lunedì 3 ottobre 2016

NONNI

 Da qualche anno, non so dire da quanto con precisione, si festeggiano anche i nonni, un giorno specifico. A mio modestissimo parere, è una festa che non ha molto senso, perché i nonni si celebrano sempre: ogni domenica che si passa a pranzo insieme, ogni candelina spenta, ogni regalo scartato, ogni coccola strizzata, ogni capriccio soddisfatto.
 I nonni hanno un elevato senso estetico: "I miei nipoti sono i più belli del mondo"; sono giudici imparziali: "Non ha combinato niente di così terribile!"; hanno una memoria da elefante: "Come te alla sua età, quanto eri dispettoso!".
 I nonni trovano il tempo di svolgere tutte le attività ludiche alle dipendenze dei nipoti, riescono a perdere in ogni gioco di società e ci rimettono anche la tredicesima a tombola, durante le feste comandate, ma sempre con il sorriso.
 I nonni non sono fatti per sgridare ed essere integerrimi educatori, no, solo da genitori non te la facevano passare una, sempre con il mestolo in mano.
 I nonni hanno tanto da insegnare ai nipoti dall'arte culinaria ai lavori artigianali, da come smacchiare senza usare infernali detersivi a come preparare squisite leccornie; a casa di nonna si mangia sempre bene, benissimo, non te ne vai camminando, no, rotoli e se non finisci tutto se la prende, perché forse non ti è piaciuto.
 I nonni leggono le favole, ma è ancor più bello sentirli raccontare di quando erano piccoli e giocavano con la corda, le bambole di pezza e la trottola di legno lì nel vicinato, quando si teneva la chiave nella toppa e le signore stavano tutte fuori a mondare la verdure, a lavorare di lana e ferri, a rammendare calzoni-arlecchino ancora buoni per la campagna.
 Di generazione in generazione, di mano in mano.
 Al paesello le nonne conoscono tanti segreti: nonna Assunta, ad esempio, riesce a trasformare delle semplici zucche in splendide papere e simpatiche gallinelle, un po' come la fatina di Cenerentola, vere opere d'arte ora in mostra.
 Nonno Augusto ha una grande passione per la fotografia che spero trasmetta intensamente e interamente ai suoi tre nipotini: questo il ritratto a figura intera dell'allora fidanzata, da quarantasette anni moglie, nonna Mirte.


HO UN NUOVO NEMICO

 Un nuovo nemico subdolo, perfido, che mi segue e mi controlla come cammino, quanto cammino, quanto sono attiva in qualsiasi ora della giornata.
 La mia dolce metà, su pressante mia richiesta, mi ha installato sul cellulare - arma letale sta diventando - una app ginnica, di salute e cura della persona, uno di quei programmi che in base ai movimenti del corpo, ti calcolano percorso, velocità di andatura e soprattutto calorie bruciate...
 Ma un altro modo per rovinarmi la vita non lo trovavo? Possibile che ora mi debba preoccupare di quanto percorso ho totalizzato in una giornata di duro e intenso allenamento?
 E sì perché il mio coach privato, sempre pronto a mia disposizione, si preoccupa per me, per la mia attività e per i risultati: ho un traguardo, un obiettivo e devo mantenere alto il livello di attività...
 Tutti paroloni, tutte belle premesse; poi vado a controllare quanto totalizzato e momenti mi prende un coccolone: per un'attività di oltre cinque ore e mezzo, per più di quattro chilometri percorsi ho consumato la bellezza di trecentoventuno calorie...! Che leggo? Neanche un risultato da definirsi buono.
 Applicazione del cacio, per non bastare mi ha anche suggerito un lieve dimagrimento.
 Che tortura, che vitaccia, che smarrimento, che sofferenza!
 Ora so qual è stato il giorno migliore, i mie record personali, l'attività più intensa in base alla cronologia, posso dormire sogni tranquilli, o no? Quando la tecnologia ti invade la vita, quando la tecnologia vorrebbe sostituirsi alla tuo buon senso e all'intuito.
 Ma quello che più mi brucia è leggere su una schermata apposita il peso ideale, quanto sono lontana dal vero? Troppo, meglio conquistare il traguardo dei diecimila passi  e poi ne riparleremo.

domenica 2 ottobre 2016

E PURE STO PALIO...

