Domenica ore 12:00 appuntamento al parcheggio del campo sportivo del paesello, facciamo gruppo Pulcini 2009, i piccoletti, direzione Lubriano, che si trova oltre Bagnoregio. Mi offro io d'accompagnare il pargolo: con la scusa che parteciperanno tante mamme con cui potrò chiacchierare tranquillamente per tutto il tempo, mio marito resta tranquillo a casa con il resto della ciurma.
Il tutto si svolge al chiuso, in un palazzetto: si paga anche l'obolo di ingresso, ma gli spalti sono comodi, con le seggioline di colore alternato e gigantografie di campioni calcistici di ogni età e latitudine alle pareti: subito pronti ed agguerriti per un torneo a squadre di cinque giocatori più il portiere.
Siamo i primi ad arrivare e a prendere i posti: già dagli zaini cominciano ad uscire panini di varia forma e consistenza, i campioni vanno sfamati, nonostante il loro fervore di giocare immediatamente.
Invece di quattro avversari, ne troviamo tre, bene: ci si scontra in modo diretto per venti minuti, per arrivare alle due migliori; alle 19:25 i nostri campioni riescono a vincere la partita per il terzo posto, un trionfo!
Poi tocca agli altri per la finale, sul filo del pareggio, i bambini in maglia gialla davanti alla loro porta si confondono e vanno a fermare un bel tiro pericoloso con le mani, in pratica in due o tre parano, al posto del portiere. un attimo di panico, ma l'allenatore tranquillizza tutti "Purtroppo, può capitare...".
Alla fine si passa alla premiazione di varie categorie di calciatori: medaglie, coppe grandi e piccole per tutti!
Si rompono le righe quando sono passate le venti e veloci torniamo alle macchine nel parcheggio: una bella esperienza per i nostri atleti, certamente, hanno corso dietro al pallone e si sono infervorati per ore, alternando stress da prestazione a merende varie in compagnia degli amichetti, cosa si potrebbe volere di più?
Noi adulti ne usciamo malconci: una prova non indifferente per orario e giornata, assistere anche alla prestazione di altri estranei non è semplice o troppo divertente, però il gruppo genitori regge bene, tra caffè e scambi di opinioni...
Lunedì niente allenamenti pomeridiani, i bimbi si riposano un poco, si ricomincerà mercoledì: intanto cerchiamo di riportare a casa tutti gli indumenti che avevano nelle borse e sparpagliate negli spogliatoi, sembra un'impresa ardua!
domenica 10 febbraio 2019
sabato 9 febbraio 2019
A VOCI SPIEGATE
Verso maggio 2019, per la Notte della Legalità: il coro chiama e più di trenta bambini rispondono.
Tutti belli i nostri coristi, simpatici e di ogni età scolastica dell'Istituto, dalla prima elementare alla terza media; sotto lo sguardo magnetico della professoressa Tiziana Barbierato e al ritmo delle note musicali dal pianoforte del professor Francesco Achilli.
Un'ora e trenta minuti, la prima prova dopo il grande successo della serata UNICEF a Viterbo presso l'Auditorium universitario, con il nuovo obiettivo: cantare nel nostro Istituto davanti a tante persone del posto, per una bella figura e tanti applausi. Piccoli e grandi insieme, senza distinzione di alcun genere e trattamento uguale: nessun foglio, nessuna traccia scritta, si procede ad intuito, leggendo le labbra della professoressa, seguendo i movimenti delle braccia, rimanendo più o meno in silenzio tra un pezzo e l'altro.
Ah sì, i pezzi? Interessanti, quasi commoventi, difficili ed internazionali, perché i nostri coristi non temono lingua straniera alcuna; confesso che al primo ascolto ho provato qualche lieve timore, un leggero smarrimento, invece i nostri non si sono scalfiti, hanno seguito e interpretato, non solo: ad un certo punto la professoressa ha lanciato il ritmo con le mani prima e con il corpo poi, un'onda d'emozione e di coinvolgimento.
