Non avrei mai creduto possibile questa mia costanza nel redigere un diario personale quotidiano, virtuale poi proprio impensabile. Odio la tecnologia, eppure lo trovo comodissimo, questo modo di comunicare con il mondo intero, oltre ogni barriera architettonica, sociale, culturale e politica.
Sono arrivata a 785 articoli e solo pronunciare questo numero mette paura: in due anni e cinque mesi, ho costruito un mio piccolissimo giornale/quotidiano; sapete sì che da bambina ho sempre affermato che sarei diventata una giornalista? Beh, quando incontro persone per strada che mi fermano e mi ringraziano per le mie parole, oppure si complimentano per la semplicità unita all'importanza di certi argomenti, che dire? Grazie, mi rendete questo impegno ancora più piacevole: per me non è una fatica scrivere, ma un vero e proprio piacere, anche in tarda notte, proprio come adesso.
Ultima notizia: oggi ho ricevuto un'offerta di lavoro legata alle mie parole! Proprio così, c'è qualcuno là fuori che pensa di onorare le mie povere righe...Finalmente!
Il blog, è la mia quarta creatura: ci dedico tempo, spendo forze vitali, giro per la provincia anche per raccogliere materiale da condividere e mi dà grosse soddisfazioni unite certo a forti arrabbiature, ma non per colpa sua, no, sono gli altri che fraintendono!
E così è entrato nella nostra vita familiare, non ne può più uscire, gli altri pargoli lo leggono, lo commentano e ne vogliono far parte, anche loro protagonisti.
Dunque, tre figli biologici e uno tecnologico, che assorbono tutte le mie forze, i miei pensieri, le mie economie, e il marito?
Ciao Marco, guarda come mi diverto!
Che avevate pensato, voi tutti?!
Al prossimo articolooooo.
domenica 15 maggio 2016
UNA PERSONA SPECIALE
Quella che chiami al telefono quando hai un segreto segretissimo da svelare.
Quella che non vedi l'ora di incontrare, appena hai un attimo libero.
Quella che "Meno male c'è lei a farmi compagnia, altrimenti mi sentirei sola".
Quella che "Non vedo l'ora di incontrarti per raccontarti quel che mi è successo".
Quella che ti cambia il pomeriggio, come l'arcobaleno dopo un temporale.
Quella che "Speriamo venga a sostenermi, ho bisogno del suo sguardo per affrontare il pubblico".
Quella che "Aiutami tu, non so dove mettere le mani!".
Quella che "Cosa mi consigli di indossare per la cerimonia" "Tutto quel che vuoi, ti sta benissimo tutto!".
Quella che "Venite a cena, ci arrangiamo, quel poco si divide, tanto per stare insieme e chiacchierare un po'".
Quella che "Ti sei dimagrita?" - anche se non è vero!
Quella che "Se vieni tu, vado, altrimenti rimango a casa!".
Quella che "Se hai bisogno di aiuto, chiamami!"
Quella che "Sei il mio angelo custode".
Quella che "Organizziamo una bella gita!".
Quella che non è mai abbastanza il tempo trascorso insieme e appena te ne vai già ti manca!
Quella che non vedi l'ora di incontrare, appena hai un attimo libero.
Quella che "Meno male c'è lei a farmi compagnia, altrimenti mi sentirei sola".
Quella che "Non vedo l'ora di incontrarti per raccontarti quel che mi è successo".
Quella che ti cambia il pomeriggio, come l'arcobaleno dopo un temporale.
Quella che "Speriamo venga a sostenermi, ho bisogno del suo sguardo per affrontare il pubblico".
Quella che "Aiutami tu, non so dove mettere le mani!".
Quella che "Cosa mi consigli di indossare per la cerimonia" "Tutto quel che vuoi, ti sta benissimo tutto!".
Quella che "Venite a cena, ci arrangiamo, quel poco si divide, tanto per stare insieme e chiacchierare un po'".
Quella che "Ti sei dimagrita?" - anche se non è vero!
Quella che "Se vieni tu, vado, altrimenti rimango a casa!".
Quella che "Se hai bisogno di aiuto, chiamami!"
Quella che "Sei il mio angelo custode".
Quella che "Organizziamo una bella gita!".
Quella che non è mai abbastanza il tempo trascorso insieme e appena te ne vai già ti manca!
venerdì 13 maggio 2016
ATTENTI ALLE PAROLE
Come avete modo - e qualche volta piacere - di scoprire ogni giorno quel che scrivo, commento e condivido, vi sarete sicuramente accorti di quanto tenga alla forma, oltre che alla sostanza, dei miei articoli. Le parole hanno un peso, enorme, importante e nulla può essere lasciato al caso, almeno per me.
