sabato 13 luglio 2019

ATTESTATO, NON VITTORIA

 E allora ero tutta emozionata, per la mail di invito arrivata dritta dritta dal Comune di Vitorchiano.
 Ho partecipato ad un concorso di poesia a tema DONNA: ho voluto provare, ho scritto di getto, ho forzato la mia naturale e stantia ritrosia a espormi, a provare, a mettermi in gioco nelle competizioni.
 Non ho vinto, c'era da immaginarselo; hanno premiato solo il primo classificato nelle diverse categorie, per tutti gli altri, un diploma/attestato di partecipazione.
 Sarà per la prossima occasione, forse.

 Questi i miei componimenti


A MIO PADRE

Lento scorre il tempo
Provo ad ascoltare il movimento
Soppeso la memoria.


Leggo nelle pieghe del mio cuore
Quando ero fanciulla, tempo di felicità, corse e sorrisi
Ora ti cerco nei ricordi, la voce lontana, il profumo dei campi
I tuoi baffi neri.


UN FIGLIO?

Cosa significhi il sacrificio
Cosa succeda nel buio della stanza
Quanto sia difficile rispondere alle persone, salutare i loro commenti, ridere della sterili battute.

Ventre vuoto, sangue che scorre, attesa infinita
Gioia di vivere, negli occhi degli altri, peso di inutilità e colpa infinita.
Coppia d’amore, soli contro tutti, il futuro negli altri, incertezza nel cuore.


LEGGI DONNA

Forza della natura, ingegno di sole, sorriso del mattino
Capelli di grano, occhi del cielo, pelle di latte
Mani di fata, focolare domestico.

Sabbia che brucia, passione ardente
Onde del mare, passione travolgente
Ferma come una roccia, scoglio della famiglia.

Corda che unisce, lacrime di commozione,
Perdono incondizionato
Schiena curva, bacio della buona notte, seno che nutre
Amore infinito


http://www.comune.vitorchiano.vt.it/dettagli.aspx?c=1&sc=8&id=80&tbl=eventi
http://www.viterbonews24.it/news/vitorchiano,-nominata-la-giuria-del-concorso-poetico-versi-in-rosa_96095.htm




martedì 9 luglio 2019

QUANTO SIAMO DISPOSTI A SPENDERE?

 Argomento serio e impegnato, tratto dallo scambio di idee con la mia amica Susanna: quando le mamme alle feste di compleanno parlano, discutono di affari seri, non solo pettegolezzi!

 Si parla di cultura, di un lavoro di mente, un impegno difficile da quantificare.
 Quanto si è disposti a pagare un professionista del sapere?
 Un qualsiasi ottimo artigiano, buon lavoratore, preciso con i tempi e rispettabile, ha una parcella, che tutti devono  - o dovrebbero - considerare, pagando il giusto, saldando il conto richiesto.

 Ma quando si tratta di tradurre, offrire una consulenza, affiancare una persona inesperta che cerca un intenditore, un maestro, un esperto in un campo nuovo, inestricabile, in cui muovere i primi passi sembra difficile, quanto vogliamo risparmiare?

 Mi è capitato di essere ingaggiata a costo zero, a gratis, per collaborazioni fumose, per la gloria, per i posteri, definite la questione come volete, ma resta il fatto del gratuito che certo non aiuta il mutuo in banca, l'equilibrio familiare né purtroppo la scelta di un lavoro "intellettuale" perché poco redditizio, poco remunerato, poco considerato, poco preso sul serio.

 Vorrei campare delle mie parole, per esempio, di critica, di articoli, ma al momento non sono abbastanza brava, evidentemente, né interessante, né solerte o intrigante, aggressiva o graffiante: mi arrangio di altro, non del mio scarso e irrisorio sapere.

 Chiedere un rimborso spese, un contributo per il disturbo, vi sembra esagerato? Per non parlare degli anni di studio, di specializzazione, di incontri, approfondimenti, corsi, aggiornamenti, di dedizione.

 Sminuire una collaborazione, tirare sul prezzo, in qualsiasi campo, con qualsiasi operatore, per qualunque professionista è imbarazzante, svilente, mortificante; non credete?

lunedì 8 luglio 2019

DA CASTELLUCCIO A NORCIA, PASSANDO PER VISSO

 Dunque siamo stati attratti dalle tante immagini sulla famosa fioritura di Castelluccio, dalle parole condite con grazia e buoni aggettivi, ma poi alla prova dei fatti l'esperienza non è risultata così divina.
Molto interessante il viaggio, il percorso erto sulla costa del versante brullo della montagna gialla, i tornanti che si susseguono, l'altezza del panorama mozzafiato sui campi geometrici, le diverse colture e quindi la cromia di Arlecchino che attrae, ma...
 Forse perché abbiamo la fortuna di vivere a contatto con la natura, il verde, i campi, le balle di fieno, forse perché il nostro sguardo non è viziato dal grigio urbano o dalle altezze dei palazzi che chiudono l'orizzonte; fatto sta che la vallata di fiori ammalia, ma non in modo irreversibile.
 C'è la famiglia che lancia il drone in aria per le riprese, c'è la mamma selfie dipendente, c'è la ragazzetta che non resiste e strappa qualche papavero per un mazzetto che si affloscia veloce, c'è il palestrato con il telo a terra che non rinuncia all'abbronzatura; c'è la nonna che apparecchia ognibendidio sul tavolino accanto al camper non sia mai che si muoia di fame di domenica.

