domenica 3 maggio 2026

SERVE VERAMENTE UN SECONDO LIBRO?

  Eccola l'indecisione, furtiva sibilante concreta.

Sogno di diventare un scrittrice di successo, un'autorità, ma anche un'esperta, chiamata ad esprimersi su determinati argomenti e situazioni, finalmente pubblico qualcosa di cui andare fiera e al secondo passo già mi raffreddo. Tentenno, temporeggio, ci ripenso, allungo e dilato: e pensare che sono già a buon punto dell stesura. Vorrei consegnare "la brutta" stampata alla mia professoressa, giudice unico schietto insindacabile, ma qualcosa mi blocca.

 Ad esempio la freddezza di alcune persone amiche, la lentezza di altre, l'indecisione nel rispondermi. Dovrei proseguire imperterrita, senza considerare chi il primo libello neanche lo ha acquistato, contano i numeri? Per la diffusione delle idee sì, non dico un caso mediatico ma certe classifiche sui quotidiani valgono parecchio.

 Anche la divulgazione via social sembra più veloce ed incisiva di una pubblicazione: un video o una serie di foto hanno molta più visibilità di un articolo del blog, parliamo di uno a cento come proporzione, questo almeno leggo sulle statistiche che mi riguardano. Un video diventa "virale" in pochi minuti, un articolo deve trattare di qualcosa di molto conosciuto o plateale altrimenti rimane di nicchia, comunque povero e poco commentato o condiviso.

 E in tutto questo io dovrei sperare in un secondo libro? È quasi pronto e tratta di matriarcato, donne uniche nella loro semplicità.

 Magari è la volta buona che i miei conoscenti mi evitano, mi disconoscono, mi tagliano fuori.

 Oppure diventerò una personalità, ma ci credo poco.