giovedì 15 febbraio 2018

CAPIRE LO STRESS

 Con lo stress ci conviviamo, condiziona la nostra vita, la nostra esistenza sembra girare intorno a cause ed effetti di questa situazione emozionale, simile all'ansia.
 Ne abbiamo parlato all'incontro tenuto presso la biblioteca comunale oggi pomeriggio dalle 17:30, gratuito e aperto a tutti. Ci siamo riuniti intorno ad un tavolo in sala lettura e abbiamo scambiato impressioni e idee con la dottoressa Elena Del Sordo, dell'associazione Apice.
 La psicologa ha introdotto l'argomento dalla definizione "medica", per poi passare ai sintomi... Non ne abbiamo perso uno; ognuna delle presenti ha potuto testimoniare l'insorgere di qualche problema fisico, come l'herpes, i muscoli contratti, l'emicrania, la stipsi, il bruciore di stomaco, tutti malesseri legati allo stress appunto.
 Il primo passo verso un miglioramento sta nell'ascoltare il proprio corpo che ci parla, ci indica con questi disturbi che qualcosa non sta andando bene, nel verso giusto: una certa agitazione, un po' di tremarella ci sta nella nostra concentrazione e nell'impegno profuso per un lavoro o un evento; il male si verifica quando il livello di palpitazioni o sudarella risulta alterato troppo a lungo e senza controllo, quando non rientra l'emergenza.
 Se siamo troppo occupati e non abbiamo tempo di respirare, sbagliamo a non concederci almeno dieci minuti al giorno tutti per noi, proprio per respirare, ma a fondo, riempendo il torace e poi espellendo tutto, non il fiato corto, la respirazione breve, senza posa e con le spalle curve.
 Prendersi cura del proprio fisico è il primo passo per migliorare e migliorarsi, per garantirsi un abbassamento della soglia di stress da non sopportabile e sopportabile; altrimenti rischiamo di non sentire le emozioni positive, ma vivere vulnerabili.
 Ho scoperto che star male comporta inoltre poca digeribilità, collegata alla scarsa perdita di peso, anche se si mangia sano e regolare, perché il nostro fisico così si difende, risparmiando sulle attività non vitali, che non servono nell'atteggiamento naturale e innato di scappare - dal pericolo imminente - o attaccare il nemico.
 Permettetemi la battuta, non sono grassa, sono stressata!
 Per chi volesse appofondire certi argomenti, Elena Del Sordo insieme ad altri colleghi tiene dei corsi e dei seminari, nel capoluogo: vi lascio qualche buona indicazione.



mercoledì 14 febbraio 2018

INVITO, PER MOLTI MA NON PER TUTTI

 Capita, qualche volta, di ricevere un invito inaspettato, proprio come questo con poco preavviso, ma si tratta di un incontro che merita la vostra attenzione.
 Giovedì 15 febbraio, in biblioteca, ore 17:30 sarà a disposizione di tutti la dottoressa Giuliana Taddei per discorrere e confrontarsi su uno dei temi più attuali e difficile dei nostri tempi, lo stress.
 In effetti, una delle lamentale più diffuse e forti sta proprio nella mancanza di tempo, nella corsa continua che sembra non portare da nessuna parte; nella profusione di forze in occupazioni che poi ci allontanano dalla famiglia, dagli affetti, dalle colonne della nostra esistenza.
 Sembra un controsenso, ma sta tutto qui il nostro malessere: corriamo tutto il giorno per accontentare tutti, per lavorare per la nostra famiglia e le sue esigenze, poi le tristi conseguenze dell'affanno ci portano a stanchezza, malumore, indifferenza nei confronti dei protagonisti dei nostri pensieri, ad arrivare sfiniti a casa e svolgere meccanicamente le incombenze, magari urlando agli altri di stare in silenzio per il forte mal di testa.
Qualcosa ci sfugge, qualcosa risulta sbagliato se invece di tranquillizzarci, il nostro modo di agire ci comporta stress e fatica emotiva; nel pomeriggio di giovedí la dottoressa ci aiuterá a capire come migliorare e migliorarci, senza promettere trasformazioni miracolose, comunque un'occasione di confronto e di crescita nelle emozioni.
 Giovedí 15 febbraio, incontro gratuito presso la biblioteca comunale con Giuliana Taddei, da non perdere.

