domenica 10 agosto 2014

Gara di sopravvivenza, non una gita...

Esperienza allucinante quella di oggi, una domenica di agosto dedicata alla gita - pic nic.
Abbiamo scelto Lubriano per il suo accattivante dépliant su un percorso naturalistico, invece abbiamo sofferto e rischiato un'insolazione.
L'ingresso al museo da cui si parte, intanto non è ben segnalato e assolutamente poco visibile, anzi le indicazioni sono letteralmente fuorvianti. L'ambiente è semplice e di poche pretese, la signorina alla cassa ci ha fatto anche da cicerone, spiegandoci superficialmente alcuni dei reperti ritrovati nel territorio da archeologi volontari e un erbario donato da un'insegnante in pensione. Poi abbiamo imboccato una strada in discesa: una lunga, non si sa bene quanto lunga non avendo mai trovato un'indicazione a riguardo, camminata per un percorso accidentale, sterrato e per niente "pulito", perché non c'è stata manutenzione del verde e i rovi e le erbacce coprono metà della strada.
Anche i pannelli esplicativi sono seminascosti dal fogliame e le "attrattive" cadono in rovina, dato che le pale del mulino non si muovono, il punto accoglienza è infestato da rifiuti (ma vi si accede semplicemente girando la chiave che è stata lasciata nella toppa), tavoli e panche per il riposo sono sepolti sotto un metro almeno di rigogliose erbe spontanee.
Per la stanchezza e il disagio, per tornare al punto di partenza abbiamo preferito arrampicarci in salita per uno stretto sentiero battuto solo da altri sventurati turisti e non decespugliato sotto le rocce a strapiombo, piuttosto che ritornare indietro e percorrere a ritroso sotto il picco del sole la strada segnalata, ma aperta alle macchine e ai fuoristrada.
Nel pomeriggio invece ci siamo spostati a Civita di Bagnoregio e l'entusiasmo è di nuovo ripreso.
Il parcheggio è a pagamento, prima di attraversare il ponte gli adulti pagano un biglietto di 1,50 euro, ma c'è la possibilità di avere l'ingresso gratuito acquistando il biglietto d'entrata al Museo delle frane, che si trova sulla piazzetta centrale. Civita è meravigliosa, ma è stata trasformata in un unico ristorante, dato che è un susseguirsi di locali più o meno grandi, in cui degustare vino, prodotti biologici e prodotti locali. Tutti gli immobili in vista sono ben tenuti, ma sembra una città fantasma, perché oltre i turisti abbiamo incontrato solo due o tre persone alle finestre.







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