Certo ci sono i ragazzi al secondo anno di esibizione e ci sono i nuovi entrati: alcuni devono rispolverare la tecnica appresa durante lo scorso anno scolastico, altri imparano strada facendo; alcuni testi ritornano, ma due sono nuovissimi e molto impegnativi.
Alle 16:00 si esce dalla scuola primaria, leggermente stanchi, un poco affaticati, provati dalle ore scolastiche, dal pranzo al sacco e dall'aggiunta della musica da imparare, ma - sinceramente - noi adulti siamo i più malconci, i piccoletti sono belli vispi, ma che strano!
Non posso certo svelarvi tutto, ma vi indico le due intense novità, in lingua originale!
Prossimo incontro, venerdí 22 febbraio ore 14:30, scaldate le ugole...
https://www.youtube.com/watch?v=-7O_9v7Wn_A
https://www.youtube.com/watch?v=wgTxlK7NRMk
Tutti belli i nostri coristi, simpatici e di ogni età scolastica dell'Istituto, dalla prima elementare alla terza media; sotto lo sguardo magnetico della professoressa Tiziana Barbierato e al ritmo delle note musicali dal pianoforte del professor Francesco Achilli.
Un'ora e trenta minuti, la prima prova dopo il grande successo della serata UNICEF a Viterbo presso l'Auditorium universitario, con il nuovo obiettivo: cantare nel nostro Istituto davanti a tante persone del posto, per una bella figura e tanti applausi. Piccoli e grandi insieme, senza distinzione di alcun genere e trattamento uguale: nessun foglio, nessuna traccia scritta, si procede ad intuito, leggendo le labbra della professoressa, seguendo i movimenti delle braccia, rimanendo più o meno in silenzio tra un pezzo e l'altro.
Ah sì, i pezzi? Interessanti, quasi commoventi, difficili ed internazionali, perché i nostri coristi non temono lingua straniera alcuna; confesso che al primo ascolto ho provato qualche lieve timore, un leggero smarrimento, invece i nostri non si sono scalfiti, hanno seguito e interpretato, non solo: ad un certo punto la professoressa ha lanciato il ritmo con le mani prima e con il corpo poi, un'onda d'emozione e di coinvolgimento.
Certo ci sono i ragazzi al secondo anno di esibizione e ci sono i nuovi entrati: alcuni devono rispolverare la tecnica appresa durante lo scorso anno scolastico, altri imparano strada facendo; alcuni testi ritornano, ma due sono nuovissimi e molto impegnativi.
Alle 16:00 si esce dalla scuola primaria, leggermente stanchi, un poco affaticati, provati dalle ore scolastiche, dal pranzo al sacco e dall'aggiunta della musica da imparare, ma - sinceramente - noi adulti siamo i più malconci, i piccoletti sono belli vispi, ma che strano!
Non posso certo svelarvi tutto, ma vi indico le due intense novità, in lingua originale!
Prossimo incontro, venerdí 22 febbraio ore 14:30, scaldate le ugole...
https://www.youtube.com/watch?v=-7O_9v7Wn_A
https://www.youtube.com/watch?v=wgTxlK7NRMk
giovedì 7 febbraio 2019
DILLO CON LE MANI
Un progetto strepitoso quello realizzato per il nostro Istituto su un tema sempre attuale nelle scuole, che porta un titolo tanto spiritoso, quanto importante; ma poi come si sbullona il bullo?
Aula Magna al piano terra dell'edificio delle Medie, lavori sparsi alle pareti, a terra e su fili tirati tra i pilastri a reggere dischi rossi e verdi alternati prima divisi poi: tutto è arte, tutto ha un significato, sta al visitatore scoprirlo in ogni foglio, in ogni pennellata, in ogni filo colorato.
