Buon compleanno a te che ci guardi da lassù, vegli per noi e ci proteggi.
Non che non mi vada bene questa protezione, ma avrei tanto preferito rimandarla di almeno altri trent'anni. E invece te ne sei andato, un lunedì pomeriggio e la nostra vita non è stata più la stessa.
Ho sentito tante spiegazioni, raccomandazioni, delucidazioni in questi lunghi anni, hanno cercato di convincermi che quella è la fine dei giusti, la morte più bella, quando non si soffre.
Mi hanno anche rivelato che "Il Signore va nel suo giardino e coglie il fiore più bello". Troppe chiacchiere, parole vuote. Il dolore non si misura, il dolore non passa. Purtroppo siamo sempre più numerosi a trovarci testa a testa con il termine ultimo, a vivere eventi luttuosi: ognuno vive questi momenti come crede e si sente di agire, tutto il resto sono solo bolle di sapone.
domenica 15 marzo 2015
sabato 14 marzo 2015
NIENTE DI PROGRAMMATO
Il 13 marzo di alcuni anni or sono ho concluso il mio cursus studiorum accademico, mi sono laureata con lode presso l'Università della Tuscia, Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali. Avevo scelto questa facoltà sin dal liceo, quella che più si avvicinava ai miei gusti, tra tutte le opzioni del nostro capoluogo di provincia, perché per tanti motivi non volevo muovermi da casa: allontanarmi troppo, mia madre mi ha trasmesso un bel po' della sua "paura dell'ignoto", i miei genitori erano contrari a farmi proseguire gli studi dopo il diploma, ho cercato di lavorare sempre e comunque in parallelo con le lezioni e tanti altri freni.
Invece ho scoperto un mondo meraviglioso, ho studiato sempre con passione e ho ottenuto buoni risultati, fino alla grande soddisfazione finale, alla faccia del voto della maturità che mi aveva lasciato l'amaro in bocca.
Unico grosso cruccio post-universitario il lavoro, impossibile da trovare, più facile inventarselo nella nostra provincia: praticamente una sfida. Spero di continuare a mettere in pratica quanto studiato, magari in incontri pubblici, tavole rotonde, contributi scritti e collaborazioni con privati mecenati e contemporanei artisti.
Intanto ho un impiego a zig zag nel mondo della scuola italiana, travolgente, entusiasmante, quasi commovente.
Invece ho scoperto un mondo meraviglioso, ho studiato sempre con passione e ho ottenuto buoni risultati, fino alla grande soddisfazione finale, alla faccia del voto della maturità che mi aveva lasciato l'amaro in bocca.
Unico grosso cruccio post-universitario il lavoro, impossibile da trovare, più facile inventarselo nella nostra provincia: praticamente una sfida. Spero di continuare a mettere in pratica quanto studiato, magari in incontri pubblici, tavole rotonde, contributi scritti e collaborazioni con privati mecenati e contemporanei artisti.
Intanto ho un impiego a zig zag nel mondo della scuola italiana, travolgente, entusiasmante, quasi commovente.
lunedì 9 marzo 2015
LASCIO PARLARE MANZONI...
Non ci sono parole giuste, adatte, rassicuranti. Eppure il parroco oggi pomeriggio ha saputo alleviare un poco il tremendo dolore. La grande dignità dei giovani genitori: lo strazio toccante del padre, gli occhi gonfi della madre.
Scendeva dalla soglia d’uno di quegli usci, e veniva verso il convoglio, una donna, il cui aspetto annunziava una giovinezza avanzata, ma non trascorsa; e vi traspariva una bellezza velata e offuscata, ma non guasta, da una gran passione, e da un languor mortale: quella bellezza molle a un tempo e maestosa, che brilla nel sangue lombardo. La sua andatura era affaticata, ma non cascante; gli occhi non davan lacrime, ma portavan segno d’averne sparse tante; c’era in quel dolore un non so che di pacato e di profondo, che attestava un’anima tutta consapevole e presente a sentirlo. Ma non era il solo suo aspetto che, tra tante miserie, la indicasse così particolarmente alla pietà, e ravvivasse per lei quel sentimento ormai stracco e ammortito ne’ cuori. Portava essa in collo una bambina di forse nov’anni, morta; ma tutta ben accomodata, co’ capelli divisi sulla fronte, con un vestito bianchissimo, come se quelle mani l’avessero adornata per una festa promessa da tanto tempo, e data per premio. Né la teneva a giacere, ma sorretta, a sedere sur un braccio, col petto appoggiato al petto, come se fosse stata viva; se non che una manina bianca a guisa di cera spenzolava da una parte, con una certa inanimata gravezza, e il capo posava sull’omero della madre, con un abbandono piú forte del sonno: della madre, ché, se anche la somiglianza de’ volti non n’avesse fatto fede, l’avrebbe detto chiaramente quello de’ due ch’esprimeva ancora un sentimento.
