lunedì 8 giugno 2015

VALENTINO DOCET: SIAMO RICCHI, SENZA SAPERLO

  Siamo ricchi per il patrimonio storico, culturale, archeologico e umano, Valentino D'Arcangeli lo aveva studiato cinquant'anni fa, San Valentino - Fornacchia.

Passeggiata culturale, ovvero levataccia per il mattino di domenica 7 giugno, ma ne è valsa proprio la pena. Zona archeologica a me sconosciuta, parto con tutta la famiglia, una piccola gita e tanto entusiasmo, merito anche di Francesca Ceci, sempre spumeggiante.
 Meraviglioso luogo seminascosto al mondo, ma credo anche a gran parte dei compaesani, ce lo svela Giancarlo Pastura dell'Università della Tuscia, talmente bene che anche gli appassionati più piccoli lo seguono con attenzione, pronti con qualche domanda o osservazione sempre azzeccata. Un gruppo consistente, eterogeneo per età, accomunato però dalla curiosità: la visita è durata circa due ore, intense, non faticose, all'ombra fino a quando non ci siamo riposati ad un "punto di ristoro" organizzato dall'Associazione Terzo Millennio - gruppo archeologico: tutto buono, squisito, chiedetelo ai miei pargoli.
 Attendiamo con ansia l'inizio dei lavori e una visita "approfondita e scavata", come promesso.







domenica 7 giugno 2015

8 GIUGNO 1953 - 8 GIUGNO 2015

 Ho trentanove anni e qualche mese, i miei figli sono ancora piccoli, hanno bisogno delle mie attenzioni, delle mie cure, dei miei rimproveri. Mia madre alla mia età andava al colloquio con i professori del liceo, ero già grande, fidanzata, con il ragazzo che tanti anni dopo sarebbe diventato mio marito.
 Quando ho compiuto diciotto anni, mia madre avrebbe dovuto pensare ai suoi quaranta e invece non l'ha fatto, non ha mai pensato alla sua vita, alla sua esistenza, alle sue esigenze. Prima e sempre le figlie, quel poco che avanzava in casa dello stipendio, di guadagno dal raccolto della campagna era sempre destinato a noi, al corredo nuziale, ai libri scolastici e a tutto il resto.
 La guardo e vedo una donna stanca, provata nel fisico e nello spirito, ma ancora tanto battagliera, fiera dei nipoti, orgogliosa della figlia in Spagna e persa nelle mani di Dio. Si è ingobbita, il suo lavoro, l'amato lavoro di una vita, l'ha deformata: cuce da quando aveva quindici anni, confeziona, stringe, allarga, modifica, senza mai stancarsi o lamentarsi della sua occupazione.
 Mia madre non è una cuoca perfetta, meticolosa per i dettagli della tavola, non si dedica neanche alla pasticceria, ma i suoi pranzetti fatti con il cuore, con l'attenzione propria delle nonne, hanno un qualcosa di speciale, di saporito, di unico, come la pasta fatta in casa, con il ragù di carne fresca di macelleria, le polpette...
Come tutte le donne, però, cucina ciò che piace a lei, soprattutto, e se qualcuno si azzarda a pronunciare qualche complimento di troppo, lo fa a suo rischio e pericolo, perché poi la mamma si sente autorizzata a riproporre il piatto ogni giorno.
  Mia madre è rimasta vedova ancor giovane e indifesa, ha perso il compagno scelto per la vita dopo neanche ventitré anni di matrimonio: aveva solo quarantaquattro anni, io ventidue e mia sorella era ai primi passi del liceo linguistico. La nostra esistenza è cambiata per sempre, stravolta direi: ci siamo ritrovate sole, noi tre, a combattere battaglie quotidiane, ad arrangiarci per vivere dignitosamente, continuare gli studi, accantonare un gruzzolo per l'organizzazione di un matrimonio, la vita insomma di ogni famiglia, ma senza il capo. Lei non ci ha mai fatto mancare nulla del necessario, ma il superfluo a casa nostra non è mai entrato, né noi lo abbiamo mai chiesto, inutile.
 Grazie Adalgisa.



QUESTI BAMBINI, IL NOSTRO FUTURO

 "Questi bambini sono il futuro del nostro Paese, i cittadini di domani", così li presenta sempre il maestro Eutiziangelo. Manifestazione CONI, venerdì 5 giugno, campo sportivo, tutti gli alunni della scuola primaria, circa trecentocinquanta alunni bellissimi.
 Si inizia con la parata: un giro di campo completo accompagnato dalla marcia trionfale, la sistemazione per file di classi e poi l'inno d'Italia, con la manina sul petto.
 Per il nostro Paese è anche il giorno del ricordo: anniversario del bombardamento alleato, un minuto di silenzio.
 Rotte le righe, sugli spalti i genitori si impegnano a farsi vedere e riconoscere dal proprio pargolo, che curioso scruta il pubblico.
 Poi ogni insegnante sistema il gruppo, secondo il gioco, gli attrezzi; il ritmo è elevato, tutti si cimentano in salti, slalom, zig zag, corsa, equilibrio. Il tutto dura circa un'ora e mezzo: il caldo comincia a farsi sentire insistente, quando gli atleti finiscono, corrono verso i tavoli dove è allestita una piccola colazione.


