domenica 13 settembre 2015

CONFERENZA CON MARCIA NUZIALE

 Non voglio innescare nessuna polemica, però oggi Viterbo ha offerto un esempio di organizzazione e accoglienza pessimo. Dopo trent'anni si organizza di nuovo un minimo di giornate di studi, dibattiti e confronti cultural-archeologici e ci ritroviamo parte di un matrimonio civile, con tanto di paggetti, composizioni floreali che vanno e vengono, cori da stadio di amici invitati - tifosi ultrà che salgono dalla piazza centrale, e mi fermo qui per non tediare.
 Gironzolo tra i gazebo della suddetta piazza, tematici, un poco spogli e quasi privi di avventori, mi fermo a quello di Tarquinia, perla della civiltà etrusca e chiedo ad una gentile e caruccia signorina bionda come si chiamano le riproduzioni dei vasi conservati al Museo della città lì in bella mostra: la donzella candidamente mi risponde che non lo sa, è stata messa in quella postazione dal comune, per rappresentanza, ma non può aiutarmi, meglio consultare il sito ufficiale. Stendiamo il proverbiale velo pietoso e cinque minuti di raccoglimento per i poveri disoccupati laureati della Tuscia e d'Italia.
 Arriviamo alla conferenza che in particolare ho seguito, in programma alle dieci, ma iniziata con venti minuti di ritardo e inframezzata appunto dai sorridenti sposi: Francesca Ceci è stata meravigliosa, come sempre, spigliata, fresca, mai noiosa o ripetitiva; invece, mi spiace dirlo, la seconda parte della presentazione era, a mio modesto avviso, avulsa dal contesto e dalle tematiche del convegno, meglio calcare la mano sulle testimonianze rupestri, sui ritrovamenti e le ultime scoperte tra i fitti boschi sorianesi.
 I Bretoni popolano i miei incubi culturali.

Le foto sono state scattate dal maggiore dei miei figli, sempre in prima fila.








sabato 12 settembre 2015

NOI LA CHIAMIAMO CUGINATA...

 Trattasi di una serata dedicata solo ed esclusivamente alle cugine della mia famiglia paterna, cena e dopocena lungo molto lungo.
 Sono appena tornata da una di quelle riunioni che fanno bene allo spirito e al cuore, specie al mio sempre in cerca di conferme, coccole e attenzioni. Si cerca l'occasione e  si organizza la serata: questa volta è stato il mio compleanno, avevo pensato di offrire la pizza semplice semplice e il dolce, senza torta in trasferta. Non avevo neanche portato le candeline e così ne abbiamo rimediata una storta e usata, tanto per cantare gli auguri e soffiare, puntata nel tartufo alla nocciola che lentamente perdeva consistenza, adagiato su un piattino rosa...
 Ci siamo incontrate in un locale a metà strada, in un paesino vicino dove non ci conosce nessuno per parlare liberamente, fotografarci e prenderci un po' in giro, come nelle migliori occasioni. Questo anche è il bello: calcare la mano sui difetti, i tic, il pallino fisso di ognuna ed esagerare con commenti e sfottò, tanto non ci si offende, anzi.
 Eravamo tutte, ma proprio tutte, anche la spagnola, in una fredda sera di settembre, con tanto di tacchi, sandali, gonne lunghe, abiti deliziosi e boccoli per un trattamento psicologico di gruppo, ognuna che dice la sua riguardo a lavoro, matrimonio, convivenza, viaggi, passatempo, spesa, trucco, pettegolezzi e considerazioni esistenziali profonde.
 E poi ci sono le rivelazioni, i progetti e i proclami: nei vari incontri nel tempo, infatti, abbiamo annunciato colloqui di lavoro, traslochi, assunzioni, fine mutuo e l'attesa più bella.
 Sciolta l'adunanza, ognuna torna alla propria casa, alla propria vita e ai propri pensieri, ma si sente diversa.






giovedì 10 settembre 2015

GRAZIE DI ESISTERE...

 E al fine sono arrivati, i miei primi quarant'anni, tondi tondi e non posso che ringraziare tutti, ma proprio tutti coloro che si sono fermati anche solo pochi secondi a scrivere un messaggio sul cellulare, un post su FB, chi mi ha telefonato e ha sorriso insieme a me per i primi acciacchi, la maglia della salute, il confronto con le mamme.

