Quando ero piccola io, e non sono passate ere geologiche, nessuno si sognava di ascoltare quel che avevo da dire, se non mio nonno.
Dovevo stare seduta a tavola fino alla fine del pasto, ascoltare quei lunghi discorsi degli adulti per me incomprensibili.
Si mangiava quello che c'era, nessun menù speciale, tante verdure di stagione, dell'orto di famiglia.
Il Natale si festeggiava in famiglia, nessuno partiva per le vacanze, nessuno ha mai scattato foto delle pietanze, dell'albero addobbato o dei regali ricevuti.
Nessuno aveva dispositivi tecnologici o telefonini: quel che si doveva dire, veniva riferito in faccia, schietto e diretto.
Mia madre non mi ha mai portato la cartella, non mi ha mai difeso davanti alle maestre, anzi.
Bastava uno sguardo di mio padre per farmi capire come agire o quando tacere.
Spero di raggiungere gli stessi obiettivi con i miei figli.
sabato 22 novembre 2014
giovedì 20 novembre 2014
GIORNATA DEI DIRITTI DEI BAMBINI, tutti in palestra
Gli scolari delle quinte e delle scuole medie, a mio modestissimo parere, avrebbero dovuto affrontare i temi in un luogo più consono, meno dispersivo e rumoroso, meglio senza la presenza dei parenti.
Noi adulti, chiacchieroni e distratti a volte, abbiamo comunque faticato a seguire i vari interventi, causa un'acustica pessima e la luce naturale abbagliante, che ha impedito di vedere le immagini, per altro di dimensioni scarse, proiettate sulle pareti.
Invece gli studenti più giovani giocando, cantando e correndo si sono trovati a proprio agio in quell'ambiente grande e spazioso, al cospetto di genitori e nonni tecnologici e sorridenti.
Una menzione speciale per i bambini delle quarte, che hanno animato una canzone sulla fratellanza e il rispetto in modo egregio direi, guidati dalla maestra Roberta.
Gli alunni della scuola dell'infanzia sono stati una delizia, per gli occhi e per il cuore, semplici, genuini, impacciati ed emozionatissimi.
Nota molto positiva la presenza dei clown di corsia, gentili, spiritosi, colorati e ballerini.
lunedì 17 novembre 2014
FARE LA GIUSTA SCELTA
"Una donna forte chi potrà trovarla? Ben superiore alle perle è il suo valore. In lei confida il cuore del marito e non verrà a mancargli il profitto. Gli da felicità e non dispiacere per tutti i giorni della sua vita. Si procura lana e lino e li lavora volentieri con le mani. Stende la sua mano alla conocchia e le sue dita tengono il fuso. Apre le sue palme al misero, stende la mano al povero. Illusorio è il fascino e fugace la bellezza, ma la donna che teme Dio è da lodare. Siatele riconoscenti per il frutto delle sue mani e le sue opere la lodino alle porte della città".
Per questo post prendo spunto da una lettura della messa domenicale. Ho letto a casa tutto il brano biblico, tratto dal libro dei Proverbi, perché cercavo conforto in un momento di crisi economica, lavorativa ed esistenziale, di conseguenza.
Ho scelto tanti anni fa di occuparmi in prima linea della mia famiglia, ho pensato di non dedicarmi anima e corpo alla carriera, più o meno alta, per stare sempre vicino ai miei figli, di cui sono estremamente gelosa. Ho sempre creduto nell'educazione familiare, dei nonni e parenti affini, per creare un nido caldo e accogliente, per il cui mantenimento speravo in un lavoro costante e ben retribuito di mio marito e in un'occupazione meno pressante per me.
Invece la storia non mi ha dato ragione.
Intanto per la forte crisi, che strozza i nostri propositi, per la mancata retribuzione e il fallimento da circa due anni a questa parte.
Poi fondamentalmente perché nel nostro Bel Paese rimettersi in gioco una volta creata una famiglia è quasi impossibile.