 Traffico impazzito, incastrato, moltiplicato in salita per arrivare a Castelluccio, ridotto a  cumuli di macerie dietro alle bancarelle e ai furgoni degli ambulanti, lungo la via d'uscita ad una corsia - l'altra franata - con il semaforo: pazienza per molti, per altri cofano della vettura aperto e pic nic arrangiato.

 Pranziamo a Visso: solo sette chilometri di distanza e cambio di regione, siamo nelle Marche provincia di Macerata; quiete se non fosse per i nugoli di motociclisti di passaggio: tavola calda/bar a bordo strada, sotto al portico: ottimo rapporto qualità prezzo e anche i pargoli apprezzano. Giro di ricognizione: palazzi feriti, imbragati, puntellati e alle spalle le verdi montagne silenziose.

 Sulla strada del ritorno ci fermiamo a Norcia: via vai di turisti, gelato, ricordini, ottimo cibo e lenzuola alla finestra? Una forma di protesta dei proprietari degli immobili abbandonati a loro stessi, la ricostruzione inesistente, i lavori fermi e tanta rabbia.

VALLATA, SOVRASTATA DALLE MACERIE DI CASTELLUCCIO






VISSO, IL CENTRO ANCORA TRANSENNATO






NORCIA




sabato 6 luglio 2019

ATTIVITÀ CEDESI, VENDESI ATTIVITÀ

 Sono tornata dal giro di allenamento mattutino lungo il circuito del paesello mio con qualche foto triste.
 Si tratta di cartelli affissi alle vetrine di negozi, di annunci scritti sulla porta d'entrata di attività chiuse o che sono in procinto di chiudere: cambio, cedimento, ripensamenti, rinnovo, resa, nuovi progetti, vita nuova, esautoramento?
 Le spiegazioni possono essere tante, tanti i motivi che spingono un commerciante, un ristoratore, giovane o vecchio che sia, a tornare sui suoi passi, a voler cambiare aria, a decidere di ripensare la propria esistenza, la giornata lavorativa, l'organizzazione della famiglia.
 Modificare l'assetto: una sconfitta o una prova di coraggio?

 Ho sempre pensato che le attività del paesello vadano aiutate, supportate: meglio spendere i propri soldi nei negozi e nelle imprese locali per garantire lavoro, e quindi dignità, a concittadini, alle persone che con audacia decidono di sfidare il mercato, che investono nel nostro territorio, valorizzandolo e quindi arricchendolo.

 Poi subentrano altri meccanismi: impegni familiari, problemi di salute, rivoluzione domestica, cambio di residenza e tenere in piedi un'attività diventa difficile; non solo quindi problemi economici, restringimento del fatturato, diminuzione di incassi o nuovi concorrenti; ma resta il presupposto che la diminuzione di servizi, la chiusura di esercizi commerciali non offre un buon panorama di vitalità cittadina, di ricchezza diffusa, di intraprendenza.

 Continuare a lavorare stringendo i denti, provare un salto nel nuovo, dare un taglio netto al passato, scegliere il cambiamento: ogni persona avrà i suoi buoni motivi ponderati, valutati a tavolino, scelti con cura, sono comunque decisioni sofferte.

 Ai consumatori comunque il compito - se non il dovere - di non voltare le spalle, aiutare nei limiti del possibile chi tiene vivo il paesello, chi offre servizi, chi produce ricchezza, chi permette di non spostarsi in altro luogo per piccoli e grandi acquisti, o ci ritroveremo in un posto destinato a dormitorio, in cui si rientra la sera dopo una lunga giornata di lavoro altrove.





venerdì 5 luglio 2019

LA VITA È SACRA


Risultati immagini per la vite e la morte snoopy


 Leggo con orrore commenti di gioia per la morte accidentale di un domatore di animali.
 Si augura la morte a chi nelle sue idee cerca di salvare la vita degli altri.
 Allo stadio di calcio è tutto un tripudio di cori di estinzione e distruzione della specie dei tifosi avversari.

 Non capisco, mi spiace, non capisco.

 Amo la vita, la mia e quella degli altri, per quanto difficile, di merda, ma comunque sacra e inviolabile: non staccherei mai la spina di qualsiasi macchinario che tenga in vita un essere umano, non mi sognerei mai di augurare la morte ad una persona dalle opinioni opposte alle mie, Beccaria docet dal Settecento, se non sbaglio.
 Stiamo viaggiando alla velocità della luce verso la disumanità nei confronti dei nostri fratelli; leoni da tastiera che spronano allo stupro, alla violenza e all'abbattimento di esseri pensanti, senzienti.

