lunedì 10 febbraio 2014

Pomeriggio Icult, ovvero Sogni in H2O


Pomeriggio freddo, ventoso ma assolato, finalmente.
Viterbo non è per niente accogliente, come al solito. Nei giorni festivi molte attività commerciali rimangono chiuse e allora per prendere un caffè o qualcosa di caldo capita che devi girare a piedi mezza città. Invece le attività gestite da stranieri (frutterie, paninoteche e negozi di chincaglierie) sono tutte aperte, come mai?
Una bella passeggiata in centro, tanti gruppetti di turisti con macchine fotografiche al collo, non l'avrei mai detto. Ancora in corso la mostra su Sebastiano del Piombo, ottimo. W la storia dell'arte.
Di buona lena arriviamo a Valle Faul, trapuntata da plastica arancione, quella che segnala limiti invalicabili, tanta immondizia lungo il percorso pedonale, a destra e a sinistra, ma non ci sono cestini disponibili e quando finalmente ne intercettiamo uno è stracolmo di contenitori di cibi da fast food.
Passiamo oltre.
Entriamo in un edificio restaurato, bello, con strutture metalliche moderne come si vedono negli spazi museali della capitale. Porta scorrevole e accesso ad un buffet sulla destra e a sinistra alcuni pannelli con foto, un bambolotto fa capolino da un cesto di immondizia. Due teloni di plastica pesante ci dividono da un salone in cui si sta svolgendo una lezione di yoga. Un po' titubanti rimaniamo in osservazione, poi prendiamo coraggio e passiamo radenti il muro per arrivare a un piccolo tunnel realizzato in plastica che ci porta a un corridoio in cui si aprono diverse porte, su altrettante stanze organizzate per video art, massaggi e altro.
Siamo nell'Ex Mattatoio divenuto spazio ospitante giovani imprese in fase di sviluppo.
Le opere d'arte sono appese alle pareti, si calano dal soffitto, stazionano sulla pedana nera in fondo alla sala, però non sono accompagnate da cartellini esplicativi ben visibili, manca il pensiero dell'artista, qualche commento che ci faccia capire la motivazione di quanto realizzato, a nostro parere fondamentale in un contesto che viene presentato come sensibilizzante l'opinione pubblica della provincia viterbese.
Intanto si cambia atmosfera ed entra un'insegnante di danza Kathak con quattro giovani allieve, che si esibiscono con grande maestria su note di musica indiana.
Ci sono quadri meritevoli, come il trittico di Marcella Brancaforte naturalmente, ma la nostra attenzione è catturata da maduse di plastica e un bombolone rosso pendenti dal soffitto.
Tema dell'evento è la presenza dell'arsenico nelle acque viterbesi con aumento di rifiuti plastici.

Certo la mostra meritava di essere visitata, intanto per i numerosi artisti partecipanti, mancavano però le indicazioni per il visitatore, i pannelli esplicativi mirati all'opera e qualche sedia a disposizione degli avventori, alcuni dei quali hanno pensato bene di sedersi in terra per seguire la danza.
















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