lunedì 24 dicembre 2018

ASCOLTO, CHE SERVE

 Messa domenicale, ore 11:30 in duomo: affluenza discreta, pochi i bambini, un uditorio adulto.
 Alla fine è salito sul pulpito il responsabile del gruppo Caritas parrocchiale, un uomo energico ma anziano, dalla barba bianca, che ha illustrato gli impegni di volontariato, le richieste e le esigenze delle persone che si rivolgono al centro.
 Mi ha profondamente colpito il discorso di Bruno, perché ha ben inquadrato la situazione in poche parole: c'è bisogno di tante mani per portare conforto materiale agli altri, tutti saranno i benvenuti, nessuno si senta escluso o inascoltato, si sta preparando un corso interessante di formazione per operatori, ma anche per semplici cittadini curiosi.
 Il corso sarà tenuto da esperti per cinque incontri settimanali che verteranno sull'ascolto, il porgere attenzione all'altro che chiede e come soccorrere in modo concreto; sono interessata a partecipare intanto come formazione, ma anche per rendermi conto di cosa significhi mettere da parte i propri pensieri per ascoltare l'altro ed essergli utile.
 Inoltre Bruno ha sottolineato un dato terribile, che mi ha lasciato molto amaro in bocca: nella nostra piccola comunità, nel piccolo del nostro paesello in cui ci conosciamo tutti, più o meno siamo tutti parenti alla lontana, ben ottantasei famiglie si rivolgono al centro, hanno bisogno e chiedono. Un numero enorme, una richiesta che mi lascia malconcia, non credevo serpeggiassero tanti problemi, eppure ci sono, esistono a pochi passi da noi, nel nostro ristretto territorio.
 Lo scorso anno i nuclei in difficoltà erano una cinquantina, allo scadere del 2018 parlano di ottantasei famiglie, con bisogni specifici, che non riguardano solo il vestiario o il cibo, ma anche la bombola del gas ad esempio e tanto altro.
 Ma com'è possibile? Non ditemi che se la cercano, che si meritano la malasorte, che potevano starci attenti, dal momento che ad ognuno di noi potrebbe andar male, la ruota gira per tutti.
 Quanti se ne vedono, di signori distinti un tempo, oggi rovinati; quanti padri e madri senza lavoro e con il mutuo da pagare, le bollette, le visite mediche, gli occhiali da vista o l'apparecchio per i denti?
 Cerchiamo di aiutare, non giriamoci dall'altra parte; rendiamoci conto che a volte le parole e i buoni propositi non bastano per lasciar spuntare un sorriso sulle labbra di un piccolo e dei suoi genitori.
 Sono state organizzate raccolte di cibo, collette alimentari, c'è anche un cesto in chiesa dove lasciare i beni offerti: per le feste cerchiamo di far emergere il vero spirito natalizio, l'amore di cui siamo capaci verso l'altro, basterebbe rinunciare a qualcosa dalla nostra tavola imbandita per sollevare gli altri.
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