Quel visitatore però avrà un suo codice, un suo schema mentale che spesso non coincide con quello dell'infanzia, perché succede così, crescendo dimentichiamo lo stupore della scoperta, il sorriso all'improvviso, il perché nascosto. Da adulti tutto diventa schematico, selettivo, efficiente e preciso e poi? E l'errore, lo sbaglio, l'improvvisazione, la meraviglia?
Sono andata a sbirciare curiosa in fase di allestimento, quando le maestre Tina e Cristina erano super indaffarate, ma sorridenti e poi sono ritornata ancora un paio di volte, a prodotto finito; risultato eccezionale per la vivacità dei colori, i temi trattati in modo originale, il messaggio sotteso in ciascun manufatto, ma la vera chicca resta il teatro kamishibai, una vera scoperta per me: i bimbi ne sono i protagonisti e ne escono vincitori come artefici e come soggetti.
La diversità come trampolino di lancio per guardare il mondo da un'altra angolazione, le sensazioni dei piccoli registrate dalle loro mani che hanno riprodotto le vibrazioni della musica, il corpo disegnato su una superficie piana e poi riempito di cromia, le rime per i sentimenti, i colori nella fantasia della forma.
Un lavoro paradigmatico per trattare del diverso, del difficile, del problematico e di tutte quelle realtà che si presentano ogni giorno sui nostri banchi, nelle nostre classi, tra i nostri alunni: la perfezione non esiste, esistono tanti piccoli perfettamente bambini.
https://www.facebook.com/Istituto-Comprensivo-Soriano-nel-Cimino-988189124595538/
https://artebambini.it/attivita-editoriale/kamishibai/
Aula Magna al piano terra dell'edificio delle Medie, lavori sparsi alle pareti, a terra e su fili tirati tra i pilastri a reggere dischi rossi e verdi alternati prima divisi poi: tutto è arte, tutto ha un significato, sta al visitatore scoprirlo in ogni foglio, in ogni pennellata, in ogni filo colorato.
Quel visitatore però avrà un suo codice, un suo schema mentale che spesso non coincide con quello dell'infanzia, perché succede così, crescendo dimentichiamo lo stupore della scoperta, il sorriso all'improvviso, il perché nascosto. Da adulti tutto diventa schematico, selettivo, efficiente e preciso e poi? E l'errore, lo sbaglio, l'improvvisazione, la meraviglia?
Sono andata a sbirciare curiosa in fase di allestimento, quando le maestre Tina e Cristina erano super indaffarate, ma sorridenti e poi sono ritornata ancora un paio di volte, a prodotto finito; risultato eccezionale per la vivacità dei colori, i temi trattati in modo originale, il messaggio sotteso in ciascun manufatto, ma la vera chicca resta il teatro kamishibai, una vera scoperta per me: i bimbi ne sono i protagonisti e ne escono vincitori come artefici e come soggetti.
La diversità come trampolino di lancio per guardare il mondo da un'altra angolazione, le sensazioni dei piccoli registrate dalle loro mani che hanno riprodotto le vibrazioni della musica, il corpo disegnato su una superficie piana e poi riempito di cromia, le rime per i sentimenti, i colori nella fantasia della forma.
Un lavoro paradigmatico per trattare del diverso, del difficile, del problematico e di tutte quelle realtà che si presentano ogni giorno sui nostri banchi, nelle nostre classi, tra i nostri alunni: la perfezione non esiste, esistono tanti piccoli perfettamente bambini.
https://www.facebook.com/Istituto-Comprensivo-Soriano-nel-Cimino-988189124595538/
https://artebambini.it/attivita-editoriale/kamishibai/
martedì 5 febbraio 2019
EMOZIONI STORICHE
Questa mattina una lezione di storia particolare, intensa ed emozionante a scuola, nell'aula magna davanti ai bambini delle quinte della primaria e davanti ai ragazzi delle seconde e delle terze della secondaria.
