscio, procede per il meglio, si arriva al termine con grande sollievo e un sospiro, perché ognuno ha il suo compito, le grandi aiutano le piccole, la maestra colora il mondo, la costumista lo aggiusta passando la piastra...
Siamo una squadra fortissimi!
La vita è un’opportunità, coglila.
La vita è bellezza, ammirala.
La vita è beatitudine, assaporala.
La vita è un sogno, fanne una realtà.
La vita è una sfida, affrontala.
La vita è un dovere, compilo.
La vita è un gioco, giocalo.
La vita è preziosa, abbine cura.
La vita è una ricchezza, conservala.
La vita è amore, godine.
La vita è un mistero, scoprilo.
La vita è una promessa, adempila.
La vita è tristezza, superala.
La vita è un inno, cantalo.
La vita è una lotta, vivila.
La vita è una gioia, gustala.
La vita è una croce, abbracciala.
La vita è un’avventura, rischiala.
La vita è pace, costruiscila.
La vita è felicità, meritala.
La vita è vita, difendila.




venerdì 21 giugno 2019

VIGILIA DI SAGGIO, BELLO CHI BALLA

 Vigilia, venerdì sera, stanchezza.
 E finalmente è arrivato il giorno del saggio finale, di giugno, di fine corso, della resa dei passi davanti a parenti e amici, curiosi e potenziali ballerini per il prossimo anno.

 Dalle piccole alle coppie, dal grande gruppo ai latino-americani, si prova, si ride e si prende anche qualche bel cazz€%£tone dalla maestra Emanuela, che mette in riga, sposta a desta e poi a sinistra e alza la musica dello stereo con il telecomando e ferma le bimbe e...

 Ansia esci da questi corpi di mamme alle prese con i colori dei vestiti, che vanno dal nero, blu, verde all'oro, ma anche il borsone, le grucce, la fascia, gli orecchini e il bracciale, la gonna, lo strappo nello spogliatoio, ma insomma!

 Serata di passione, di passi, di ventagli, di caviglie, di giravolte e giri di parole, ma tanto le mamme non capiscono la scaletta, l'abbinamento degli abiti, la pausa tra un balletto e l'altro, quanti secondi per il cambio d'abito, a quale gruppo appartiene mia figlia?

 E la maestra risponde a tutti, prova con gli allievi, si ricorda ogni dettaglio, beata lei e non sbaglia un passaggio!

 A fine serata, dopo il rompete le righe, chi poteva si è anche fermato a spandere, srotolare, rullare i tappeti blu per coprire il delicato pavimento della palestra comunale, così sono veramente pronti per il via, manca poco all'appuntamento perché sabato appena pranzo ci si ritrova per trucco, parrucco e non dimenticate l'elastico.

 Allora, per chi non resiste al ritmo, al movimento, alla baciata, per chi vuole battere le mani, per chi soffre di febbre del sabato sera, ci vediamo sabato 22 giugno, ore 21:15 presso la palestra comunale di Soriano nel Cimino, il paesello ballerino... Avranno trovato la presentatrice giusta?

https://www.facebook.com/emanuela.mastrorosato

giovedì 20 giugno 2019

ARTE NELL'ANIMO

Cosa sarebbe l’animo umano senza l’arte?
Vuoto, piatto, senza sussulti o slanci verso l’infinito, l’uomo da sempre ha voluto avvicinarsi agli dei e, se possibile, imitare la loro capacità di creare il bello e la perfezione: sempre ha tentato, tramite l’arte.
Il voler imitare la Natura, ecco cos'è la forma artistica, una creazione che pur non essendo perfetta cerca disperatamente di avvicinarsi alla perfezione, di sfiorarla almeno. Pochi sembra ci siano riusciti in passato, sul suolo italico, come il divino Raffaello ad esempio, ma anche Michelangelo, mentre Leonardo fu intento nell'indagare e nello scoprire i tanti segreti della Natura.