Un turpe monatto andò per levarle la bambina dalle braccia, con una specie però d’insolito rispetto, con un’esitazione involontaria. Ma quella, tirandosi indietro, senza però mostrare sdegno né disprezzo, “no!” disse: “non me la toccate per ora; devo metterla io su quel carro: prendete.” Così dicendo, aprì una mano, fece vedere una borsa, e la lasciò cadere in quella che il monatto le tese. Poi continuò: “promettetemi di non levarle un filo d’intorno, né di lasciar che altri ardisca di farlo, e di metterla sotto terra così.”
Il monatto si mise una mano al petto; e poi, tutto premuroso, e quasi ossequioso, piú per il nuovo sentimento da cui era come soggiogato, che per l’inaspettata ricompensa, s’affaccendò a far un po’ di posto sul carro per la morticina. La madre, dato a questa un bacio in fronte, la mise lì come sur un letto, ce l’accomodò, le stese sopra un panno bianco, e disse l’ultime parole: “addio, Cecilia! riposa in pace! Stasera verremo anche noi, per restar sempre insieme. Prega intanto per noi; ch’io pregherò per te e per gli altri.” Poi voltatasi di nuovo al monatto, “voi,” disse, “passando di qui verso sera, salirete a prendere anche me, e non me sola.”
Così detto, rientrò in casa, e, un momento dopo, s’affacciò alla finestra, tenendo in collo un’altra bambina piú piccola, viva, ma coi segni della morte in volto. Stette a contemplare quelle così indegne esequie della prima, finché il carro non si mosse, finché lo poté vedere; poi disparve. E che altro poté fare, se non posar sul letto l’unica che le rimaneva, e mettersele accanto per morire insieme? come il fiore già rigoglioso sullo stelo cade insieme col fiorellino ancora in boccia, al passar della falce che pareggia tutte l’erbe del prato.
Un turpe monatto andò per levarle la bambina dalle braccia, con una specie però d’insolito rispetto, con un’esitazione involontaria. Ma quella, tirandosi indietro, senza però mostrare sdegno né disprezzo, “no!” disse: “non me la toccate per ora; devo metterla io su quel carro: prendete.” Così dicendo, aprì una mano, fece vedere una borsa, e la lasciò cadere in quella che il monatto le tese. Poi continuò: “promettetemi di non levarle un filo d’intorno, né di lasciar che altri ardisca di farlo, e di metterla sotto terra così.”
Il monatto si mise una mano al petto; e poi, tutto premuroso, e quasi ossequioso, piú per il nuovo sentimento da cui era come soggiogato, che per l’inaspettata ricompensa, s’affaccendò a far un po’ di posto sul carro per la morticina. La madre, dato a questa un bacio in fronte, la mise lì come sur un letto, ce l’accomodò, le stese sopra un panno bianco, e disse l’ultime parole: “addio, Cecilia! riposa in pace! Stasera verremo anche noi, per restar sempre insieme. Prega intanto per noi; ch’io pregherò per te e per gli altri.” Poi voltatasi di nuovo al monatto, “voi,” disse, “passando di qui verso sera, salirete a prendere anche me, e non me sola.”
Così detto, rientrò in casa, e, un momento dopo, s’affacciò alla finestra, tenendo in collo un’altra bambina piú piccola, viva, ma coi segni della morte in volto. Stette a contemplare quelle così indegne esequie della prima, finché il carro non si mosse, finché lo poté vedere; poi disparve. E che altro poté fare, se non posar sul letto l’unica che le rimaneva, e mettersele accanto per morire insieme? come il fiore già rigoglioso sullo stelo cade insieme col fiorellino ancora in boccia, al passar della falce che pareggia tutte l’erbe del prato.
domenica 8 marzo 2015
QUANDO NASCE L'EREDE AL TRONO...