Un ragazzo, un ragazzo di novantatré anni lucido e commosso a ricordare la sua formazione, gli studi, le punizioni, il ruolo di macchinista e la resa alle truppe tedesche dopo l'armistizio: un susseguirsi di commozione.
Introdotto dalla docente Monica Lecchini, il signor Salvatore Federici classe 1925, in un elegante completo giacca e cravatta ha parlato in piedi per quaranta minuti ai nostri ragazzi assorti e presi dalle parole e dai ricordi di un uomo forte che ha pronunciato la promessa di testimoniare gli orrori della guerra e dell'internamento.
Un militare italiano in forza nella Marina del Regno, che insieme a tanti compagni più maturi di lui è stato catturato e trasferito in Germania: erano gli IMI, i traditori secondo i Tedeschi, tra gli Stalag in quanto sottufficiale.
Momenti concitati, ordini impartiti in tedesco, il rischio di essere giustiziato in caso di tentata fuga, la ricerca di un filo d'erba da mangiare, la pagnotta di pane da dividere prima in sei uomini, poi in otto per farli morire di stenti.
Non concetti astratti, non ideologie, ma la verità, le sofferenze e le lacrime di un uomo che ha rischiato di non tornare più ad abbracciare i genitori e quando è riuscito a rivederli pesava solo trentotto chili.
I documenti veri, che i ragazzi hanno ammirato a lungo: lettere, foto, il numero inciso sulla placca, per cui si veniva indicati una volta prigionieri, quando perdevi la tua identità e la tua storia, per trasformarti in un corpo spogliato, affamato e sofferente, la vista dei corpi senza vita di amici e nemici.
Accanto al signor Federici la figlia Simona che lo accompagna e lo sostiene nella sua testimonianza itinerante nelle scuole, nelle occasioni ufficiali perché le giovani generazioni capiscano l'importanza di vivere in democrazia, in una repubblica, in cui vige la libertà della persona.
Durante il racconto, il Signor Federici si è più volte commosso nel ricordare il padre convocato perché il figlio aveva oltraggiato il Duce con una battuta, rischiando di venir radiato da ogni scuola del Regno; nel richiamare alla memoria gli altri Italiani che non sono riusciti a sopravvivere nel campo; i corpi dei tedeschi che ha dovuto seppellire dopo un scontro.
Momenti atroci che ricorda con lucidità, date e nomi, immagini indelebili e da oggi testimonianza per gli studenti dell'Istituto, che alla fine della conferenza si sono alzati, hanno circondato Salvatore e gli hanno stretto la mano.
http://alboimicaduti.it/page/5/i-lager-degli-italiani
Un ragazzo, un ragazzo di novantatré anni lucido e commosso a ricordare la sua formazione, gli studi, le punizioni, il ruolo di macchinista e la resa alle truppe tedesche dopo l'armistizio: un susseguirsi di commozione.
Introdotto dalla docente Monica Lecchini, il signor Salvatore Federici classe 1925, in un elegante completo giacca e cravatta ha parlato in piedi per quaranta minuti ai nostri ragazzi assorti e presi dalle parole e dai ricordi di un uomo forte che ha pronunciato la promessa di testimoniare gli orrori della guerra e dell'internamento.
Un militare italiano in forza nella Marina del Regno, che insieme a tanti compagni più maturi di lui è stato catturato e trasferito in Germania: erano gli IMI, i traditori secondo i Tedeschi, tra gli Stalag in quanto sottufficiale.
Momenti concitati, ordini impartiti in tedesco, il rischio di essere giustiziato in caso di tentata fuga, la ricerca di un filo d'erba da mangiare, la pagnotta di pane da dividere prima in sei uomini, poi in otto per farli morire di stenti.
Non concetti astratti, non ideologie, ma la verità, le sofferenze e le lacrime di un uomo che ha rischiato di non tornare più ad abbracciare i genitori e quando è riuscito a rivederli pesava solo trentotto chili.