Arte è comunicazione: di quel che penso, provo, soffro, giudico, produco ergo sum.
Arte come parte dell’uomo, fondamentale, unica, irripetibile.
Quando l’uomo vuole trasmettere un’emozione, quando cerca di comunicare con il mondo esterno quel fuoco interno, la sua passione e il suo sentire allora crea.
Crea le sue emozioni, dà corpo a quanto vibra nel suo animo: arte è passione, arte è amore, arte è denuncia, arte è pensiero. Arte è perfezione sì, ma non solo, arte è il modo di guardare il mondo; arte è la visione, quella particolare visione di un momento, di un fatto, di una persona speciale, punto di vista proprio e irripetibile dell’artista. Ogni civiltà antica ha lasciato segni del proprio passaggio, della propria grandezza, ogni sovrano ha gareggiato in altezza e maestosità di mausoleo, in opere di ingegneria o urbanistica per essere ricordato, per non sparire agli occhi del mondo, per sfidare il trascorrere del tempo e lo sbiadirsi della memoria.
Arte come evasione anche, come distacco dalla realtà, dal momento e dall’adesso e qui hic et nunc,
La dolcezza infinita della Madre di marmo di Michelangelo: mai nessun poeta o scrittore che sia riuscito anche solo ad avvicinarsi con le sue parole a quell’espressione del viso.
I volti di Caravaggio, inviolabili e unici, veri e presenti davanti allo spettatore, sia esso soggetto sacro che profano, senza distinzione o reverenza, come la Madonna morta affogata o forte nell’impresa di schiacciare il serpente.
La forza e la determinazione del giovane Davide di Bernini, nella sua fede incrollabile, nella sua ferma decisione di mirare al gigante per abbatterlo, con i muscoli tesi e sodi, la bocca contratta nella smorfia della concentrazione.
E Marat ucciso nella vasca da bagno, ultimo atto di una vita truce, di orrore e atrocità
Cosa sarebbe il mondo moderno senza Guernica di Picasso? La denuncia dell’uomo, la fierezza dello Spagnolo e la determinazione dell’artista, capace con la sua opera di calamitare l’attenzione del mondo sulle atrocità subite dal suo popolo inerme e indifeso.
Arte è completamento del proprio essere: il sentirsi meglio, distesi, concentrati quando si crea, si assapora quel gusto, il piacere di impastare i colori, preparare gli scalpelli o disporre le squadre e passare poi al foglio bianco che attende solo di raccogliere le idee, dapprima confuse poi via via più nette e nitide.
L’arte è stata la compagna dell’uomo nella sua vita, nel suo percorso attraverso la scoperta del Bello ideale, ma anche dell’Utile e del Vero.
Poi il mondo è cambiato perché è cambiato l’uomo: homo homini lupus sempre di più sempre più solo tra tanti, piccolo fra molti, in un crescendo di atti di forza e dimostrazione di superiorità tecnica, tecnologica ed economica.
E l’arte?
Venduta, comprata, barattata: in opposizione, in contestazione, contro la morale e contro il perbenismo, per la libertà e la genialità dell’artista incompreso, voce fioca in una tempesta di rumori e confusione.
L’Arte è e non può non essere, l’artista vive del suo sentire e della sua maestria, parla al mondo, denuncia o santifica, palpita il suo cuore, piange il suo animo, corre la sua mano sul supporto inanimato per conferirgli vita. Animo nobile, superiore, sensibile, indissolubile, atomo cosmico del Bello.

mercoledì 19 giugno 2019

A MODO TUO

 Questa sera avrei tanto voluto raccontarvi di prove in notturna in palestra, di giochi e incastri di giri, della musica di Venditti e Ramazzotti e di passi di danza, ma i sorrisi erano spenti e gli occhi lucidi, lo sguardo smarrito e tante le domande.

 Il tema del saggio finale di danza, deciso dalla maestra Emanuela, è la vita in tutte le sue sfumature, i traguardi e gli ostacoli: la vita già, che all'improvviso ti mette a dura prova, che apre baratri davanti ai tuoi piedi e ti fa cadere in vortici di buio.

 Avrei voluto descrivervi la gioia delle bambine più piccole prese per mano dalle grandi e fatte roteare, avrei voluto parlarvi della vita condivisa di Cesarina e Sergio anche nel ballo, del ritmo di Valerio e della sua mamma, di Davide e Alessia coppia di nuova generazione o del battito nel pancione.