 Ebbene sì, palio quarantanovesima edizione Sagra archiviato, vinto, andato...
 Peccato che il mio rione abbia conquistato il terzo posto - meglio scrivere terzo che penultimo, suona male...
 Il palio, dicevo, è andato al rione Nobile, che ha provveduto debitamente a festeggiare con qualche bottiglia di spumante in piazza, il resto all'interno della grande porta di legno marrone.
Fondamentalmente siamo europei, globali e globalizzati, molti dei nostri giovani fuggono all'estero per studio e lavoro, certo, però in tempo di Sagra non si accettano sconti, non si rimane indifferenti, neutrali, no, ci si schiera e pure di brutto: famiglie felici e unite durante tutto l'anno liturgico ai primi di settembre si smembrano, si dividono per portare un aiuto al rione d'appartenenza, allora capita che il padre prenda una strada e la madre con i pargoli un'altra; per poi ricongiungersi alla seconda metà di ottobre quando tutto è sistemato, smontato, a posto.
 Questo campanilismo è evidente in ogni piccolo centro italiano, certo anche nel mio paesello, quando ci si sbeffeggia in continuazione, sentirete voi da domani mattina gli sfottò...
 E niente il DNA di ogni contrada lo riconosci subito, capisci il modo di agire, l'importanza di determinate scelte; di questo l'altro giorno si discuteva: si nasce e si "muore" in una contrada senza cambiare "casa o ruolo all'interno dell'organizzazione"oppure si può saltare da un rione all'altro, da un gruppo musici all'altro senza tema di accusa di tradimento?
 Di queste e altre importanti questioni si regolarizza la vita paesana in tempo di Sagra: la festa non si discute, il tuo sentire non si cambia, sei cresciuto in una taverna non puoi spostarti in un'altra, giusto o sbagliato?
 Un saluto particolare a Fabio fantino pigliatutto della Nobile: giovanissimo, poco più che maggiorenne, figlio d'arte in fatto di palio e vincite; credo che ne vedremo delle belle negli anni a venire, ma non si potrebbe corrompere a cambiare colori? Sai com'è tanto per sollevare al cielo quel pezzo di stoffa dipinto per cui un intero paesello si avvelena gli animi in tempo di anelli...

COM'È BELLA LA GIOCONDA...

 Da San Giorgio a Palazzo Chigi dal Romanico al Rinascimentale - e non solo in senso figurato, dalla chiesina alla dama più famosa della storia dell'arte, senza passare per piazza occupata dal volo dei rapaci.
 Conferenza ore 17:30 meravigliosa per argomento e relatrice, sempre impeccabile e dalla grande memoria Elisabetta Gignera, che ci svela i misteri delle dame del Rinascimento, ci educa su abbigliamento, acconciature e segreti amanti cui dedicare versi e ritratti.
 Un discorso articolato dai mille esempi che colpiscono tutto il numeroso pubblico: è la prima volta che mi capita di vedere sedute ancora persone dopo che è stato annunciato il "rompere le righe", persone interessate che si complimentano con la Gignera per la tenacia e la costanza profuse in quattro anni ininterrotti di studi sul quadro, documentazione fotografica e d'archivio.
 La studiosa è un'esperta di costume storico e di acconciature che ha trascorso gli ultimi ventitré anni ad approfondire certe tematiche con numerosi rimandi storici e a fine conferenza si è convenuto che la zona dell'Alto Lazio - Bassa Toscana sente ancora in pieno quindicesimo secolo degli influssi etruschi, specie per le chiome femminili.
 La bellezza celebrata attraverso lo studio e la comparazione di disegni, ritratti e fonti scritte, le particolarità di ogni corte rinascimentale, di ogni dama dalla stoffa al colore, dalla pettinatura ai gioielli, dal velo alla sedia, da rimanere in silenzio per più di un'ora, in ascolto di particolari e rimandi che solo una grande studiosa può trasmettere con tanto piacere ad un pubblico profano ma molto attento.
 In particolare la dottoressa ha insistito su studio accompagnato da pratica nel "montare" i vestiti per rendersi conto della miglior tecnica di realizzazione e tenuta
 Vi lascio qualche riferimento:

http://www.connectingcultures.info/moda_consapevole_etica_green/elisabetta-gnignera-cosi-la-moda-ha-svelato-il-mistero-della-gioconda/

http://www.tusciaweb.eu/2015/12/elisabetta-gnignera-collabora-special-tv-the-secrets-of-the-mona-lisa/


