venerdì 14 luglio 2023

IL MIO GIULIO CESARE

 Ho riflettuto parecchi giorni, non ero convinta di scrivere qualcosa riguardo la tua maturità, ma tanto ti dovevo, ero in debito da quell'articolo del dicembre 2017 in cui difendevo la conoscenza latina da te bistrattata al momento della scelta dell'istituto superiore.

 Avevi fatto la tua scelta in completa autonomia, nonostante il mio pervicace attaccamento al classico, che non mancavo e non manco mai di sottolineare: un Istituto Tecnico con ottime credenziali, prospettive di lavoro e compagnia di amici assicurata.

 E dopo cinque anni sei arrivato a discutere, un colloquio di un'ora e mezzo, ben novanta minuti: credo che in diciannove anni di vita condivisa tu non abbia mai parlato tanto: sei stato pronto, convincente, sicuro delle tue capacità e competenze. Li hai lasciati sfiniti e non solo perché li hai imbambolati.

 Eravamo lì, io e la nonna, in corridoio, ad ascoltare: veramente quando hai affrontato Svevo, D'Annunzio, la Guerra me ne sono andata lontano per non sentire, se avessi sbagliato sarei entrata altrimenti a correggerti... La nonna non è voluta mancare e pensare che quando ventinove anni fa è toccato a me non si è scalfita, nessun complimento né tanto mai festeggiamenti, invece quando è toccato a te non è voluta rimanere a casa, il tifo speciale.

 Sei maturo, con ottimo voto, bravo. Ma sei maturo perché responsabile, spero, giudizioso, credo, riflessivo, mi auguro. Sei maturo perché hai ammesso davanti alla commissione di aver sbagliato corso di studi, di non esserti appassionato in modo completo all'Informatica, ma di non aver sbagliato Classe Professori Amici Scuola e per queste motivazioni ti sei iscritto a Lettere Moderne, di già sicuro e testato.

 Spero che questa tua forza di ammettere gli errori e ritrovare la giusta via, diritto e sicuro verso il tuo obiettivo non ti abbandoni mai, spero che la tua passione universitaria cresca di esame in esame. Ho la presunzione di credere che un poco tutto questo dipenda da me e dalle letture ad alta voce a cui ti ho sempre reso partecipe. AD MAIORA CAESARE!

https://criticaleora.blogspot.com/2017/12/blog-post.html

martedì 11 luglio 2023

HO PERSO LE PAROLE

 Articolo 2628.

Serata infrasettimanale, seratona...come tante di un luglio afoso da impazzire e lamentarsi in continuazione, in casa, al secondo piano di un condominio baciato dal sole per l'intera giornata, al Paesello assopito, accaldato, assediato dalle zanzare.

 Non ho più scritto un pezzo da un paio di settimane e non perché non ne sia capace, non abbia argomenti al mio arco o novità da condividere, anzi. Ho solo preferito tacere per dedicarmi alla lettura, alla riflessione, alla ricerca, alle annotazioni di appunti.

 Mi sento in dovere di giustificare le mie ferie, il mio tempo libero da impegni prettamente scolastici, perché? Eppure non sto rubando nulla, ma sembra che sia uno dei peggiori delitti e difetti.

 Mi devo preparare, devo studiare, apprendere, conoscere, spaziare di pagina in pagina, di scaffale in scaffale. Frequento in modo assiduo la biblioteca perché non posso acquistare ogni volume che mi interessi, che mi chiami, che mi serva. Non me lo permettono lo spazio casalingo e lo stipendio.

 Tempo di bilanci? Non credo.

 Sassolini dalle scarpe? Troppi.

 Rivelazioni? Non posso.

 Lamentele? Oh sì, ma non è questo il luogo né il modo, almeno per il momento.

 Messa così sembra che sia una vecchia megera, arcigna, insipida, fuligginosa, isolata, scostante e ingrata alla vita e ai suoi doni. No, il fatto è che stasera sento il peso delle parole che mi sono state dette, confidate, urlate, scritte, lanciate, affibbiate, tatuate, sibilate, promesse, scagliate addosso in tanti anni.

 Sono stanca di scrivere, condividere, sottolineare, pregare, cercare senza grandi "guadagni", apprezzamenti, riconoscimenti, incoraggiamenti, saluti baci a abbracci.

