mercoledì 5 novembre 2014

GIA' CATULLO LO SCRIVEVA...

Ho organizzato una cena a casa mia per sabato sera con mio cugino e qualche amico, mi piace la compagnia di persone che mi vogliono bene, con cui ridere e distrarmi. Nella risposta all'invito era espressa anche la domanda "Cosa portiamo noi?" e come prima battuta ho cercato di sorvolare, per non sembrare scortese, profittatrice e cuoca svogliata.
Poi è saltato fuori il dolce e anche da bere, bibite a scelta.
Allora ho associato la situazione ad un carme di Catullo, uno dei più conosciuti e commentati, il 13° che recita così:

Cenerai bene, o mio Fabullo, a casa mia
tra pochi giorni, se gli dei ti sono favorevoli,
se porterai con te una buona ed abbondante
cena, non senza una bella ragazza
e vino e sale e ogni risata.
Se, dico, porterai queste cose, bello mio,
cenerai  bene; infatti il borsellino del tuo Catullo
è pieno di ragnatele.
In cambio però riceverai amicizia sincera [oppure: un’autentica delizia]
o se c’è qualcosa  di più dolce e di più elegante:
ti darò infatti un unguento che alla mia fanciulla
donarono le Veneri e gli Amorini;
e quando tu lo annuserai, pregherai gli dei,
o Fabullo, che ti facciano diventare tutto naso.

Fa proprio al caso mio!



martedì 4 novembre 2014

NOI DEL 75 COME FRA' GALDINO

... si sentì un picchietto all'uscio, e, nello stesso momento, un sommesso ma distinto - Deo gratias -. Lucia, immaginandosi chi poteva essere, corse ad aprire; e subito, fatto un piccolo inchino famigliare, venne avanti un laico cercatore cappuccino, con la sua bisaccia pendente alla spalla sinistra, e tenendone l'imboccatura attortigliata e stretta nelle due mani sul petto.
         - Oh fra Galdino! - dissero le due donne.
         - Il Signore sia con voi, - disse il frate. - Vengo alla cerca delle noci.
...
- E come va la cerca? - soggiunse poi, per mutar discorso.
         - Poco bene, buona donna, poco bene. Le son tutte qui -. E, così dicendo, si levò la bisaccia d'addosso, e la fece saltar tra le due mani. - Son tutte qui; e, per mettere insieme questa bella abbondanza, ho dovuto picchiare a dieci porte.
         - Ma! le annate vanno scarse, fra Galdino; e, quando s'ha a misurar il pane, non si può allargar la mano nel resto.
...
Qui ricomparve Lucia, col grembiule così carico di noci, che lo reggeva a fatica, tenendone le due cocche in alto, con le braccia tese e allungate. Mentre fra Galdino, levatasi di nuovo la bisaccia, la metteva giù, e ne scioglieva la bocca, per introdurvi l'abbondante elemosina, la madre fece un volto attonito e severo a Lucia, per la sua prodigalità; ma Lucia le diede un'occhiata, che voleva dire: mi giustificherò. Fra Galdino proruppe in elogi, in auguri, in promesse, in ringraziamenti, e, rimessa la bisaccia al posto, s'avviava...

E' cominciata la cerca della Classe 75, ottimi i primi risultati, considerati i tempi e la situazione economica delle famiglie. Moltissimi hanno offerto, qualcuno ha aperto la porta ma non il portamonete, altri non ne hanno proprio voluto sapere di vedere chi bussava al loro uscio. Pazienza.

Ringraziamo comunque tutti coloro che hanno contribuito e contribuiranno con una, cinque o più noci per la riuscita della festa patronale.