sabato 1 ottobre 2016

SAN GIORGIO: LA CHIESETTA IL LIBRO

 Appuntamento mattiniero alla chiesina grigia, unica navata, esempio romanico da essere fieri solo a guardarla, un tempo eremo solitario, studiata, ricordata e da oggi volumizzata.
 Sono presenti tre degli autori, ricercatori, studiosi o appassionati - il termine che preferisco, quando si tratta di storia ed arte locale - che hanno curato il volume, il primo si annuncia di una lunga serie sulle diciassette chiese ancora esistenti nel contado del paesello.
 Senza nulla togliere a Francesca Ceci, sempre volitiva e fresca nelle sue relazioni, e a Angela Proietti, un poco emozionata, il vero padrone di casa, a suo agio dietro al leggio in peperino, è sempre Valentino D'Arcangeli, classe 1932, che lamentando una leggera perdita di memoria si aiuta nella relazione con degli appunti scritti.
 Preciso, puntuale, a tratti anche spiritoso, Valentino trasmette sempre una grande forza, la sua passione incondizionata per lo studio, la ricerca, la scoperta e soprattutto la conservazione e la memoria di notizie e fatti, feste e ricorrenze.
 Vorrei possedere la metà della metà del suo sapere e della sua voglia inesauribile di capire e confrontare: ci rivela che sta lavorando - ! - ad un argomento storico-artistico che gli preme assai, con l'ausilio informatico: quando gli altri si lamentano del nulla e della noia, qualcuno al paesello trova ancora mille spunti per scoperte e pubblicazioni, che aggiungere ancora?
 Iniziativa ottima, un punto fermo negli studi di questo piccolo grande gioiello della nostra comunità.






TRASFERTA ARTISTICA

 E mentre venerdì 30 settembre al paesello ci si preparava alla benedizione di bipedi e quadrupedi partecipanti al Palio delle Contrade nella piazza maggiore, me ne sono andata con la mia amica poetessa Paola in quel di Viterbo, destinazione Museo Colle del Duomo - Palazzo dei Papi.
 Buona la prima per la mostra  degli artisti del Nostro Tempo appena inaugurata.
 Si parla del maestro Nagni, della sua spiritualità, delle sue opere sacre e del suo legame con l'epoca fascista; è l'artefice del Monumento al Milite del mio paesello, ma i suoi capolavori sono arrivati fino in Brasile e il Museo conserva molti dei suoi bozzetti in gesso: doveroso omaggio.
 Si sono alternate al microfono alcune importanti figure legate in qualche modo al Museo e agli artisti che espongono, azzeccato il contesto degli ambienti, le opere scultoree di Fondi mischiate al lapidarium e i componenti dei computer rivitalizzati e trasformati in opere d'arte, naturalmente musealizzate di Monizzi.
 Quattro artisti insieme per il pubblico, ma dal lavoro autonomo e distante, quattro diversi modi di operare e interpretare la realtà tutta, dal gatto che caccia il topo al Cristo crocefisso, dalla tastiera di un vecchio computer allo spazio geometrico; ancora una volta incontrano la società, la stigmatizzano, la definiscono in forme, colori e materiali diversi, più o meno preziosi, ognuno dal proprio punto di vista, aperti al giudizio degli altri.
 Allego alcune foto dell'evento, perdonate la scarsa qualità.













PORCA MISERIA!

 Che dire? Come cominciare? Mi vanto un poco oppure faccio la finta modesta?
 Questo che state leggendo è il millesimo articolo del vostro blog preferito, evvai!
 Sono veramente sorpresa della tenacia con cui porto avanti un diario quotidiano di stupidaggini miste a riflessioni, accidenti...
 Certo avrei preferito annunciarvi in questa occasione il guadagno di un premio, la nomination per un riconoscimento, la vincita di una consistente somma di denaro come miglior...
 Ma niente di tutto questo e allora si riparte dal più semplice, innocuo, solidale ed equo giornale di bordo scanzonato, ludico, scacciapensieri nonché gajardo che io conosca!
 Grazie a voi tutti che leggete, commentate, partecipate attivamente al gioco, grazie a chi non compare mai ma legge ugualmente - poi un giorno mi confiderete come mai non lasciate visualizzare il vostro nome e grazie soprattutto a tutti coloro che mi offrono mille spunti di critiche, alla mia maniera.