Tra gli impegni di una docente rientrano anche i corsi di formazione, aggiornamento, comunicazione e sopravvivenza.
Ecco il venerdì, ad esempio, tra aprile e maggio, abbiamo pensato di prendere parte ad uno di quelli necessari per non perdere la stima, l'autostima e pure la bussola.
Siamo in Sala Cicuti, in penombra e non solo perché c'è il grande schermo su cui proiettare: fuori imperversa una lotta tra gli ultimi sprazzi di freddo e la sospirata primavera; potremmo andare davanti, ma in prima fila a sinistra si siede sempre il Capo, quindi meglio rimanere dietro o nell'altro blocco.
Venerdì 15 magio siamo al terzo incontro di quattro e l'argomento da trattare è sempre l'ADHD, sotto diversi punti di vista, con esperti diversi: tocca a Francesca Strappini, che chiede subito la definizione dell'attenzione, il Capo la sa, anche noi ma temiamo di sbagliare, proprio come i nostri alunni, allora ci andiamo piano. Una comincia, l'altra prosegue, una incoraggia e un'altra annuisce: selettiva, sostenuta, divisa. Ecco si parte bene, stiamo attenti.
Corrono le schermate, si prendono appunti e ci si concentra sui "compiti": l'esperta ci presenta varie situazioni, simulazioni di casi scolastici e ci chiede di spiegare i comportamenti errati, di modificare l'approccio, di rimodulare le verifiche e di articolare frasi motivazionali, energetiche, energizzanti, proprio quelle che servono anche a noi adulti in certi momenti, in certe ore, con certi soggetti.
Ma si sa la vita scolastica è multiforme, a volte bizzarra e la docente deve o dovrebbe essere il più possibile performante, anche quando ha spiegato in tutti i modi conosciuti un argomento, ha terminato i sinonimi, ha voglia di una coccola al caffè e un respiro profondo la riporta alla realtà: rinforzo, gratificazione e sostegno, non solo per gli studenti.
Come aiutare i bambini sovraccarichi, ma anche quelli capaci; come contenere i momenti di stress e scegliere piccoli premi, meglio se piccoli incarichi che rompono la noia e la monotonia. Arrivano suggerimenti dalle retrovie: orologio della stanchezza, clessidra, adesivi a forma di stelline o sorrisi, uno sguardo d'intesa. Un'invocazione a Zeus e a Minerva?
Ecco allora uno strumento buono da provare a redigere, il diario del comportamento, su tre colonne: evento/fenomeno - pensieri - emozioni; ovvero registrare l'antecedente, i pensieri e le conseguenze; dobbiamo prevenire momenti di rabbia, evitare situazioni che poi degenerino, tranquillizzare l'alunno. Il tutto consapevolmente, per ogni momento scolastico, in ogni gruppo classe che poi è la somma di tante micro storie, a cui si aggiunge un "nuovo" adulto ad ogni cambio d'ora.
Se non vi sembra difficile non avete mai messo piede in una classe.

Mi chiedo come siano sopravvissute generazioni e generazioni di alunni e docenti senza tutta questa orchestrazione. E mi chiedo co
RispondiElimina... come vivranno i fruitori di tutto questo work in progress? Ai posteri l'ardua sentenza
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