domenica 2 novembre 2014

ANITORI, RETROSPETTIVA A RONCIGLIONE

Un esperto autoctono sorianese un giorno mi ha avvertito di non farmi contagiare dalla "sorianesità", cioè da una brutta malattia, a detta sua, che impedisce di oltrepassare il confine artistico del paese in cui vivo e lavoro. Non ci sono proprio rimasta bene, perché mi sembra di essere una persona equilibrata, curiosa e artisticamente vagabonda, però accetto sempre i consigli, specialmente di persone più mature e navigate. Questa mattina, proprio per allargare lo sguardo, sono tornata a Ronciglione, stessa Cantina, stesso curatore, ma nuova retrospettiva di un artista del luogo, che io da buona ignorante non conoscevo.
Ottima mostra, sempre agile, ingresso libero per visionare quadri, sculture, disegni "rubati", passatemi questo verbo, cioè schizzi stupendi di una mano che si muove veloce e sicura su fogliacci, ritagli, che sono stati riuniti in due grandi gruppi. Ho un debole per la grafica, non posso negarlo. Commovente però anche la scultura del Cristo disteso al centro della prima sala.
L'artista in questione, già in vita, godeva di ottima reputazione, ma celebrarlo ha tutto un altro sapore. Sempre un lavoro encomiabile, da lodare, quello di chi seleziona, riunisce, espone opere d'arte. La prossima retrospettiva sarà inaugurata il 22 novembre, altro artista, altro evento da non perdere.






























VILLA D'ESTE, TIVOLI

Sabato 1 novembre, splendida giornata di sole, troppo bella per sprecarla al chiuso. Si va a Tivoli, destinazione Villa D'Este, i pargoli non la conoscono.
Tivoli ci appare frenetica, sporca, trafficata, disorganizzata e priva di segnaletica stradale utile a noi poveri turisti mordi e fuggi. Comunque riusciamo a capire dove poter parcheggiare, non troppo lontano dall'entrata, in una struttura moderna terribilmente inadatta al centro storico, a pagamento, semi-abbandonata. Si va e si chiede ad un gentile vecchietto il giusto percorso, perché tra divieti e sensi unici abbiamo veramente perso la bussola.
Stradine, luride e intasate di macchine selvaggiamente parcheggiate, affollate di tavolini di trattorie, camerieri che ti "aggrediscono" con menù invitanti, a prezzo basso e conveniente.
Finalmente l'ingresso su una piazzetta e dopo una fila scorrevole entriamo.
Tutto meraviglioso, tardo-rinascimentale già manieristico, un po' Villa Lante di Bagnaia un po' Palazzzo Farnese di Caprarola, ma di dimensioni extra.
Appuntamento alla Fontana dell'Organo ore 12:30, l'organo suona per pochi minuti la musica del Cardinale e poi giro libero, scoperta sensitiva: spruzzi e giochi d'acqua, figure mitologiche, vasche enormi, giardino all'italiana, verde tanto verde e scrosci continui.
I bimbi si godono il sole, il pranzo al sacco e la scoperta di enormi statue, barche, animali tutto simmetrico e calibrato, poi l'interno, affrescato, ben tenuto, d'impatto. Nell'ultima sala su un mega-schermo scorre un filmato didattico, noioso, da adulti, l'attenzione cala subito. Si può uscire.
Il biglietto d'ingresso, congruo e non oneroso, è a pagamento per i maggiorenni; purtroppo la pulizia degli unici servizi aperti al pubblico lascia molto a desiderare, il bar è chiuso, bisogna accontentarsi del distributore, il book-shop è minimale e le audio-guide insufficienti.
Però la visita ci ha lasciati tutti contenti e soddisfatti.
Fuori troviamo una città semi-deserta, dove sono finiti tutti? Il Corso è silenzioso, alcuni negozi aperti ma senza clientela, altri svuotati e in cerca di un riutilizzo.
E' proprio ora di tornare a casa.








sabato 1 novembre 2014

"La spada ferisce il corpo, la parola lo spirito", ovvero "Ne ferisce più la lingua che la spada".