I documenti veri, che i ragazzi hanno ammirato a lungo: lettere, foto, il numero inciso sulla placca, per cui si veniva indicati una volta prigionieri, quando perdevi la tua identità e la tua storia, per trasformarti in un corpo spogliato, affamato e sofferente, la vista dei corpi senza vita di amici e nemici.
Accanto al signor Federici la figlia Simona che lo accompagna e lo sostiene nella sua testimonianza itinerante nelle scuole, nelle occasioni ufficiali perché le giovani generazioni capiscano l'importanza di vivere in democrazia, in una repubblica, in cui vige la libertà della persona.
Durante il racconto, il Signor Federici si è più volte commosso nel ricordare il padre convocato perché il figlio aveva oltraggiato il Duce con una battuta, rischiando di venir radiato da ogni scuola del Regno; nel richiamare alla memoria gli altri Italiani che non sono riusciti a sopravvivere nel campo; i corpi dei tedeschi che ha dovuto seppellire dopo un scontro.
Momenti atroci che ricorda con lucidità, date e nomi, immagini indelebili e da oggi testimonianza per gli studenti dell'Istituto, che alla fine della conferenza si sono alzati, hanno circondato Salvatore e gli hanno stretto la mano.
http://alboimicaduti.it/page/5/i-lager-degli-italiani
lunedì 4 febbraio 2019
DI CLOUD, OPEN SOURCE E ALTRI TERRIBILI TERMINI
Bene bene, al terzo incontro la dottoressa Spinucci ha estratto dal portatile le sue digitali e affilate armi, tanto temute dalle insegnati non proprio digitali ed io sono in prima fila...
Si tratta di lezione strutturata, certo, di programma certo, di competenze perbacco, ma il nocciolo sta sempre nell'arrivare al nostro obiettivo primo in modo soddisfacente e fruttuoso, ma come e soprattutto con quali strumenti?
Ecco, allora qualche consiglio, in lingua inglese, ma facile da afferrare più o meno: si imposta un problema da risolvere o si argomenta un progetto e poi si arriva alla presentazione da parte dei ragazzi, tutti devono ragionare e collaborare alla riuscita finale, senza il terrore dell'errore.
Ecco altro scoglio, l'errore che non deve essere demonizzato, ma sfruttato a vantaggio del docente per capire dove andare a parare e rattoppare le mancanze - vogliamo parlare della diatriba della cromia da sottolineatura?
E poi gli spazi virtuali in cui condividere materiale e informazioni, scambiarsi suggerimenti o - come afferma la collega di tecnologia - rosicare un poco sulle attrezzature a disposizione in alcuni istituti; si cerca di capire quando e con quale frequenza centellinare un po' di esercizi da tastiera, creazione di account, tutorial, ma soprattutto i nostri ragazzi devono apprendere la sottile arte di destreggiarsi nel mare magnum delle nozioni-notizie-immagini che il vastissimo mondo di internet mette a disposizione, senza pericoli o spaesamenti, che sono comunque comuni anche agli adulti.
Inoltre, la possibilità di costruire mappe concettuali per qualsiasi materia, di vario genere, forma e colore, direttamente in classe, per coinvolgere e gratificare ogni alunno, perché non si può non coinvolgere tutti, questo oggi si chiede.
Gli stimoli sono numerosi, ci arriva anche un compitino veloce da onorare per destreggiarsi nei servizi online e devo confessare che mi ha colpito LINO e i suoi foglietti in bacheca, nonché le parole con cui la professoressa ci ha illustrato il lavoro di un docente universitario...
La prossima settimana, per il prossimo incontro a tu per tu con il computer, aula informatica non ti temo!