giovedì 4 giugno 2015

I NOSTRI AMICHETTI KOINOBORI

 Pomeriggio speciale quello di oggi, giornata calda e afosa, quasi estiva. Invito tanto inaspettato quanto gradito da parte di una famiglia di amichetti di scuola: ci sono da  mangiare le ciliegie, direttamente dall'albero. Occasione da non perdere e penso ai miei pargoli, cresciuti troppo "cittadini", urbani, rispetto a me rozza campagnola.
 Aperta e silenziosa campagna, il prato, i cani, una scala appoggiata al fusto e due ciotole che si riempiono troppo lentamente: per una ciliegia che finisce dentro, due ne mangiamo. Si fa anche merenda a base di gelato, fatto in  casa alla ciliegie naturalmente, e una gustosa crostata, sotto il portico, comodi seduti, con i cani che gironzolano tra le gambe, rimasti a bocca asciutta.
 Si gioca, si corre, si cade anche tra i rovi, ma il dolore passa in fretta, senza perdere tempo prezioso: tre ore di puro e intenso gioco, scoperte di sapori, odori e forme. Ce ne andiamo stanchi, sporchi, arruffati ma tanto soddisfatti, i nostri amichetti sono così dolci, ci accompagnano al cancello e di salutano con le loro manine fino a quando non scompariamo nella strada sterrata tra i cespugli.




mercoledì 3 giugno 2015

NINO NON AVER PAURA...

 Altra occasione per riflettere sulla vita, sulla forza di continuare nonostante tutto, sul ricordo.
 Questa volta nell'aula magna della scuola in cui sono supplente da aprile, si ricorda un giovanissimo studente: aveva solo 15 anni, era una promessa del calcio, frequentava la II C, era figlio unico.
 Luca viene ricordato dai compagni di classe, dai professori, dalle autorità e per ultimo interviene anche il vescovo; forte commozione di tutti i presenti: in prima fila sono seduti il padre, la madre e la nonna. Si leggono brani, il testo di una canzone di De Gregori adattata, il tutto con l'accompagnamento di chitarra e tromba.
 La targa è stata affissa all'ingresso della scuola, in modo che tutti entrando la guardino e si ricordino di un ragazzo che aveva un sorriso contagioso e sognava di diventare un grande calciatore.


 Sole sul tetto dei palazzi in costruzione
sole che batte sul campo di pallone
e terra e polvere che tira vento
e poi magari piove
Nino cammina che sembra un uomo 
con le scarpette di gomma dura
dodici anni e il cuore pieno di paura.

Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore
non è mica da questi particolari
che si giudica un giocatore
un giocatore lo vedi dal coraggio
dall'altruismo e dalla fantasia.

E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai
di giocatori tristi che non hanno vinto mai
ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro
e adesso ridono dentro al bar
e sono innamorati da dieci anni
con una donna che non hanno amato mai
chissà quanti ne hai veduti
chissà quanti ne vedrai.

Nino capì fin dal primo momento
l'allenatore sembrava contento
e allora mise il cuore dentro le scarpe
e corse più veloce del vento
prese un pallone che sembrava stregato
accanto al piede rimaneva incollato
entrò nell'area tirò senza guardare
ed il portiere lo fece passare
ma Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore
non è mica da questi particolari
che si giudica un giocatore
un giocatore lo vedi dal coraggio
dall'altruismo e dalla fantasia.

Il ragazzo si farà
anche se ha le spalle strette
quest'altr'anno giocherà
con la maglia numero sette

SOLO PAROLE

 Questa mattina abbiamo partecipato ad una messa per ricordare un giovane ragazzo strappato alla vita, poco più di un mese fa.
 Le parole del parroco, a commento dei passi scelti, hanno cercato di confortare, aiutare, coccolare quasi due giovani genitori seduti al primo banco, composti e silenziosi. Si parla di vita eterna: questo bel giovanotto ci ha preceduto, sta sperimentando l'amore del Padre, ci protegge.
 Nessuno riesce a trattenere le lacrime, come sarebbe possibile pensando che non è più rientrato a casa dopo una serata con gli amici? La madre lo vorrebbe ancora vedere, accarezzare, gli vorrebbe preparare i suoi piatti preferiti, stirargli la felpa che gli piace tanto, apparecchiare per la colazione insieme, invece ogni mattina prima di recarsi al lavoro passa al cimitero per una preghiera, un "saluto", come un dovere irrinunciabile. Quel padre, orgoglioso di un figlio impegnato nel sociale, in parrocchia e in ogni associazione paesana, rimane in silenzio, saluta e abbraccia tutti quelli che gli si parano davanti.
 Questa è la vita?
Io, tanto fedele, sono assalita da mille dubbi e domande a cui non riesco a dare risposte convincenti.


INCONTRIAMO IL NOSTRO TEMPO... a Castiglion Fiorentino

 Altra sede, altra inaugurazione, questa volta tutti a Castiglion Fiorentino, provincia di Arezzo. Ottimo.
 Sede del Museo Archeologico, signorile, storico, un poco scomodo, come tutti i palazzi medievali che si rispettino. Ci imbattiamo anche in una festa dal sapore medievale, con tanto di rapaci e tamburi, che ci ricordano qualcosa di familiare.

 Una piccola soddisfazione, questa volta c'è anche un pannello che riporta un mio pezzo critico, scritto per l'evento di Orvieto, esattamente un anno fa.

 Parla per tutti il maestro Luigi Fondi: reperti antichi, opere contemporanee, il compenetrarsi di capacità estetiche, il genio umano, la produzione che attraversa le epoche e ci rimanda a misteri e leggende, il comune sentire artistico.