Il primo mio post per questo blog risale al 9 dicembre 2013, siamo quasi al traguardo del primo anno, sono emozionata. In questo momento il conta-contatti segna 11555 visualizzazioni.
Proprio non avrei mai giurato su questa mia costanza e perseveranza nello scrivere e nel raccontare ciò che vedo, sento, vivo.
Scrivere è sempre stato il mio grande sogno e, modestia  a parte, posso far finta di essere una giornalista di costume. Devo solo trovare la forza di scrivere il giusto libro per l'infanzia, in particolare filastrocche, poi posso ritenermi soddisfatta, finanziamenti per la pubblicazione a parte naturalmente!
In questi mesi ho ricevuto molti incoraggiamenti e parole lusinghiere, ma anche critiche, poche per iscritto, tante riportate conto terzi. Non posso pretendere di piacere a tutti, però ho la certezza che tanti non possono fare a meno di sbirciare, non fosse altro che per constatare se parlo di loro e del loro operato. Qualcuno mi tallona, altri mi "ignorano", qualcuno mi teme, così almeno mi è stato riferito.
Forza della parola scritta.
Non ho preconcetti, certo ho preferenze; su alcuni mi sono dovuta ricredere, sull'operato di alcuni confido fermamente e ne scrivo molto volentieri, di altri non posso evitare almeno un commento cattivello.
La parte migliore è vedere la faccia di alcuni quando mi presento ad un evento e sentire alla fine le persone che fermandomi mi confidano: "Non vedo l'ora di leggere cosa scrivi di questo!"
Ringrazio chi ha speso per me parole pubbliche (compreso il sindaco), chi mi ha ringraziato anche solo in forma privata, chi mi ha bacchettato -tra gli altri anche il sindaco- chi mi incoraggia sempre e comunque -come la meravigliosa bibliotecaria e l'amico pittore.
Se qualcuno si è offeso per quello che nel tempo ho detto o scritto...sono a disposizione per un confronto, faccia a faccia, penna a penna, tasto a tasto.
Ho grossi margini di miglioramento, questa è una certezza.



martedì 28 ottobre 2014

IO COME CINCINNATO

Sul monte Algido gli Equi avevano stretto d’assedio l’esercito Romano con lo stesso console Minucio. Per questo motivo i senatori avevano deciso di eleggere un dittatore: infatti era necessario ricostruire ciò che era stato distrutto. Questi elessero all’unanimità Lucio Quinto Cincinnato.
Quinto coltivava con le sue mani un campo di quattro iugeri. Gli incaricati del senato lo trovarono intento al lavoro agreste e gli riferirono gli ordini dei senatori. Allora quell’uomo valoroso asciuga il sudore, indossa la toga, giunge a Roma con gli incaricati, dove rassicura i cittadini e arruola truppe di giovani. Il giorno dopo arrivò al monte Algido con grandissima velocità. Qui, cavalcando intorno al monte, esaminò la conformazione dell’accampamento dei nemici e preparò il piano d’attacco: nel frattempo i suoi militari aspettano nei loro ranghi il comando per la battaglia. Poco dopo il dittatore lo dà e subito le truppe irrompono nel vallo nemico, liberano i propri soldati e mettono in fuga gli Equi. Quinto accrebbe con umanità la gloria della vittoria: infatti, oltre i comandanti, lasciò andare incolumi tutti i nemici. il popolo decretò un magnifico trionfo al dittatore, ma Cincinnato preferendo la vita agreste alla dittatura, depose le insegne del comando e ritornò all'occupazione interrotta.

Misereàtur nostri omnìpotens Deus.



domenica 26 ottobre 2014

PICCOLI MOSTRI CURIOSI

Come si era deciso, è stato fatto. Uscita organizzata da due mamme di bambini della scuola dell'infanzia, di cui una guida ufficiale della provincia. Ottima compagnia, giornata di fine ottobre calda e assolata, pranzo al sacco e pomeriggio libero. Il Sacro Bosco non delude mai, figuriamoci dei bambini vispi, svelti e curiosi, che gironzolano tra colossali statue di peperino, enormi, seminude, con occhi strabuzzanti, bocche aperte e cavernose.
Bravissima la mamma-guida armata di tanta pazienza.
Per coinvolgere i piccoli visitatori ancora di più, abbiamo preparato cuori di cartoncino verde - solo per veri coraggiosi - da appendere al collo e tre palette di diversi colori per votare il livello di mostruosità dei personaggi via via incontrati nel percorso.
Sono tornata al Sacro Bosco dopo tanti anni e ho trovato grandi e positivi cambiamenti: tutto lucido e pulito, un bar comodo e fornito, una piccola libreria, i servizi addirittura profumati e nessuna cartaccia o sporcizia in giro.
Purtroppo però il percorso avventuroso e accidentato non è molto adatto a passeggini e persone disabili, manca il bancomat alla cassa, quindi si paga solo in contanti un biglietto che purtroppo scoraggia le famiglie.
Comunque un'ottima esperienza, i bimbi in particolare hanno giocato in piena libertà senza alcun supporto tecnologico, che di questi tempi non è di poco conto.