Invece delle mie capacità e competenze, pesano figli e casa. Sono giudicata inaffidabile, perché la prole è classificata come un ostacolo alla buona riuscita di un lavoro, alla presenza, alla serietà.
Tanti sacrifici di anni di studio buttati?
Non credo proprio, non rinnego la mia preparazione, anzi cerco di valorizzarla ogni giorno, fortemente, con questo blog, con i compiti a casa, con le collaborazioni saltuarie e gratuite.
Intanto però gli altri lavorano, ricompensati e rispettati, io mi devo accontentare di quel che trovo.
Ho fatto la scelta giusta?
L'immagine che ho scelto raffigura Ercole al bivio: l'eroe deve scegliere tra la strada della Virtù e quella della Voluttà.
Per questo post prendo spunto da una lettura della messa domenicale. Ho letto a casa tutto il brano biblico, tratto dal libro dei Proverbi, perché cercavo conforto in un momento di crisi economica, lavorativa ed esistenziale, di conseguenza.
Ho scelto tanti anni fa di occuparmi in prima linea della mia famiglia, ho pensato di non dedicarmi anima e corpo alla carriera, più o meno alta, per stare sempre vicino ai miei figli, di cui sono estremamente gelosa. Ho sempre creduto nell'educazione familiare, dei nonni e parenti affini, per creare un nido caldo e accogliente, per il cui mantenimento speravo in un lavoro costante e ben retribuito di mio marito e in un'occupazione meno pressante per me.
Invece la storia non mi ha dato ragione.
Intanto per la forte crisi, che strozza i nostri propositi, per la mancata retribuzione e il fallimento da circa due anni a questa parte.
Poi fondamentalmente perché nel nostro Bel Paese rimettersi in gioco una volta creata una famiglia è quasi impossibile.
Invece delle mie capacità e competenze, pesano figli e casa. Sono giudicata inaffidabile, perché la prole è classificata come un ostacolo alla buona riuscita di un lavoro, alla presenza, alla serietà.
Tanti sacrifici di anni di studio buttati?
Non credo proprio, non rinnego la mia preparazione, anzi cerco di valorizzarla ogni giorno, fortemente, con questo blog, con i compiti a casa, con le collaborazioni saltuarie e gratuite.
Intanto però gli altri lavorano, ricompensati e rispettati, io mi devo accontentare di quel che trovo.
Ho fatto la scelta giusta?
L'immagine che ho scelto raffigura Ercole al bivio: l'eroe deve scegliere tra la strada della Virtù e quella della Voluttà.
venerdì 14 novembre 2014
ESSERE E' RICORDARE
Per questo mio post uso come titolo il sottotitolo del libro presentato oggi in Prefettura, ottimo.
Gli autori sono due giovani intellettuali, che vivono e lavorano a Viterbo, Daniele Camilli, caro compagno di studi classici, e sua moglie Roberta de Vito, che ho avuto il piacere di conoscere proprio in questa occasione.
Primo complimento a Daniele l'aver ringraziato i suoi genitori, presenti in sala, che gli hanno permesso di studiare, loro di famiglia operaia e dotati di licenza elementare. Non mi capita spesso di sentire sottolineate le proprie origini in un contesto alto e istituzionale, ecco perché mi piace Daniele.
Intellettuale l'ho definito e direi a tuttotondo: parte comunque dalla difesa del territorio, dall'attenzione alla vita e alle attività rurali, per poi indagare la realtà e gli sviluppi economici di questa nostra povera provincia.
La memoria, la storia, i fatti e il volerli cancellare con il cemento, dimenticare così il passato, come è possibile?
Ci sono ancora uomini che non si arrendono, che vogliono scoprire la verità, che scrivono e divulgano, dal momento che la parola scritta è ancora un'arma molto forte per fermare progetti avventati o idee malsane, e Daniele è uno di quelli, insieme alla sua compagna di vita.