Dura, la vedo difficile, ma non impossibile, per l'ignoranza mia inglese, per la difficoltà di arrivare a tutti i ragazzi, per coinvolgere al sapere e all'apprendimento, che un lavoro di gruppo, comune e condiviso dovrebbe rendere anche molto piacevole, ci rassicura la professoressa, ma lei parla da esperta e appassionata... Chiare, fresche e dolci acque!
https://www.facebook.com/cristina.spinucci
http://en.linoit.com/
http://codemooc.org/
Si tratta di lezione strutturata, certo, di programma certo, di competenze perbacco, ma il nocciolo sta sempre nell'arrivare al nostro obiettivo primo in modo soddisfacente e fruttuoso, ma come e soprattutto con quali strumenti?
Ecco, allora qualche consiglio, in lingua inglese, ma facile da afferrare più o meno: si imposta un problema da risolvere o si argomenta un progetto e poi si arriva alla presentazione da parte dei ragazzi, tutti devono ragionare e collaborare alla riuscita finale, senza il terrore dell'errore.
Ecco altro scoglio, l'errore che non deve essere demonizzato, ma sfruttato a vantaggio del docente per capire dove andare a parare e rattoppare le mancanze - vogliamo parlare della diatriba della cromia da sottolineatura?
E poi gli spazi virtuali in cui condividere materiale e informazioni, scambiarsi suggerimenti o - come afferma la collega di tecnologia - rosicare un poco sulle attrezzature a disposizione in alcuni istituti; si cerca di capire quando e con quale frequenza centellinare un po' di esercizi da tastiera, creazione di account, tutorial, ma soprattutto i nostri ragazzi devono apprendere la sottile arte di destreggiarsi nel mare magnum delle nozioni-notizie-immagini che il vastissimo mondo di internet mette a disposizione, senza pericoli o spaesamenti, che sono comunque comuni anche agli adulti.
Inoltre, la possibilità di costruire mappe concettuali per qualsiasi materia, di vario genere, forma e colore, direttamente in classe, per coinvolgere e gratificare ogni alunno, perché non si può non coinvolgere tutti, questo oggi si chiede.
Gli stimoli sono numerosi, ci arriva anche un compitino veloce da onorare per destreggiarsi nei servizi online e devo confessare che mi ha colpito LINO e i suoi foglietti in bacheca, nonché le parole con cui la professoressa ci ha illustrato il lavoro di un docente universitario...
La prossima settimana, per il prossimo incontro a tu per tu con il computer, aula informatica non ti temo!
Dura, la vedo difficile, ma non impossibile, per l'ignoranza mia inglese, per la difficoltà di arrivare a tutti i ragazzi, per coinvolgere al sapere e all'apprendimento, che un lavoro di gruppo, comune e condiviso dovrebbe rendere anche molto piacevole, ci rassicura la professoressa, ma lei parla da esperta e appassionata... Chiare, fresche e dolci acque!
https://www.facebook.com/cristina.spinucci
http://en.linoit.com/
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domenica 3 febbraio 2019
IL PRIMO RE
Pomeriggio madre-figlio primogenito, nonché erede al trono, al cinema al paesello.
Il primo amore non si scorda mai, figuriamoci il proto-amore!
Interamente in proto-latino, con i sottotitoli, ma si segue che è una meraviglia, anche perché più che un film filosofico è un film d'azione cruenta, molto cruenta: scontri, agguati, vendette, caccia, tutto filmato, con sangue zampillante e teste che saltano.
Un ottimo lavoro, reale e non edulcorato, che comincia con un'inondazione terribile che si trascina via i due uomini fino alla cattura da parte dei nemici di Alba: città nemica il cui nome aleggia per tutta la storia, anche perché con i protagonisti si muove anche la vestale, dal manto rosso che ricorda tanto la foto di Steve McCurry.
Un crescendo di forza e consapevolezza da parte di Remo, sì perché per gran parte del film è Remo quello forte, capo coraggioso, sano cacciatore, fratello affidabile... Poi il re si esalta, si fa prendere la mano e schifa il fuoco sacro, la sacerdotessa, le regole di ospitalità e si allontana dal giusto, dalla venerazione degli dei.