 La mia giornata è iniziata alle sei e trenta con un frizzante allenamento sul circuito cittadino insieme a un'amica speciale, alla ricerca del miracolo fisico - inutile sforzo; due ore dopo ero dalla parrucchiera per tinteggiare la chioma, alla ricerca del miracolo estetico - pura illusione; poi lavoro. All'ora di pranzo, come in un film mentre percorrevo la salita per raggiungere casa di mia madre mi sono girata e ho puntato una sagoma familiare: aguzzando la vista - occhialuta io - ho riconosciuto mia sorella che trascinava la valigia. Ho iniziato a salutare, elettrizzata, sorpresa magnifica sorpresa, la più desiderata; ho scampanellato e mi hanno raggiunto nonna e nipoti. Festa grande, peccato per il minestrone "che fa tanto bene" e la mamma non sente ragione, battaglia persa in partenza.
 Ancora lavoro e poi semi-pomeriggio libero, grazie ai nonni che si sono occupati dei bimbi, tutta vita: passeggiata comoda comoda in tre fino ai giardini, dove ho incontrato le zie settantenni - trasgressiva io - e ho consumato un gelato: brrr, fortuna che avevo portato il maglioncino di lana!
 Per finire, dettagli organizzativi per una festicciola di classe e ritiro del regalo dell'altra amica speciale. Per cena ho comprato la pizza e naturalmente non ho preparato alcun dolce...

Magnifica giornata, nel mio piccolo: le parole che ho letto e ascoltato, le dimostrazioni di stima e affetto, pubbliche e private, mi hanno commosso, credo siano sincere, le porto nel cuore.

Grazie, infinite grazie
ai miei amici e amiche, vecchi o rottamati
ai parenti vicini e lontani
agli ex compagni di scuola
alle prof
ai genitori degli amichetti dei pargoli
agli artisti
a chi abita nelle vicinanze e a chi è troppo lontano
agli "sconosciuti" di FB
alla Classe 75
a chi poco mi conosce
a chi legge le mie stupidaggini e mi fa i complimenti, sempre molto graditi
spero di non aver dimenticato nessuno...






PER I MIEI QUARANTA? UN RICETTARIO

 Ho meditato molto sulle parole da scrivere in occasione del mio quarantesimo compleanno, mi esprimo meglio per iscritto, è una delle mie tante pecche.
 Non che non mi piacciano i regali, ma adoro le dimostrazioni di affetto e stima - specialmente a sorpresa - come una cena in compagnia, un caffè al bar, una telefonata, una camminata antistress sul far del giorno con annessa dolce colazione.
 E' tempo di bilancio, avevo  pensato di sciorinare una serie di numeri, importanti per la mia esistenza, ma decisamente noiosi; poi ho contato le attività a cui mi dedico e non ne ho trovate di così fondamentali o singolari, a nessuno interessano le mie letture estive o l'ordine maniacale distrutto dai pargoli.
 Nel profondo sono una campagnola, mi piace la vita all'aria aperta, mi sono pagata gli studi universitari con i più disparati lavori stagionali che Lazio e Umbria mi potessero offrire.
Non mi sono mai perdonata la vendita del podere agricolo della mia famiglia, anche se costretta dalle circostanze; mi manca così tanto forse perché piaceva a mio padre, come se fosse un modo per ricordarlo ancora.
 Invece destreggio poco ago e filo, tanto c'è quella santa donna di mia madre, che mi accontenta in ogni dettaglio sartoriale.
 Non so preparare dolci, non mi cimento in pasticceria e un po' me ne vergogno: chiedo sempre aiuto alle mie cugine, alle amiche, alle zie, sono circondata da bravissime artigiane del gusto goloso. Basta devo provare anch'io, me ne rendono conto i miei bimbi, atroci giudici dei miei salati menù.
 Che altro aggiungere?
 Non invidio nulla agli altri, se non i viaggi alla scoperta dell'arte e delle bellezze del mondo: sto aspettando un po' di fortuna economica per realizzare qualche piccolo desiderio di evasione, primo fra tutti Londra.



mercoledì 9 settembre 2015

IO CREDO...

 Credo nella famiglia, nell'unione di persone che si amano, si cercano, si stimano, si perdonano, si abbracciano, si ritrovano, si confidano, si capiscono anche solo con lo sguardo, con il rapido movimento delle ciglia, da una lacrima che sta per scivolare, dall'impercettibile cambio di tono della voce.