 Ho bisogno di capire se il mondo nutra o meno interesse nei miei confronti, se i social siano ancora una realtà per me e le mie idee, se io serva a qualcuno o qualcosa. Altrimenti, pace sia.

 E, mi raccomando, fatemi sapere cosa ne pensate...

giovedì 29 giugno 2023

IL TEATRO "DEI MIRACOLI"

  Serata viterbese, Teatro del quartiere Ellera: spettacolo diretto da due insegnanti del Liceo Artistico, scuola frequentata dalla mia ragazza. Dobbiamo assolutamente partecipare perché è la Panti, la migliore professoressa di lettere dell'universo e l'altro è Aldo Bellocchio, professore di storia che non spiega, ma interpreta si immedesima entra nella Storia.

 Offerta libera, teatro che si riempie velocemente: nessuno che usi il cellulare, tutti seguono applaudono si lasciano coinvolgere dal ritmo del musical. Si alternano parti recitate a parti cantate, balletti e battute: un unico atto, senza interruzioni e sempre concentrati.

 Tredici attori giovani e meno giovani: la situazione di un piccolo borgo dopo il Covid, le relazioni familiari sociali lavorative, lo sguardo sull'altro e la difficoltà di comunicazione.

 Figure centrali di ogni Paese che si rispetti a cominciare dal prete e la perpetua: come ritrovare equilibrio, onestà, l'amore è un vero miracolo, specie se ci si parla senza ascoltarsi o si sottintende più di quanto si dica apertamente.

 Ottimi spunti di riflessione accompagnati da musiche e testi che sono diventati un classico amato e cantato da tutti come De Gregori e Renato Zero. Bravissimi veramente tutti che hanno trasmesso emozioni con il corpo, il movimento, la voce, gli occhi davanti ad un pubblico attento che si è lasciato trasportare dal ritmo di mani e piedi.

Splendido, veramente, travolgente. 

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mercoledì 28 giugno 2023

QUELLI ANNESSI: DAL COLLEGIO ALLA PIZZA È UN APERITIVO

 Ultimo collegio, pomeridiano: è sempre una festa, uno spettacolo perché si battono le mani in continuazione, dal discorso delle funzioni strumentali alle quiescenze, dalla Gioia alla Cecilia. E poi il Dirigente si commuove, i neoimmessi si commuovono, chi ha chiesto ed ottenuto il trasferimento si commuove, chi ha terminato il periodo lavorativo si commuove.
 Per stare tranquilli, il Capo snocciola una decina di progetti, collaborazioni, spettacoli e via dicendo per fare sistema, dal Carnevale al presepe, dai corsi di rinforzo alla frutta, in senso letterale, nelle scuole. 
 Rimaniamo tutti attenti e silenziosi alla lettura del documento dall'Ufficio scolastico, quando si parla di inclusione e sostegno non si scherza.
Poi il rompete le righe, saluti e abbracci per ritrovarci tutti in gruppetti sulla piazza centrale di Civita per l'aperitivo, considerazioni e visione d'insieme di tecnica di sopravvivenza. 
E non ancora soddisfatti quasi tutti in pizzeria: per cielo le stelle tra i rami di ulivi, tovaglie bianche e una lunga tavolata da Biagio in giù. 
 Fritti irresistibili, taglieri da paura e giro pizza, con dolce e seguito amaro.
 Non ci sediamo per dipartimenti né per età, nemmeno per provenienza o sesso: vicini di chiacchierata, buongustai, palati importanti, gusti rinomati e tanti sorrisi, dal cambio abito al nuovo ruolo, ognuno con la propria importanza. 
 
E sono qui in piena notte a scrivere di un anno di lavoro terminato, un primo bilancio di soddisfazione o di rimprovero, di idee appena sbocciate, complimenti raccolti, litigi e chiarimenti, impegni, difficoltà e vette raggiunte.
 
Siamo una squadra fortissimi, fatta di gente fantastici, alcuni anche altissimi. 


domenica 18 giugno 2023

VI RACCONTO IL PRANZO DI CLASSE

  Abbiamo impiegato più di due mesi ad organizzarci: ristorante, menù, partecipanti, regalo, appuntamento, spostamenti...ma ci siamo riusciti.