Nuovo prezioso arrivo nella nostra numerosa, solidale, grande e meravigliosa famiglia: un maschio. Strano, ma avete mai considerato che si ammette "E' una femminuccia" e si pronuncia "E' maschio" con tanto di tono trionfante e sorriso a trentadue denti (specie se chiedete al nonno paterno)?
Inutile, l'attesa dell'erede ha un sapore diverso, il cognome è il cognome, la stirpe è la stirpe.
La donna in attesa di un bimbo prova già una profonda gelosia, tutta femminile, di possesso e consapevolezza di un "dover lasciare il posto" che poco le piace e che forse mai abbandonerà del tutto.
Il piccolo che ora stringi tra le braccia un giorno sarà un giovanotto gelatinato, moto-munito, assonnato per andare alla stazione, ma vispo e sveglio il fine settimana, pronto alla baldoria, che ti proporrà come taxi o peggio come bancomat.
Poi orgogliosa lo accompagnerai capofamiglia, un uomo grande e grosso, dalle spalle larghe, taciturno, ma profondamente attaccato a te, perché basta uno sguardo per intendersi. La domenica lo vizierai con i suoi piatti preferiti, gli controllerai la camicia stirata, gli aggiusterai il collo del maglione, perché tu lo vedrai ancora come il tuo bambino, perché la mamma è sempre la mamma.
Inutile, l'attesa dell'erede ha un sapore diverso, il cognome è il cognome, la stirpe è la stirpe.
La donna in attesa di un bimbo prova già una profonda gelosia, tutta femminile, di possesso e consapevolezza di un "dover lasciare il posto" che poco le piace e che forse mai abbandonerà del tutto.
Il piccolo che ora stringi tra le braccia un giorno sarà un giovanotto gelatinato, moto-munito, assonnato per andare alla stazione, ma vispo e sveglio il fine settimana, pronto alla baldoria, che ti proporrà come taxi o peggio come bancomat.
Poi orgogliosa lo accompagnerai capofamiglia, un uomo grande e grosso, dalle spalle larghe, taciturno, ma profondamente attaccato a te, perché basta uno sguardo per intendersi. La domenica lo vizierai con i suoi piatti preferiti, gli controllerai la camicia stirata, gli aggiusterai il collo del maglione, perché tu lo vedrai ancora come il tuo bambino, perché la mamma è sempre la mamma.
Forse perché della fatal quïete...
Questa è la vita, un'esperienza meravigliosa, un continuo viaggio verso l'ignoto, lo stare sempre in allerta, una lotta senza esclusioni di colpi, un galleggiare in acque impetuose, un arrendersi-mai e un ti proteggerò sempre e per sempre.
Quanto può essere beffardo e insensibile il Fato, a chi dà tanto e a chi tanto sottrae, all'improvviso, in punta di piedi, alle spalle, in un attimo di abbassamento della guardia, quando vedi uno spiraglio di luce, un miglioramento.
Non si è mai abbastanza pronti, non si vuol mai essere pronti, perché non è giusto, perché mancano tanti appuntamenti, perché non si può fare a meno di qualcuno caro...
Dove corriamo, dove vorremmo giungere, quando e con chi?
Quanto può essere beffardo e insensibile il Fato, a chi dà tanto e a chi tanto sottrae, all'improvviso, in punta di piedi, alle spalle, in un attimo di abbassamento della guardia, quando vedi uno spiraglio di luce, un miglioramento.
Non si è mai abbastanza pronti, non si vuol mai essere pronti, perché non è giusto, perché mancano tanti appuntamenti, perché non si può fare a meno di qualcuno caro...
Dove corriamo, dove vorremmo giungere, quando e con chi?
sabato 7 marzo 2015
HOMO SAPIENS SI', MA ANCHE TECHNOLOGICUS
Succede allora che per qualsiasi motivo o impegno, stanchezza, sonno, riunioni fiume e quant'altro non ti connetti nel'arco delle ventiquattro-quarantotto ore e ti perdi di tutto. Poi siccome abiti in un paesino in cui tutti conoscono tutti, ti fermano per strada, al parcheggio o dove capita e ti raccontano di pseudo-discussioni, scambi di opinioni più o meno gentili, garbate, fotografiche, sceniche. Persone che commentano, nonostante non fossero presenti, opinionisti dell'ultima ora che comunque vada vogliono lasciare un segno, parole sibilate, scritte, alternate, anagrammate.