Opposto il fratello e accanito difensore del fuoco e delle pratiche sepolcrali; pur difendendo il suo stesso sangue dagli attacchi dei nemici, alla fine si scontra con l'alterigia di Remo che vorrebbe compiere l'atto sacrilego di oltrepassare il cerchio del rito di sepoltura.
Esaltante, neanche a dirlo, il discorso finale di Romolo oltre il Tevere, con i suoi compagni sopravvissuti, davanti alla salma del fratello disposta al di sopra di una pira funebre.
Tornerei anche subito al cinema, solo per sentir parlare nella lingua antica, un film che consiglio a tutti gli amanti della Storia, della Classicità in senso ampio latino, del Cinema italiano e dei giovani attori; sarei certamente più preparata a certi macabri dettagli, ma tutto si supera, per il proto questo ed altro.
https://www.facebook.com/cinemaflorida.soriano/
https://movieplayer.it/articoli/il-primo-re-intervista-cast_20221/
https://www.vanityfair.it/show/cinema/2019/01/27/alessandro-borghi-primo-re-film-latino-mattia-rovere-uscita
Il primo amore non si scorda mai, figuriamoci il proto-amore!
Interamente in proto-latino, con i sottotitoli, ma si segue che è una meraviglia, anche perché più che un film filosofico è un film d'azione cruenta, molto cruenta: scontri, agguati, vendette, caccia, tutto filmato, con sangue zampillante e teste che saltano.
Un ottimo lavoro, reale e non edulcorato, che comincia con un'inondazione terribile che si trascina via i due uomini fino alla cattura da parte dei nemici di Alba: città nemica il cui nome aleggia per tutta la storia, anche perché con i protagonisti si muove anche la vestale, dal manto rosso che ricorda tanto la foto di Steve McCurry.
Un crescendo di forza e consapevolezza da parte di Remo, sì perché per gran parte del film è Remo quello forte, capo coraggioso, sano cacciatore, fratello affidabile... Poi il re si esalta, si fa prendere la mano e schifa il fuoco sacro, la sacerdotessa, le regole di ospitalità e si allontana dal giusto, dalla venerazione degli dei.
Opposto il fratello e accanito difensore del fuoco e delle pratiche sepolcrali; pur difendendo il suo stesso sangue dagli attacchi dei nemici, alla fine si scontra con l'alterigia di Remo che vorrebbe compiere l'atto sacrilego di oltrepassare il cerchio del rito di sepoltura.
Esaltante, neanche a dirlo, il discorso finale di Romolo oltre il Tevere, con i suoi compagni sopravvissuti, davanti alla salma del fratello disposta al di sopra di una pira funebre.
Tornerei anche subito al cinema, solo per sentir parlare nella lingua antica, un film che consiglio a tutti gli amanti della Storia, della Classicità in senso ampio latino, del Cinema italiano e dei giovani attori; sarei certamente più preparata a certi macabri dettagli, ma tutto si supera, per il proto questo ed altro.
https://www.facebook.com/cinemaflorida.soriano/
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https://www.vanityfair.it/show/cinema/2019/01/27/alessandro-borghi-primo-re-film-latino-mattia-rovere-uscita
sabato 2 febbraio 2019
CHE MAGICA ATMOSFERA CHE C'È QUESTA SERA...
Un'atmosfera tutta particolare, questa sera al Teatro-Cinema Florida, sin dalle 20:00, ora dell'appuntamento con le Fatine e i componenti della Compagnia Teatrale Amatoriale.
E già perché per le grandi occasioni ci si emoziona sempre, ci si guarda speranzosi e un poco affannati, ansiosi quasi, specie se devi salire sul palco e spiegare al pubblico chi sei, cosa fai e perché li hai convocati tutti in una fredda sera di febbraio quando fuori piove a dirotto.