A TEATRO, CON I PICCOLI

 Un modo alternativo di passare il martedì grasso: sono andata al teatro di Caffeina con i pargoli, su suggerimento di una cara amica, per uno spettacolo che richiama Robin Hood della Disney.
 In scena quattro attori, due ragazzi e due ragazze, che si alternano anche velocemente nel cambio d'abito per rimanere sempre sul palco, scenografia minimale con quattro alberi stilizzati di legno che fungono anche da appendiabiti.
 Il piccoletto, come al solito, non aveva alcuna voglia di venire: ha disturbato i preparativi, ha minacciato la noia più totale e ha messo in campo anche i compiti da finire... Poi si è seduto al suo posto numerato, composto e in silenzio, ha ascoltato attento e non ha perso un movimento, ha battuto a lungo le manine e alla fine uscendo avrebbe anche voluto salutare gli attori.
 La formula teatrale rimane la stessa, come quella natalizia intendo, è cambiato il costo del biglietto, maggiorato; gli attori giovani e spigliati sono gli stessi, che ci piacciono tanto.
 Prima e dopo lo spettacolo, unico ingresso ore 17:30, ci siamo concessi un lungo giro in libreria, fornita e colorata, comoda per trascorrere anche momenti di lettura, poi per non lasciare nessun rammarico ci siamo anche seduti al bistrot, consumando qualcosa giusto per fermare i morsi della fame.
 L'ambiente di lavoro che vorrei: a mio modesto parere, un locale con tanto fascino, il giusto silenzio e buona scelta di cultura.
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lunedì 12 febbraio 2018

TOCCA AGLI JUNIORES

  Tocca cioè ai più giovani, i più dolci e teneri, presi a piccole dosi: parliamo di birbanti tra i cinque e i dieci anni, interessati a creare con le loro manine e con il discreto aiuto di un adulto...

Vi lascio immaginare lo stupore del piccoletto quando ha scoperto il lavoretto eseguito dalla sorella al corso di Letizia e Rosangela; la signorina che si vantava di aver costruito, assemblato, tagliato, misurato e incollato il tutto con la pistola della colla a caldo, un utensile meraviglioso e magico che solo i grandi possono utilizzare, con una certa accortezza, tutta quella che i piccoli non possiedono...
 Scenate di virilità, promesse di impegno e di grande interesse per l'incontro, assoluto bisogno di sperimentare, di dimostrare la sua bravura... E la sorella che lo guardava con aria da grande, da navigata ed esperta.
 Poi l'invito per un incontro adatto alla sua età e maestria, ma non affermate davanti a lui che si tratti di lavori meno seri o meno importanti o che si realizzino giochetti da piccoli, perché la dignità va rispettata, la fantasia è una certezza ed il biglietto da visita per partecipare con gli altri...
 Quindi ora risulta tutto contento, pronto a maneggiare pistole di ogni grandezza per portare a casa un bell'oggetto, da grandi, al pari di quello che sta sul tavolo in sala in posizione d'onore!

 L'appuntamento è per venerdì pomeriggio prossimo, sempre presso la sede di lavoro di Francesca e Valeria, a cui potete chiedere ogni tipo di informazione, per cui vi lascio la locandina dell'evento.
 Che la santa pazienza creativa ci assista!



domenica 11 febbraio 2018

LA SCOPERTA DELL'ACQUA CALDA

 Ho frequentato il Liceo Classico dal 1989 al 1994, mi sono diplomata dopo aver speso tutte le mie forze intellettive, sempre convinta di aver scelto la scuola giusta e fiera di aver superato tutte le prove, da sola.
 Durante il primo anno, il quarto ginnasio, ho affrontato una forte crisi che mi ha portato all'anoressia, poi trasformata in bulimia, da cui credo di non essere più completamente guarita; ho stretto grandi amicizie, ho conosciuto persone speciali, sono ancora legata con il cuore alle mie insegnanti, che certo non mi hanno mai regalato nulla.
 Sono approdata al Classico perché ero brava, una delle migliori, voto finale delle medie Ottimo, sembrava scontata la mia scelta, invece ho trovato un ambiente difficile, direi ostile in certi casi: dal paesello di provincia, figlia di operai, nipote di contadini, nessuno in famiglia che avesse varcato quella soglia, non avevo mai sentito nominare il Rocci, non avevo idea di quanti e quali professori mi attendessero, ero armata solo di buona intelligenza e tanta voglia di studiare, convinta che sarei diventata una scrittrice.
 Non mi si dica, ora nel 2018, che hanno scoperto che il Classico è una scuola classista, lo sanno tutti; una scuola creata e voluta per la classe dirigente, per distinguersi dagli altri, per i figli dei notabili, siano essi avvocati, dottori, insegnanti, industriali...
 All'inizio del quarto anno, già ho avuto modo di scriverlo, una professoressa è entrata in classe e ha fatto girare un foglio tra i banchi sul quale dovevamo scrivere la professione dei nostri genitori, pace; ho dimostrato con i fatti le mie capacità intellettuali fornite da mio padre e mia madre; nessuno in quella scuola mi ha mai rivolto: "Un saluto a tua madre", come invece ho sentito dire da un'insegnante a un alunno di un'altra classe, il bello che allora mi colpì la risposta di quel ragazzo: "Presenterò!" Non l'avevo mai sentita, umile io.
 Non dimenticherò certo la mia compagna Patrizia, costretta dal padre a rincorrere quel benedetto diploma classico, non ci riuscí neanche dopo sette anni: ha affrontato con noi la maturitá ma fu bocciata, ancora una volta, poi ho perso le sue tracce.
 Il Classico resta la migliore delle scuole per la formazione completa, per lo studio a trecentosessanta gradi, per la visione universale del sapere, per la valorizzazione delle nostre radici culturali, per l'approfondimento del pensiero, per lo sforzo che richiede e i risultati con cui premia.