Quanto rimpiango le comari che affollavano casa mia, quando ero piccola e mia madre passava le ore seduta curva alla sua postazione di lavoro da sarta: un perfetto salotto, esclusivamente femminile, amiche e vicine più o meno pettegole che, per passare il tempo, rimanere in compagnia e scambiare quattro chiacchiere si rifugiavano da noi, il pomeriggio.
Parole, parole, parole pronunciate, politiche, religiose, bigotte, aggiornate, stantie, ma comunque udite e capite, accompagnate dal tono della voce, dalla mimica facciale, dai gesti di tutto il corpo.
Adoro scrivere, lo trovo anche terapeutico, ma certo quando c'è da capirsi, da emozionarsi, da giudicare non basta la frase, il modo di dire o l'immagine, meglio guardarsi negli occhi e provare imbarazzo, convinti però della propria ragione.
Quanto rimpiango le comari che affollavano casa mia, quando ero piccola e mia madre passava le ore seduta curva alla sua postazione di lavoro da sarta: un perfetto salotto, esclusivamente femminile, amiche e vicine più o meno pettegole che, per passare il tempo, rimanere in compagnia e scambiare quattro chiacchiere si rifugiavano da noi, il pomeriggio.
Parole, parole, parole pronunciate, politiche, religiose, bigotte, aggiornate, stantie, ma comunque udite e capite, accompagnate dal tono della voce, dalla mimica facciale, dai gesti di tutto il corpo.
Adoro scrivere, lo trovo anche terapeutico, ma certo quando c'è da capirsi, da emozionarsi, da giudicare non basta la frase, il modo di dire o l'immagine, meglio guardarsi negli occhi e provare imbarazzo, convinti però della propria ragione.
domenica 1 marzo 2015
MA CHE... DOLCE HA COMBINATO LA CLASSE 75?
Che splendido pomeriggio, dolce dolce, cremoso, sbriciolone, soffice, a strati, a scacchi, zuccheroso, bianco o colorato, montato, spalmato, decorato, primaverile, invitante e chi più ne ha più ne metta. Ben sei partecipanti, tutte donne, non professioniste hanno accettato l'invito di preparare un dolce a casa, sottoporlo al giudizio di una giuria di esperti; le tre risultate migliori hanno decorato davanti al pubblico un disco di pan di spagna sul tema "primavera".
Una gioia per gli occhi, una delizia per il palato e una grande soddisfazione per la Classe: quando l'evento riesce, il pubblico si diverte e sottolinea con un fragoroso e sincero applauso ogni intervento dei presenti, non ci sono parole giuste di ringraziamento alle appassionate pasticcere e ai giudici.
Proprio i giudici seri, competenti, disponibili con consigli e suggerimenti hanno premiato l'impegno, il lavoro, la creatività, la manualità e il dolce intuito.
Anche questo appuntamento è stato pensato, aggiustato ed elaborato per raccogliere fondi per la festa patronale, un grazie quindi anche a chi ha contribuito in denari alla buona riuscita.
Tanto per fare nomi, grazie infinite a:
Claudio, Egisto e Salvatore - i giudici
Alessandra, Cristina, Irene, Linda, Lorella e Samantha - le concorrenti.
Una gioia per gli occhi, una delizia per il palato e una grande soddisfazione per la Classe: quando l'evento riesce, il pubblico si diverte e sottolinea con un fragoroso e sincero applauso ogni intervento dei presenti, non ci sono parole giuste di ringraziamento alle appassionate pasticcere e ai giudici.
Proprio i giudici seri, competenti, disponibili con consigli e suggerimenti hanno premiato l'impegno, il lavoro, la creatività, la manualità e il dolce intuito.
Anche questo appuntamento è stato pensato, aggiustato ed elaborato per raccogliere fondi per la festa patronale, un grazie quindi anche a chi ha contribuito in denari alla buona riuscita.
Tanto per fare nomi, grazie infinite a:
Claudio, Egisto e Salvatore - i giudici
Alessandra, Cristina, Irene, Linda, Lorella e Samantha - le concorrenti.
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