Tanti, tantissimi gli amici che hanno lasciato le calde comodità casalinghe per assistere ad uno spettacolo di beneficenza, organizzato per raccogliere fondi importanti, per progetti importanti.
Il teatro era gremito: familiari, amici e parenti, in molti hanno lasciato un'offerta nella scatola del sorriso prima dell'inizio, si sono seduti e si sono commossi e poi hanno riso ed applaudito gli attori.
Un connubio ottimo di forze: chi regala il proprio talento sul palco, chi trova la forza di combattere e portare un sorriso a chi soffre e chi offre del denaro per far sì che non rimanga solo un sogno, ma il progetto si realizzi.
Questa la forza delle Fatine, il farsi conoscere, il mettersi davanti al pubblico di persona, mettersi in gioco, perché bisogna crederci, credere in quel che proponi e prometti e "se Dio vuole" le nostre Fatine hanno le idee molto chiare, per il Centro Diabetologico Pediatrico, per i reparti del Bambin Gesù e per quelli di Palidoro, ma anche i buoni-pasto per le famiglie "ricoverate", non finisce mai l'elenco dei bisogni, delle necessità e delle emergenze.
Il testo della Vojola non poteva essere più appropriato, dal titolo alla tematica, dalla richiesta a non essere indifferenti a quanto ci circonda alla ricerca di un miracolo che rimetta a posto la realtà, che riporti un po' di giustizia nella vita di ognuno; la storia di un padre e di un figlio, un padre che darebbe la vita per la felicità del figlio.
Un argomento importante, una realtà difficile e tante lacrime di commozione.
Allora non rimaniamo indifferenti, non giriamo il capo dall'altra parte e corriamo ad aiutare.
Venerdì 15 febbraio si replica, solo per chi è capace ad emozionarsi.
https://www.facebook.com/lefatinedelsorriso.onlus/
https://www.facebook.com/lavojola.compagniateatrale
E già perché per le grandi occasioni ci si emoziona sempre, ci si guarda speranzosi e un poco affannati, ansiosi quasi, specie se devi salire sul palco e spiegare al pubblico chi sei, cosa fai e perché li hai convocati tutti in una fredda sera di febbraio quando fuori piove a dirotto.
Tanti, tantissimi gli amici che hanno lasciato le calde comodità casalinghe per assistere ad uno spettacolo di beneficenza, organizzato per raccogliere fondi importanti, per progetti importanti.
Il teatro era gremito: familiari, amici e parenti, in molti hanno lasciato un'offerta nella scatola del sorriso prima dell'inizio, si sono seduti e si sono commossi e poi hanno riso ed applaudito gli attori.
Un connubio ottimo di forze: chi regala il proprio talento sul palco, chi trova la forza di combattere e portare un sorriso a chi soffre e chi offre del denaro per far sì che non rimanga solo un sogno, ma il progetto si realizzi.
Questa la forza delle Fatine, il farsi conoscere, il mettersi davanti al pubblico di persona, mettersi in gioco, perché bisogna crederci, credere in quel che proponi e prometti e "se Dio vuole" le nostre Fatine hanno le idee molto chiare, per il Centro Diabetologico Pediatrico, per i reparti del Bambin Gesù e per quelli di Palidoro, ma anche i buoni-pasto per le famiglie "ricoverate", non finisce mai l'elenco dei bisogni, delle necessità e delle emergenze.
Il testo della Vojola non poteva essere più appropriato, dal titolo alla tematica, dalla richiesta a non essere indifferenti a quanto ci circonda alla ricerca di un miracolo che rimetta a posto la realtà, che riporti un po' di giustizia nella vita di ognuno; la storia di un padre e di un figlio, un padre che darebbe la vita per la felicità del figlio.
Un argomento importante, una realtà difficile e tante lacrime di commozione.
Allora non rimaniamo indifferenti, non giriamo il capo dall'altra parte e corriamo ad aiutare.
Venerdì 15 febbraio si replica, solo per chi è capace ad emozionarsi.
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