Peso ciò che dico, specialmente quello che rimane scritto per sempre nelle pagine web, sappiamo tutti quanto sia difficile oggi gestire questi social network, quanto i ragazzi si affidino ai vari gruppi, commenti e a tutto quello che gira intorno alla rete. Pazzesco, quanto si sia dilatato il mondo in una generazione e, mi spiace ammetterlo, non tutti siamo pronti e capaci di gestire la nuova realtà.
Perciò conta molto mantenere la calma, scegliere con cura i lemmi; il lessico ci contraddistingue, il ragionamento ci perfeziona e il canto ci esalta. Non offendo mai per piacere, per gusto sadico o roba del genere e, certo, non voglio che altri lo facciano nei miei confronti. Ponderiamo le parole, che una volta uscite dalla bocca non rientreranno mai più e, peggio, feriscono per sempre. Mentre il dolore per uno schiaffo o una sculacciata passa, l'offesa resta, ti rode dentro come il tarlo, ci rimugini e rimani basito, finché non cominci a pensare che sia tutto vero quel che hai sentito con le tue povere orecchie. I bambini credono a tutto quel che sentono, non hanno sviluppato il senso dell'ironia e, a volte, anche le loro mamme, se ne convincono.
Non amo tanto parlare in pubblico dei miei articoli, mi imbarazza, come se avessi una doppia personalità, che ci posso fare? È così.
Peso ciò che dico, specialmente quello che rimane scritto per sempre nelle pagine web, sappiamo tutti quanto sia difficile oggi gestire questi social network, quanto i ragazzi si affidino ai vari gruppi, commenti e a tutto quello che gira intorno alla rete. Pazzesco, quanto si sia dilatato il mondo in una generazione e, mi spiace ammetterlo, non tutti siamo pronti e capaci di gestire la nuova realtà.
Perciò conta molto mantenere la calma, scegliere con cura i lemmi; il lessico ci contraddistingue, il ragionamento ci perfeziona e il canto ci esalta. Non offendo mai per piacere, per gusto sadico o roba del genere e, certo, non voglio che altri lo facciano nei miei confronti. Ponderiamo le parole, che una volta uscite dalla bocca non rientreranno mai più e, peggio, feriscono per sempre. Mentre il dolore per uno schiaffo o una sculacciata passa, l'offesa resta, ti rode dentro come il tarlo, ci rimugini e rimani basito, finché non cominci a pensare che sia tutto vero quel che hai sentito con le tue povere orecchie. I bambini credono a tutto quel che sentono, non hanno sviluppato il senso dell'ironia e, a volte, anche le loro mamme, se ne convincono.
Non amo tanto parlare in pubblico dei miei articoli, mi imbarazza, come se avessi una doppia personalità, che ci posso fare? È così.
mercoledì 11 maggio 2016
E GIUBILEO SIA
Una giornata che non scorderemo facilmente, che nessuno dei cento e passa partecipanti dimenticherà, quella di oggi all'udienza del papa nell'anno della misericordia. Siamo in tanti e da subito si presentano i problemi connessi al numero - ritardo di alcuni, fila chilometrica al bagno del bar, compattare il gruppo in coda, mantenere il percorso di marcia, etc etc - però i minuti passano e la pioggia smette di cadere insistente.
Leggono i nomi dei paesi presenti e noi ci siamo.
La piazza è gremita, ma ordinata e tutto fila liscio, soprattutto i controlli al metal detector, peccato che all'uscita dei bagni si perda facilmente l'orientamento per tornare al proprio posto. Siamo seduti tra le prime file e possiamo vedere bene il papa che a bordo dell'automobile passa tra le transenne, poi un susseguirsi di emozioni, culminate nel vedere il nostro amico Andrea in udienza "privata" nella Sala Nervi con altre persone, mentre il papa gli stringe la mano raccomandando a lui e a mamma Assunta la preghiera.
Intanto le temperature si alzano, ma guai a lamentarsi.
Si legge e si commenta il comportamento del Padre Misericordioso nella famosa parabola del Figlio prodigo: Amore incondizionato, attesa, sottomissione, pentimento, perdono, ce n'è per tutti, meraviglioso messaggio di Misericordia, appunto.
Dopo un pranzo veloce si comincia il giro delle altre tre basiliche, bravi gli autisti a destreggiarsi nel caos cittadino del traffico a tutti i costi.