Alla conferenza erano presenti anche studenti del nostro liceo classico, corsi e ricorsi della storia mi è venuto pensato. Daniele ci è riuscito: ora è lui seduto in cattedra ad illustrare in modo semplice e immediato il suo lavoro, le ricerche d'archivio, le battaglie.
Ho naturalmente acquistato il libro, cercherò di leggerlo in breve tempo, per informarmi su una questione vetrallese che conosco poco e per poterne poi scrivere una buona recensione.
Gli autori sono due giovani intellettuali, che vivono e lavorano a Viterbo, Daniele Camilli, caro compagno di studi classici, e sua moglie Roberta de Vito, che ho avuto il piacere di conoscere proprio in questa occasione.
Primo complimento a Daniele l'aver ringraziato i suoi genitori, presenti in sala, che gli hanno permesso di studiare, loro di famiglia operaia e dotati di licenza elementare. Non mi capita spesso di sentire sottolineate le proprie origini in un contesto alto e istituzionale, ecco perché mi piace Daniele.
Intellettuale l'ho definito e direi a tuttotondo: parte comunque dalla difesa del territorio, dall'attenzione alla vita e alle attività rurali, per poi indagare la realtà e gli sviluppi economici di questa nostra povera provincia.
La memoria, la storia, i fatti e il volerli cancellare con il cemento, dimenticare così il passato, come è possibile?
Ci sono ancora uomini che non si arrendono, che vogliono scoprire la verità, che scrivono e divulgano, dal momento che la parola scritta è ancora un'arma molto forte per fermare progetti avventati o idee malsane, e Daniele è uno di quelli, insieme alla sua compagna di vita.
Alla conferenza erano presenti anche studenti del nostro liceo classico, corsi e ricorsi della storia mi è venuto pensato. Daniele ci è riuscito: ora è lui seduto in cattedra ad illustrare in modo semplice e immediato il suo lavoro, le ricerche d'archivio, le battaglie.
Ho naturalmente acquistato il libro, cercherò di leggerlo in breve tempo, per informarmi su una questione vetrallese che conosco poco e per poterne poi scrivere una buona recensione.
giovedì 13 novembre 2014
LA VERGINE CUCCIA, OGGI COME ALLORA...
- Ora [la donna] si ricorda del giorno,
- oh giorno crudele! in cui la sua bella
- cagnetta educata dalle Grazie,
- giocando come un cucciolo, il piede
- del servo villano con il dente d’avorio
- morsicò leggermente: e lui, sprezzante,
- le diede un calcio con il piede sacrilego: e lei
- rotolò per tre volte; tre volte le si scompigliò
- il pelo, il naso umido e delicato respirò
- la polvere secca della terra.
- Quindi mettendosi a guaire, sembrava
- dicesse ‘Aiuto’; e dai soffitti dorati
- rispose a lei Eco impietosita:
- e dalle stanze più basse i servi preoccupati
- salirono; e dalle stanze dei piani superiori
- le damigelle pallide e spaventate accorsero.
- Arrivarono tutti: il viso della tua Dama
- fu spruzzato con alcune essenze;
- e si riprese alla fine: era scossa da
- ira e da dolore; gettò degli sguardi fulminei
- al servo; e con voce flebile
- chiamò ben tre volte la cagnolina: questa
- le corse incontro; a suo modo sembrò
- che le chiedesse vendetta; e tu avesti la tua
- vendetta, cagnetta alunna delle Grazie.
- Il servo empio tremò; e con gli occhi rivolti a
- terra ascoltò il suo licenziamento. Non gli
- valse aver lavorato vent’anni, non gli valse
- il rigore alla segretezza; invano lui
- pregò e chiese perdono; se ne andò nudo
- spogliato dalla livrea che era un simbolo
- di distinzione dal volgo. Invano cercò un altro
- posto di lavoro; e le damigelle pietose
- inorridirono, ed odiarono l’autore dell’atroce
- misfatto. Il misero si accasciò con i figli tristi,
- e con la moglie ormai vestita di stracci
- al suo fianco, sulla via chiedendo inutilmente
- l’elemosina ai passanti:
- e tu piccola cagnolina, divinità placata
- da un sacrificio umano, camminasti superba.