 Il problema sono le persone con la puzza sotto al naso, che ti etichettano per la tua terra d'origine e la tua estrazione sociale; peggio per loro che non sanno chi e cosa si perdono; agli altri il piacere della scoperta e della meraviglia.

http://www.repubblica.it/scuola/2018/02/09/news/amato_senza_fiato_davanti_ai_siti_classisti_dei_licei_la_costituzione_vieta_discriminazioni-188450212/

WONDER, IL FILM

 Ho fortemente voluto vedere questo film al cinema per rendermi conto di persona se valesse effettivamente tutte le splendide parole e i complimenti ascoltati in questi ultimi mesi; non ho ancora letto il libro, da cui è tratto, che mi descrivono come un vero capolavoro, quindi ho una visione parziale dell'opera.
 Sono andata con il maggiore dei miei figli, perché agli altri due hanno pensato le maestre a organizzare un'uscita collettiva, per poi discutere di emozioni, passioni e cattiverie scolastiche.
 Vi dico subito che la visione non mi ha entusiasmato alla follia, avevo anche preparato i fazzoletti, in caso di lacrime, più volte invocate nei racconti di alunni e amici, invece non li ho usati, anzi.
 Una bella favola, questo sì, dal finale scontato: un intero anno scolastico, il primo delle medie, affrontato con grande forza, in compagnia di qualche amico e tanti bulli da parte di questo bambino dal volto deformato per una rara malattia.
 La parte più vera il colloquio dei genitori del bullo con il direttore della scuola: rispondono a tono, sdrammatizzano le angherie, ammettono addirittura di aver preso parte al lavoro digitale per non vedere più quel bambino tra i compagnetti del figlio, scosso addirittura dalla sua presenza; meno reale la parte del campeggio, per un bimbetto mai uscito dal guscio familiare un'esperienza totalmente positiva, non mi sembra possibile.
 Mi ha lasciata perplessa anche l'armonia familiare che regna in casa, nonostante le enormi difficoltà quotidiane: i genitori sono completamente immersi, dediti all'accudimento del minore e distanti dalla maggiore, che però non dà segni di squilibrio, di ansia o gelosia; tra moglie e marito perfetta intesa e sintonia, lodevole.
 Non saprei affermare se nella vita reale tutto andrebbe in questo modo, però mi piacciono le favole, il lieto fine, credere che un mondo migliore sia possibile e che le donne posseggano una marcia in più.

VITORCHIANO, IL CARNEVALE

Ultima domenica di carnevale, si va a Vitorchiano perché è vicino casa, per passare un pomeriggio tranquillo e far divertire i bambini.
 Manca poco alla fine e ancora non avevamo partecipato ad alcuna sfilata, causa maltempo, impegni sportivi, poca voglia...
 Comunque oggi, appena finito il pranzo casalingo ci siamo preparati, travestiti i piccoli e truccati e via, verso una meta piacevole, a portata di famiglie; l'ingresso in paese gratuito aiuta il bilancio familiare, carri comunque interessanti per i bimbi: il migliore è risultato il grande Pinocchio.
 In altri paesi si svolgono sfilate più abbondanti, ma molto confusionarie, più colorate ma ebbre dove scorre alcol a portata di bottiglia, in altri invece si accede con un contributo, sacrosanto per la riuscita della festa. A Vitorchiano festa in piazza centrale piacevole, senza tafferugli o maschere alticce, nessuna volgarità; per quest'anno va bene così, ce ne siamo tornati a casa contenti e soddisfatti.