Ci concediamo una pausa rilassante e un poco cara solo al ristoro di San Paolo fuori le mure, poi di corsa a casa, peccato le file lungo il raccordo, che ci permettono di tornare al punto di partenza dopo più di quindici ore di pellegrinaggio: San Pietro pensaci tu!
Ho rubato le foto dal profilo FB della mia amica Rosanna.
Leggono i nomi dei paesi presenti e noi ci siamo.
La piazza è gremita, ma ordinata e tutto fila liscio, soprattutto i controlli al metal detector, peccato che all'uscita dei bagni si perda facilmente l'orientamento per tornare al proprio posto. Siamo seduti tra le prime file e possiamo vedere bene il papa che a bordo dell'automobile passa tra le transenne, poi un susseguirsi di emozioni, culminate nel vedere il nostro amico Andrea in udienza "privata" nella Sala Nervi con altre persone, mentre il papa gli stringe la mano raccomandando a lui e a mamma Assunta la preghiera.
Intanto le temperature si alzano, ma guai a lamentarsi.
Si legge e si commenta il comportamento del Padre Misericordioso nella famosa parabola del Figlio prodigo: Amore incondizionato, attesa, sottomissione, pentimento, perdono, ce n'è per tutti, meraviglioso messaggio di Misericordia, appunto.
Dopo un pranzo veloce si comincia il giro delle altre tre basiliche, bravi gli autisti a destreggiarsi nel caos cittadino del traffico a tutti i costi.
Ci concediamo una pausa rilassante e un poco cara solo al ristoro di San Paolo fuori le mure, poi di corsa a casa, peccato le file lungo il raccordo, che ci permettono di tornare al punto di partenza dopo più di quindici ore di pellegrinaggio: San Pietro pensaci tu!
Ho rubato le foto dal profilo FB della mia amica Rosanna.
NONSOLOCAFFÈ
E poi ti ritrovi intorno ad un tavolo, in completa intimità, si parla, si apre il cuore, sorseggiando cremoso caffè, macchiato, come piace a me, in quella deliziosa tazzina bianca con il ricciolo per manico.
Belle le donne, sincere, splendide nella loro intimità domestica, senza fronzoli, senza trucco, davanti ai problemi della quotidianità impegnativi, troppo impegnativi. I figli, il lavoro, lo studio, tutto il nostro mondo e anche più, perché le donne sono fatte così, non si caricano solo dei propri problemi, no, si impegnano a fondo anche con i grattacapi dei figli, del marito, dei nipoti, dei fratelli, dei colleghi, degli amici e discutono, si aprono, cercano conforto.
Non conforto vero, o meglio anche quello, ma intanto basta una parola, un sorriso, il solo esserci, per sentirsi meglio, liberarsi di un peso, di una preoccupazione che nella solitudine sembra un macigno. Adoro questi momenti, quasi magici, di confidenza, di parole sussurrate alternate a silenzi, qualche lacrima di sconforto o di liberazione, per essere riuscite a tirar fuori il peso che schiaccia il cuore e annebbia l'animo.
E poi si torna alla normalità, al viavai vorticoso, però un poco meno tristi per non tenersi più tutto dentro, sicure che quel che è stato detto rimane un segreto che ci lega, ci unisce, almeno fino al prossimo incontro.
martedì 10 maggio 2016
COME QUELLE FAMIGLIE DEL MULINO...
Questa sera mi sento un po' così, triste, userei volentieri una brutta parola, ma non posso, sono una signora del blog, io!
Avete presente quando siete pronte a conquistare il mondo, invece vi ritrovate a pulire casa, ecco, questa sera mi sento così, spenta.
Mi sono svegliata con l'ansia della scolaretta che va incontro alla verifica, pensavo ai risultati, ai commenti, invece nulla o poco più. E poi quel silenzio assordante di chi fino a poco tempo fa mi "importunava", mi contattava, mi cercava e chiedeva i miei consigli, ecco non lo sopporto! Come si fa a sparire? Come si fa a non ringraziare neanche?
Sarà che domani ci aspetta una bella giornata impegnativa, sarà che questo maggio mi mette ansia, una forte ansia per i suoi tanti appuntamenti, che ho paura di non riuscire.
Ma solo io, o ci sono in giro altre persone spaurite, timide e indecise?
Come quelle belle famiglie in cui va tutto sempre bene, si incontrano a tavola sin dal primo mattino, sorridenti e pettinati: a casa mia alle 7:00 già si litiga sulla merenda da portare a scuola.