 Credo nell'amicizia, altrettanto sacra, importante, ferma, imprescindibile. Non ti mancherà mai nulla se hai una persona su cui poter contare nei momenti più bui, con cui condividere ansie gioie e paure. Quando ti ascolta, ti consola, ti consiglia, ti cammina a fianco e non ti lascia sola, ti senti importante e questo ti basta per affrontare la vita.

 Credo nella scuola, che ti fa crescere, ti fa lavorare, ti giudica, ti punisce, ti esalta, ti prepara al mondo, ti dà gli strumenti per capire il mondo, per poterti riscattare, per non sentirti umile, ultima o peggio ancora sbagliata.

 Credo nell'uguaglianza morale e politica degli uomini, nelle capacità, nell'intelligenza e nelle attitudini che esaltano e impreziosiscono ogni individuo.

 Credo nella libertà di parola, di espressione, di pensiero religioso e politico, che non vada mai a intaccare, colpire, demolire quella degli altri.

 Credo nel lavoro, qualsiasi lavoro onesto e praticato con il cuore, che ti gratifica, ti inorgoglisce, ti sostenta, non ti fa mancare nulla dell'utile e perché no del superfluo. Quando vieni pagato il giusto per la fatica fisica o mentale, per il sudore della tua fronte o l'arguzia del tuo cervello, ti senti importante, imbattibile e per niente inadatto.

 Credo che in ognuno di noi ci sia del buono, tanto da soccorrere e tendere la mano a chi ci vive accanto.




giovedì 3 settembre 2015

ORIOLO ROMANO, ARTE DECADENTE...

 Passeggiata piacevole a Oriolo Romano, un paesino che non ti aspetti: viale alberato d'ingresso, villette ordinate con giardino curato, comodo parcheggio al centro. Andiamo per visitare il rinomato Palazzo Altieri, sicuri di trovare aperto e funzionante secondo le indicazioni on-line della Soprintendenza.
 L'ingresso è di 5 euro per gli adulti, i minorenni non pagano, come in tutti i siti statali, la prima domenica del mese si entra gratis e si può visitare il giardino-parco da caccia del principe. Siamo gli unici visitatori, per almeno quattro custodi accalcati alla biglietteria, entrata maestosa, ma il tutto dà l'idea dello scolorito. Non ci sono pannelli esplicativi, piante del palazzo e neanche un percorso guidato, sale numerate o un tappeto-guida che possa indicare la direzione.
 Ci si affianca una signora, senza presentarsi, che scopriamo poi un addetto-cane da guardia che parla poco, non spiega quasi nulla ma in compenso bacchetta a ripetizione i pargoli, non proprio esempi di calma e tranquillità.  Accende e spegne le luci in ogni sala e non perde occasione per esortarci a concludere, in caso entrassero altri visitatori rimarrebbero senza guardiano!
 La visita è interessante, le sale sono spoglie degli arredi originali, ma tutte decorate per quanto riguarda pareti e soffitti, non ci sono sedie per sedersi e ammirare comodamente le pitture: uniche note iconografiche su sbiaditi fogli scritti, inseriti in copertine trasparenti sporche e invecchiate, solo una copia in italiano, appoggiati dove capita: davanzale delle finestre, estintore all'angolo, altarino.

 I miei bimbi rimangono colpiti dalla galleria dei Papi: cerchiamo Niccolò III Orsini per campanilismo e quelli per noi più famosi della storia. Particolare, notevole.
 Pranziamo appena fuori dal palazzo, sulle panchine del piccolo parco, ombreggiato e fresco, gelato artigianale a portata di mano: soddisfatti.
 Sulla strada del ritorno ci fermiamo di nuovo al Lago di Vico, alla scoperta di insenature scomode e isolate, tanto per eliminare le scorte di panini e biscotti negli zaini, quanto basta per stancarci definitivamente.

http://www.polomusealelazio.beniculturali.it/index.php?it/238/palazzo-altieri






martedì 1 settembre 2015

INTANTO CONSOLIAMOCI...



 In attesa che la nostra benefattrice ci ospiti nella solita, ma per noi meravigliosa, casa sul lido viterbese, ci consoliamo con una mini-gita alla scoperta del Lago di Vico. Ai bambini basta veramente poco per divertirsi: uno zainetto pieno di panini imbottiti, la natura da "scoprire", animaletti da cercare... e all'orizzonte il chiosco dei gelati!