Questa è una parte del "Giorno" di G. Parini, parafrasata.
Niente di più attuale, anche ai nostri giorni, anche per me, in uno dei tanti momenti che vivo lavorando a contatto con persone che non la pensano esattamente come me.
lunedì 10 novembre 2014
ASSENZA - ATTESA - DESIDERIO
Da queste tre parole è iniziata la performance di Alessandro Vettori; non sono stata interpellata tra il pubblico e non ho avuto la forza di parlare davanti a tanti.
Però avendone avuto l'opportunità avrei detto questo, più o meno.
Assenza, forte e struggente di mio padre. Non ne parlo spesso e neanche volentieri, perché la gola si chiude, la voce rimane strozzata e gli occhi si riempono di lacrime amare. Assenza ogni giorno, pensiero costante, rabbia di non poter mai più discutere, curare l'orto, coltivare la terra dei nonni, cucinare l'anguilla per la Vigilia di Natale e l'agnello per Pasqua, giocare a carte. Non mi ha accompagnato all'altare, non ha stretto tra le braccia i miei figli, non è invecchiato con la compagna che aveva scelto per tutta la vita.
Attesa, dei miei figli, la mia gioia.
Desiderio, molto più prosaico, di un lavoro, di un'occupazione che sia umile o nobile, alta o bassa, pubblica o privata, flessibile, determinata o indeterminata, ausiliare, comune, collettiva o singola, non importa; basta che ci sia.
domenica 9 novembre 2014
IN UN PIANO DI PAROLE
Siamo arrivati puntuali all'appuntamento e con grande sorpresa la sala brulicava di persone sorridenti e amichevoli, sedie tutte occupate, parete in fondo pronta con maxi-schermo montato, qualche strumento musicale, un leggio e una lavagna a fogli. Abbiamo atteso poco.
La padrona di casa ha aperto l'evento presentando l'artista e ringraziando i numerosi presenti.
Alessandro Vettori - alle sue spalle proiettato il testo manoscritto di Leopardi L'infinito - pur denunciando una certa tachicardia emotiva, ha intrattenuto, coinvolto, scritto, confrontato per più di novanta minuti un pubblico motivato ed esperto.
Nessun timido che si sia sottratto al caldo appello del poeta a esternare le motivazioni private e personali.
Alla fine abbiamo battuto le mani a tempo di musica improvvisata, perché quando Vettori ha chiamato i presenti a esprimere le proprie emozioni artistiche, dal gruppo si sono staccati una cantante, un pittore e tre musicisti. Ci siamo così ritrovati circondati da una performance presentata e iniziata come individuale, ma terminata come collettiva.
Una grande emozione coinvolgente, di musica in sottofondo e di parole tracciate, intrecciate, disegnate, sussurrate.
Per noi una prima volta, un modo di far arte toccante, completo, nuovo.
La padrona di casa ha aperto l'evento presentando l'artista e ringraziando i numerosi presenti.
Alessandro Vettori - alle sue spalle proiettato il testo manoscritto di Leopardi L'infinito - pur denunciando una certa tachicardia emotiva, ha intrattenuto, coinvolto, scritto, confrontato per più di novanta minuti un pubblico motivato ed esperto.
Nessun timido che si sia sottratto al caldo appello del poeta a esternare le motivazioni private e personali.
Alla fine abbiamo battuto le mani a tempo di musica improvvisata, perché quando Vettori ha chiamato i presenti a esprimere le proprie emozioni artistiche, dal gruppo si sono staccati una cantante, un pittore e tre musicisti. Ci siamo così ritrovati circondati da una performance presentata e iniziata come individuale, ma terminata come collettiva.
Una grande emozione coinvolgente, di musica in sottofondo e di parole tracciate, intrecciate, disegnate, sussurrate.
Per noi una prima volta, un modo di far arte toccante, completo, nuovo.
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