Questi quadretti familiari proprio non li capisco, perché ci vogliono far credere che per mangiare biscotti o merendine bisogna essere tranquilli, armoniosi e sfoderare perfetti denti bianchi?
Viva la normalità! Ma quale? Magari esistono veramente questi nuclei affiatati, curati, ben vestiti, che non discutono per entrare in bagno, non bisticciano per il pezzo di crostata o il cucchiaio di cacao, magari, o no?
Che ne so io della normalità degli altri, questa sera non ho certezze, non so perché scrivo, perché credo che qualcuno legga con interesse quel che scrivo, perché aspetto complimenti che, se non sono ancora arrivati, non arriveranno mai, perché penso che questo blog possa diventare un lavoro?
In fondo, quanto mi spetta? Nulla o poco più, se non addirittura il silenzio.
Avete presente quando siete pronte a conquistare il mondo, invece vi ritrovate a pulire casa, ecco, questa sera mi sento così, spenta.
Mi sono svegliata con l'ansia della scolaretta che va incontro alla verifica, pensavo ai risultati, ai commenti, invece nulla o poco più. E poi quel silenzio assordante di chi fino a poco tempo fa mi "importunava", mi contattava, mi cercava e chiedeva i miei consigli, ecco non lo sopporto! Come si fa a sparire? Come si fa a non ringraziare neanche?
Sarà che domani ci aspetta una bella giornata impegnativa, sarà che questo maggio mi mette ansia, una forte ansia per i suoi tanti appuntamenti, che ho paura di non riuscire.
Ma solo io, o ci sono in giro altre persone spaurite, timide e indecise?
Come quelle belle famiglie in cui va tutto sempre bene, si incontrano a tavola sin dal primo mattino, sorridenti e pettinati: a casa mia alle 7:00 già si litiga sulla merenda da portare a scuola.
Questi quadretti familiari proprio non li capisco, perché ci vogliono far credere che per mangiare biscotti o merendine bisogna essere tranquilli, armoniosi e sfoderare perfetti denti bianchi?
Viva la normalità! Ma quale? Magari esistono veramente questi nuclei affiatati, curati, ben vestiti, che non discutono per entrare in bagno, non bisticciano per il pezzo di crostata o il cucchiaio di cacao, magari, o no?
Che ne so io della normalità degli altri, questa sera non ho certezze, non so perché scrivo, perché credo che qualcuno legga con interesse quel che scrivo, perché aspetto complimenti che, se non sono ancora arrivati, non arriveranno mai, perché penso che questo blog possa diventare un lavoro?
In fondo, quanto mi spetta? Nulla o poco più, se non addirittura il silenzio.
NOI SIAMO. DISSOLVENZE
Noi siamo uomini che vogliono vivere in un mondo migliore, più giusto, più equo, aperto al diverso, all'estraneo, aperto a chi prova ad esprimere i propri sentimenti nel rispetto degli altri e con gli altri.
Noi siamo sperimentatori di forme e di materiali, attori unici, ma uniti sulla scena artistica, cultori del Bello e dell'Estetica, esponenti dell'Utile artistico.
Noi indichiamo la luce in fondo al buio, che illumina e protegge, faro che indica la rotta, aiuta la navigazione, offende le tenebre e dirada il dubbio.
Noi siamo Arte-Colore-Immagine-Sogno-Visione.
Noi siamo occhi che guardano, mani che chiamano, bocche che invocano, corpi che si abbandonano.
Noi siamo figura che si muove, lacrima che scivola via, immagine che riflette e incatena.
Noi siamo occhi, sguardo, vista, certezza di un mondo che fu, svanito, lasciando tracce incorporee, di vita vissuta, andata, persa, irraggiungibile.
Noi siamo memoria, ricordo, interpretazione della realtà, sensibilità.
Noi siamo futuro, nell'utilizzo del passato; attesa del domani nella ricostruzione di ieri.
Noi siamo l'oggi e il domani, il passato che attende la riscoperta e il futuro che ci apre le porte alla conoscenza.
Noi siamo spirito e presenza, respiro e sensazione, Amore e Morte.
Noi siamo e non possiamo non essere, noi non ci lasciamo vivere, ma esistiamo nella forza della Ragione e nella bellezza dell'Arte.
Noi siamo quattro artisti, dai modi garbati, dall'amichevole e sereno colloquiare: abbiamo idee e progetti, forma e colore, luce e desideri da farti conoscere, che ti vogliamo proporre e presentare.
| « Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d'un sogno è racchiusa la nostra breve vita. » La Tempesta, atto IV, scena I; W. Shakespeare |
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