 Alunni classe 1975 e maestre, tre di cinque: M. Teresa Miriam e Annamaria, colonne portanti della nostra vita scolastica e alunni, scolari che hanno frequentato le elementari dal 1981 al 1986. Grosse emozioni: ritrovarsi, rivedersi, abbracciarsi e baciarsi, aggiornare vita e miracoli di un'esistenza spesso difficile, con ostacoli e intoppi. Magari da ragazzini neanche ci salutavamo e oggi invece abbiamo parlato, riso e ci siamo confidati come vecchie glorie, come se il tempo non fosse passato.

 Invece di anni ne sono passati e anche tanti, ma le maestre sono sempre le stesse e si sono commosse, ci hanno guardato con lo stesso amore, la tenerezza di quando imparavamo a leggere e scrivere, la delicatezza di chiederci come stavamo e cosa abbiamo combinato di grande nella vita che è trascorsa.

 Primo incontro sulla piazza centrale: già sorrisi di accoglienza, mani tremanti e magari paura di non essere riconosciuti o peggio giudicati invecchiati: certo qualche capello bianco, qualche chilo di troppo e una ruga in bella vista, ma sono tutti particolari che impreziosiscono e meravigliano!

 Una volta al ristorante, a capotavola, occhiali inforcati, ad un certo punto sono anche sbucati da una borsa vecchi temi, fogli vergati da mani innocenti e spirito critico: pensieri in libertà sul mondo, gli adulti, la vita; la maestra Annamaria ha voluto restituire vecchi ricordi ai suoi alunni.

 Dopo un gran mangiare, cantare, brindare e fotografare ci siamo spostati a scuola, davanti all'edificio che ci ha accolti alunni: e come da tradizione abbiamo scattato una foto ricordo sulle scale, perché i ricordi vanno immortalati, le risate vanno ricordate, gli amori vanno celebrati.

 Legame indissolubile, prezioso, unico: certo non sempre in quei cinque anni tutto è andato nel verso giusto, la convivenza è stata anche problematica, ma oggi abbiamo celebrato il gruppo, la nostra storia, il nostro diventare grandi assieme a chi ci ha aiutato in un segmento fondamentale della formazione della personalità.

 E poi quando a tavola, a pranzo finito la maestra Napoli intona Fatece largo che passamo noi sti giovanotti de' sta Roma bella... che vuoi di più?

 Grazie veramente di cuore a tutti, speciali coetanei dell'età mia bella che già stanno pensando ad organizzare di nuovo per il prossimo anno!


ERAVAMO PICCOLI E CARINI SCOLARI ALUNNI MUNELLI

Noi che siamo entrati a scuola nel settembre 1981, lo scorso secolo, lo scorso millennio, da scolari avevamo i capelli informi, cortissimi se giravano i pidocchi, i codini e il cerchietto, i colori dei vestiti poco abbinati, ma sempre puliti almeno all’entrata, indossavamo la tuta di fratelli e cugini più grandi, il grembiule, gli stivali di gomma per i giorni di pioggia e spesso quelle orrende scarpe ortopediche blu. Cartella in spalla, dura, con gli straccali!

Noi che abbiamo frequentato l’asilo, le elementari e le medie potevamo poi interrompere gli studi a soli quattordici anni e dedicarci ad un mestiere, gli anni di studio obbligatori erano solo 8, quindi la maestra che ci accompagnava per ben cinque anni era veramente formativa, importante, iconica.

E noi ci siamo affezionati alla maestra, nel bene e nel male, troppi ricordi affiorano sempre perché fa parte di noi, del nostro percorso di vita, della nostra Storia, chi non ricorda il primo giorno di scuola o la prima impressione appena varcato il grande portone?

Noi andavamo a scuola da soli, uscivamo da soli, c’era lo svogliato, quello bravo e intelligente che non si applicava, il timido, lo strano, la cocca o il cocco, l’asino o ciuchino, somaro pure si sentiva spesso. Quando eravamo alunni noi ancora non esistevano le diagnosi, i disturbi dell’apprendimento o dell’attenzione e per alcuni la vita scolastica non è stata proprio semplice, diciamolo!