 Non capisco, mi spiace, non capisco.

 Ho perso mio padre, ho visto la morte da vicino, ho subito e pagato le conseguenze della perdita di una persona cara, importante, fondamentale.

 Ho perso il primo esserino all'ottava settimana di gestazione, un trauma.

 Non capisco, mi spiace, non capisco, come si possa gioire di una perdita irreversibile, definitiva, irreparabile.

mercoledì 3 luglio 2019

EMOZIONI DA GREST: VERDE MARMORE

 I miei pargoli frequentano i campi estivi presso il Convento di San Paolo della Croce, frazione di Sant'Eutizio, sotto la guida di padre Aldo, che ogni tanto organizza anche un'uscita aperta a tutti, come quella di oggi, Cascate delle Marmore.
 L'appuntamento è per le 8:30 al parcheggio, si parte in orario, tutti sono puntuali e pimpanti; alcuni bimbi partecipano con genitori e nonni, altri in autonomia, sotto lo sguardo attento degli animatori, belli loro, preghiera d'accompagnamento immancabile.
 Si arriva al parco antistante l'entrata delle Cascate, Belvedere Superiore: un grande giardino, ombra di alberi, comodi sassi per sedersi e consumare la colazione, servizi e bar per il primo caffè e poi si comincia la discesa.
 Alle 10:50 suona la sirena che annuncia l'apertura della diga: una meraviglia lenta e costante, comincia ad ingrossarsi l'acqua in uscita, i bimbi si appostano alla torretta d'avvistamento.
 Percorso non proprio agevole per gli adulti, ma i ragazzini vanno che è una meraviglia: osservano, scrutano, fotografano a bocca aperta e ridono degli schizzi, degli spruzzi, della "doccia" spassosa, perché con il biglietto, siamo stati forniti anche di un impermeabile bianco da indossare per attraversare un tunnel alla fine del quale si osserva la cascata da vicino vicino, siamo tanti piccoli fantasmi svolazzanti!
 Seguiamo tutto il percorso dall'alto in basso, fino all'uscita dove ci aspetta Carlo con il pullman per riportarci al punto di partenza per pranzare seduti ai tavoli di legno, all'ombra, affamati e soddisfatti; cosa manca? Un pallone! Padre Aldo, generoso, lo acquista, perché basta quello per tenere occupati quasi tutti i maschi divisi in due squadre avversarie, mentre le femminucce più calme chiacchierano comode, per gli altri anche uno spazio attrezzato con altalene e giochi.
 E quando tutti i viveri sono pressoché finiti, il parroco pensa anche al gelato per i piccoli, eh!
 Chi si tira indietro?
 E poi alle 15:00 si riparte destinazione casa: una splendida giornata!
 Grazie ai ragazzi che studiano da sacerdoti della parrocchia di S. Pietro/Sant'Agostino di Soriano e alle deliziose animatrici: Linda, Michela, Alice, Noemi, Chiara.

https://www.facebook.com/pg/Parrocchia-S-Pietro-Chiesa-di-S-Agostino-Soriano-nel-Cimino-100509993803792/posts/













lunedì 1 luglio 2019

ALLA SCOPERTA DI PROCENO

 Abbiamo raggiunto Proceno, su invito di Riccardo Sanna per l'inaugurazione della sua mostra nel Castello, di domenica pomeriggio: distante dal paesello, siamo sempre in provincia di Viterbo, ma a due chilometri dalla Toscana e si sente dal dialetto e dalla calata, che adoro.
 Troviamo tanti compaesani, il maestro Paternesi, ma sopratutto una splendida e disponibile padrona di casa, la signora Pucci: si assiste all'esibizione musicale di T. Ranocchia, si ascoltano le parole di Paternesi e del gallerista Giulio di Acquapendente.

 La mostra si snoda al piano terra di un palazzo storico, un gioiello di famiglia abbellito da stampe, manufatti d'epoca, documenti e trofei di un nobile passato; poi si passa ad ammirare il resto della casa di proprietà: una meravigliosa scoperta stanza dopo stanza, dettaglio dopo dettaglio, strumento musicale dopo strumento, poi le stampe e le matrici di rame, per arrivare al giardino esterno e alla casa torre, che visitiamo in fila su per le scalette fino al cielo.

 Un'esperienza inaspettata e, per questo, ancora più interessante; un angolo di provincia nascosto, poco conosciuto dalle parti nostre e poco pubblicizzato, che invece va visitato ed apprezzato. Squisiti i proprietari, che hanno aperto le porte della loro dimora storica, dei beni storici e artistici testimoni di un passato splendido; abbiamo apprezzato tutti la conoscenza della signora, la padronanza nello spiegare e l'orgoglio della storia degli avi da valorizzare.

 Grazie a Riccardo che ci ha offerto l'occasione di svelare un tale tesoro; non facile nella fruizione, perché ci si arrampica in alto su scale di legno non proprio comode, ma ne vale la pena.

https://www.facebook.com/profile.php?id=100007310028180

https://www.castellodiproceno.it/