 Invece come un fulmine, una terribile notizia, ancora una volta, ancora nella nostra piccola comunità, il sacrifico di un giovane uomo: ecco la vita, la sorte, il Destino, la Necessità, il Fato.

 E non possiamo che stringerci forte forte a Giulia, ballerina e amica del gruppo under Quindici e alla sua mamma.

Sarà difficile diventar grande 
Prima che lo diventi anche tu 
Tu che farai tutte quelle domande 
Io fingerò di saperne di più 
Sarà difficile 
Ma sarà come deve essere 
Metterò via i giochi 
Proverò a crescere
Sarà difficile chiederti scusa 
Per un mondo che è quel che è 
Io nel mio piccolo tento qualcosa 
Ma cambiarlo è difficile...

martedì 18 giugno 2019

CAVALLO CHI LEGGE

 Sopralluogo in scuderia, per il prossimo appuntamento di lettura ad alta voce, avete letto bene, sì.

 Bernardetta e Monica de Il Pettirosso mi hanno di nuovo coinvolta - e ne sono lusingata - in un loro evento di natura-merenda-conoscenza, questa volta alla scoperta della scuderia di Alessandro, un nostro coetaneo e mio compagno di classe delle elementari.

 Una grande azienda la scuderia, che Alessandro gestisce insieme al padre, roba da andar fieri del proprio lavoro: i bimbi potranno vedere da vicino dove dormono, cosa mangiano, come si preparano i cavalli; poi leggeremo tante storie a tema dai libri presi in prestito dalla fornitissima biblioteca comunale, immersi nel verde della campagna sorianese.

 Un'ottima occasione per i piccoli di stare insieme e condividere sensazioni, colori, odori e parole magiche; nella cornice di un ambiente attrezzato, grande ma misura di bambino, conosciuto da tanti proprio per le lezioni di equitazione.

 Merenda gustosa, di quelle fatte in casa, a base di pane e marmellata, latte fresco, deliziosi dolci casarecci e sorrisi.

 E poi con me, indegna di tanto onore,  i libri da leggere e sfogliare, guardare insieme, assaporare di dolcezza e simpatia: piacciono le storie, piacciono.

 Sabato 22 giugno, ore 16:00, aspettiamo le vostre prenotazioni e già siamo in tanti!

https://www.facebook.com/scuderiailcimino.scuderiailcimino/

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lunedì 17 giugno 2019

MONTERANO, RIEVOCAZIONE MEDIEVALE

 Domenica di afa e altre condizioni terribili, sotto il sole cocente nella campagna laziale, giallo fieno, alberi e ruderi d'intorno e al centro la storia; si arriva ad un parcheggio ad offerta e si attende la navetta che ti porta a poche centinaia di metri dalla festa.
 Rievocazione: gruppi storico-folkloristici, musica e danze, un rapace, i cavalli neri come la notte, giocolieri e trampolieri e tanto altro; da sfondo stanno i resti storici di un insediamento rurale, abitazioni scavate nel tufo e figuranti più o meno attenti ai particolari.
 Visita guidata gratuita, il biglietto d'ingresso pagato solo dagli adulti che può essere usato per esprimere la preferenza artistica tra tutti coloro che si esibiscono, punto ristoro di liquidi freschi e altri sfizi; non mancano i mercatini di oggetti e cibarie; ci sono anche due giudici - facce note, paesane, ciao Marco P. -  che assistono a piccoli spaccati di vita medievale da valutare, ascoltare, ponderare e votare.
 La giornata scorre veloce tra spiegazioni, dimostrazioni, giochi di legno, frecce ed arco: il piccoletto si ambienta, gareggia, prova a tendere, assaggia pure.
 Certo ci sono dei difetti, si può migliorare, ma l'impegno va premiato come il desiderio di far rivivere un posto che ha ospitato grandi attori per grandi film, la Storia insegna sta a noi non dimenticarla.
 Il luogo merita comunque la fatica affrontata e il caldo patito, sembra di trovarsi in un posto incantato di verde e roccia, da arrampicarsi per conquistarlo.