Corso al completo, otto signore e Gaia la formatrice, per cominciare ad ascoltarsi: giro di esperienze per delinearci al volo. Cerchio di sedie arancioni, lista di affermazioni/sentenze che possano suscitarci emozioni, riflessioni o interpretazioni: si pesca il bastoncino e il colore appaiato decide la coppia. Io sto con Adalgisa: scegliamo la stessa frase, ma ci focalizziamo su parti diverse, a lei il "che puoi farci" a me il "lamenti".
Si discute di ruolo nel lanciare i giudizi moralistici: non solo la scelta delle parole, la comunicazione verbale, ma anche il tono, la postura, lo sguardo, per poi considerare avverbi e connettivi utilizzati per sminuire una persona o l'avversario.
E noi, nella vita reale, come rispondiamo?
Errori a profusione, a cominciare da ricatti, paragoni e pretese. Almeno su quelli siamo preparati.
Gaia focalizza il ragionamento sulle strategie di sopravvivenza, la costruzione di un dialogo ascolto e la necessità di gioire dei piccoli traguardi piuttosto che rimpiangere gli obiettivi mancati o sminuire lo sforzo impresso.
Si parte da un caso concreto, come un collega che ci mette in difficoltà, la cui presenza appanna il nostro volere, gli atteggiamenti ci intimidiscono e ci sforziamo di trascorrere meno tempo possibile in sua compagnia: quali parole scegliere per limitare la forza di questa persona, quali movimenti per tenerla a distanza ma soprattutto comunicare il danno che ci arreca e il desiderio di sentirci liberi, non oppressi.
Ho capito che il mondo ci appare per come lo guardiamo e le parole che utilizziamo ce lo dipingono. Lezione prima, ho due settimane di pratica da mettere in campo.


Nessun commento:
Posta un commento