Noi che abbiamo cominciato il nostro percorso formativo – come si chiama ora – ben 42 anni fa, siamo stati molto fortunati ad incontrare queste maestre, ad affezionarci a loro, tanto che qualcuna ha pure deciso di proseguire su quella strada… Qualche volta capita che gli insegnanti non siano tutti bravi, portati per quel mestiere, preparati, ma quella è un’altra storia. Oggi siamo qui per ringraziare, coccolare, scattare tante foto, continuare ad accumulare ricordi da tenere stretti.

La maestra è quell’essere mitologico che tutti, ma proprio tutti nella loro vita devono incontrare, prima o dopo, qua o là, su o giù; la maestra non ha età, rimane uguale nel tempo e nei ricordi assume quell’aspetto per sempre, anche se poi la incontri con il bastone, i capelli bianchi e qualche ruga a sottolineare i tanti sorrisi che ha sempre dispensato.

La maestra ha quel taglio di capelli e il solito rossetto, quando incontra un uomo o una donna sgomita chi gli sta vicino e dice: quello è stato alunno mio, era terribile, non se stava fermo un attimo, ma era de core! La maestra si ricorda di ogni alunno, dei bravi e dei difficili, magari ancora tiene tra i ricordi qualche disegno, qualche letterina, qualche foto della sua classe.

La maestra la riconosci subito, profuma di colla vinilica, brilla di materiale luccicante e afferra tutto quello che può essere riciclato, colorato, ritagliato, assemblato per portarlo a scuola per i lavoretti, per la recita, per il cartellone, per i segnaposti, per i saluti finali.

La maestra ha una fantasia incredibile, colora il mondo, capisce il carattere dei bambini, intuisce che qualcosa non va, ha superpoteri perché deve tenere a bada un gruppo assortito, rumoroso, eccitato, parla perché tutti la capiscano, può ripetere infinite volte lo stesso concetto, ride anche se vorrebbe urlare, urla per ottenere l’attenzione, ma poi le passa subito.

Grazie allora maestre Maria Teresa, Annamaria e Miriam per le esperienze condivise, le parole dette e quelle tenute dentro: eravamo piccoli, carini, magri, cicciottelli, dalle mille potenzialità con il mondo da conquistare; oggi ci ritrovate genitori, fidanzati, separati, professionisti, operai e operatori, imprenditori, singoli, insegnanti e addirittura una nonna!



venerdì 16 giugno 2023

UN SOSPIRO DI SOLLIEVO

  Quello che si tira alla fine della riunione denominata "ratifica degli scritti ": venerdì pomeriggio, tutti impegnati quelli in commissione d'esame a correggere, rivedere, controllare, valutare, griglia in mano e tanta pazienza. 

 Ci sono griglie certosine, al netto dei centesimi per valorizzare tutti gli spunti, le parole, le risposte che siano aperte chiuse fantasiose comprensive inclusive ed esaustive.

 Siamo tutti anche ad apporre autografo ad ogni foglio, a righe o a quadretti, che scorra davanti: ognuna delle cinque sottocommissioni deve verificare le prove italiana, matematica straniera. Ci sono ottimi risultati, belle conferme e qualche sorpresa: ogni docente di materia è naturalmente chiamato in causa a soppesare l'errore, magari ripercorrendo la spiegazione in classe, l'interrogazione simulata e tutto il calendario del registro elettronico.

 Sono soddisfazioni i risultati positivi, le prove più difficili superate in modo brillante, i ragazzi che si sono messi in discussione scegliendo la traccia più impegnativa, il metodo giusto, l'intuizione geniale, la scaletta costruita, gli assi perpendicolari, i solidi ruotati, il testo inventato e tutto il resto...

 Il Capo legge ad alta voce i nomi dei candidati, la valutazione, poi passa al verbale e si scioglie la seduta: volti distesi, sorrisi e soddisfazione per aver lavorato bene.

 Il più è fatto, dopo gli scritti manca solo il colloquio orale: ognuno sta solo davanti al consiglio trafitto da inventiva geniale ed è subito interrogazione...diceva più o meno Quasimodo. 

 Domani si comincerà, in particolare la sottocommissione quinta scenderà in campo a metà della prossima settimana.